Fonte: Badtaste.it

Della questione se ne parlava da tempo, ma ora emerge finalmente, grazie a un accordo che ha già fatto infuriare tanti esercenti. Infatti, come si legge dal documento:

SiaeIn data 17 gennaio 2011 la SIAE e l’AGIS – e le associazioni cinematografiche ad essa aderenti (ANEC, ANEM, ACEC e FICE) – hanno sottoscritto una convenzione che regola l’utilizzazione attraverso i siti dei locali cinematografici delle opere musicali tutelate dalla SIAE.

L’utilizzazione delle opere può realizzarsi soprattutto mediante la diffusione di trailers audiovisivi promozionali, ma anche mediante l’utilizzo di stacchi o musiche di sottofondo della home-page e simili.

Insomma, un esercente mette un trailer sul proprio sito e deve pagare una tassa, che varia da un minimo di 200 euro (per una monosala aderente all'Agis) a un massimo di 4.000 (per circuiti oltre i 15 multiplex).

Va detto che gli esercenti già arricchiscono la Siae, considerando che pagano di diritti musicali (DEM) il 2,1% sul biglietto netto, una quota per l'eventuale musica di sottofondo tra uno spettacolo e l'altro (o comunque all'interno del locale) ed una per i monitor presenti nell'atrio. E adesso, altri soldi da tirar fuori? Peraltro, un esercente con un'unica multisala tirerà fuori quasi 1.000 euro l'anno, mentre un circuito enorme come The Space o Uci al massimo 4.000 euro, che divisi per tutta la quota di mercato che ormai hanno acquisito diventano una cifra insulsa. Si pensa veramente che i siti di questi due colossi facciano solo quattro volte tanto il traffico su Internet di una multisala privata? Siamo seri. Certo, anche i più forti pagano qualcosa (e di sicuro una tassa nuova non è motivo di felicità per nessuno), ma la sproporzione è evidente. Qual è la logica dietro tutto questo? Peraltro, da quello che abbiamo saputo, basta mettere il trailer embeddato per non dover pagare. Per capirci, trailer da Youtube gratis, se invece te lo metti sui tuoi server (e paghi la banda) tassa alla Siae. Cornuto e mazziato, insomma…

A questo punto, una domanda sorge spontanea: ma i siti di cinema che fanno? I vari Mymovies, Movieplayer, Cineblog, Everyeye, Screenweek e, non ultimo, Badtaste, devono anch'essi pagare la Siae ogni volta che mettono un trailer (o magari puntare solo su trailer già embeddati)?

A logica, verrebbe da dire di sì. D'altronde, se vale per i siti delle sale cinematografiche, non si capisce perché lo stesso contenuto non dovrebbe comportare gli stessi obblighi per i siti di cinema tout court. Poco importa che i trailer siano una forma di pubblicità (gratuita) per quegli stessi artisti che la Siae pretende di difendere e che invece rischiano di veder limitata la diffusione delle loro opere. Tuttavia, le norme presenti sul sito della Siae per il web sono quanto mai ambigue:

Qualunque utilizzazione di un’opera cinematografica o assimilata su rete telematica deve essere autorizzata dal titolare del diritto, che in genere è il produttore o chi ha acquisito da lui i diritti in base ad un contratto.

La stessa regolamentazione vale anche per le opere su supporti off-line (videocassette, DVD, CD-ROM, ecc.) e per l’utilizzo di frammenti in opere multimediali (CD-I).

In tutti questi casi, oltre ad avere l’autorizzazione del produttore cinematografico o audiovisivo, l’utilizzatore deve anche corrispondere l’equo compenso a favore degli autori di opere cinematografiche ed assimilate (regista, soggettista e sceneggiatore), da negoziare con la SIAE (artt. 46bis e 18bis della L.d.A. n. 633/1941 e successive modificazioni).

Per i portali e i siti che offrono opere cinematografiche o audiovisive, quali film, cartoni animati, fiction, documentari, ecc., unitamente alla licenza per l’uso della colonna sonora, la SIAE prevede tariffe per le distinte forme di utilizzazione via Internet, pubblicate insieme alle modalità per il pagamento nel contratto destinato ai Multimedia Service Provider (MSP).

Si parla di opere cinematografiche, film, fiction, ecc., ma mai di trailer. Quindi? Difficile capirlo. Di sicuro, oggi abbiamo scoperto un'ulteriore esasperazione del diritto d'autore, che ormai più che difendere gli artisti sembra servire per rendere la vita difficile a chi lavora, arricchendo organizzazioni che non sembrano molto al passo con i tempi…

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