Il Cavaliere Oscuro (2008) di Christopher Nolan: venerdì 24 luglio, ore 21.30, proiezione gratuita alla Arena Casa del Cinema, Roma (Villa Borghese)

Esistono 4 Joker fondamentali nella storia della rappresentazione al cinema e in televisione di Batman. Diventano 5 se vogliamo includere quello che vedremo in Suicide Squad interpretato da Jared Leto (ne parliamo alla fine ma in tono molto più leggero rispetto agli altri, giusto per il piacere di evincere qualche pregiudizio dalle prime immagini).

Ognuno dei 4 Joker fondamentali ha segnato un tipo di approccio diverso al genere dei fumetti, perchè Joker è un personaggio in costante equilibrio tra iperbole fumettosa e possibile serietà, tra macchietta e terrore. Cosa abbiano scelto di far prevalere i singoli autori o attori di volta in volta è il segno di come in quell’epoca erano visti i fumetti e gli adattamenti di fumetti. Ancora di più il tasso di serietà con il quale vengono pensati, girati e interpretati i vari Joker è la cifra più evidente di come cinema e la televisione intorno a queste produzioni siano cambiate o stiano cambiando.

Il Joker clown – Cesar Romero (1966-1968)

È stato il primo grande Joker per un film e diversi episodi della serie tv kitsch anni ‘60. Ovviamente in una serie dal tono esagerato e paradossale un personaggio come il Joker non poteva che essere il più ridicolo possibile, clownesco oltre ogni dire. Erano gli anni dei fumetti per bambini, prima che anche il mezzo cartaceo cominciasse ad emanciparsi, dunque la televisione non poteva che enfatizzarne la componente edulcorata.

Romero era attore navigatissimo (chi ha buona memoria ricorderà anche che in quella serie il Pinguino era Burgess Meredith ovvero Mickey, l’allenatore di Rocky sfortunatamente deceduto nella folla poco prima dell’incontro con Clubber Lang), il suo Joker era vestito effettivamente come un clown ed effettivamente come un clown tempestava i suoi interventi con battute cretine e fiori da cui usciva dell’acqua. Non c’era paura, terrore e crudezza (che invece il Pinguino aveva), solo leggerezza e quell’idea di follia tranquillizzante.

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Il Joker Dandy – Jack Nicholson (1989)

Tim Burton è il primo a cercare di cambiare le carte in tavola, il suo Joker, grazie anche a Nicholson, è in equilibrio perfetto tra terrore e follia. Mentre Cesar Romero non calcava la mano sulla malattia mentale, sembrava solo interpretare un personaggio fasullo, Nicholson cerca di rendere la follia del personaggio. In più le caratteristiche del suo Joker sono un’estrema vanità, abbigliamento ogni volta diverso e molto curato, cappelli, giacche, pennacchi, la sua versione dell’avversario principale di Batman ha una smodata voglia di protagonismo. È il figlio malvagio dell’edonismo anni ‘80, la maniera in cui Burton vede il decennio che si sta chiudendo, la sua ossessione televisiva per l’autoesaltazione e il culto del corpo. Siamo molto in linea con un’idea di cinema che per la prima volta si impone di essere serio e coerente, di raccontare il proprio mondo attraverso una storia paradossale.

Benchè il Batman di Tim Burton ancora non arrivi alle punte noir e poliziesche dei successivi, lo stesso tramite la maniera in cui Joker elabora piani, gestisce i suoi uomini e sviluppa una personalità autonoma, comincia ad annunciare il fatto che forse il villain possa avere una psicologia autonoma e non caratterizzarsi solo nella maniera in cui si oppone all’eroe. Ancora non è protagonista ma la strada è quella.

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Il Joker criminale – Mark Hamill (1992-2015)

È uno dei più longevi in assoluto il Joker doppiato da Mark Hamill (si, lui: Luke Skywalker). Parte all’inizio degli anni ‘90, sulla scia del successo del cavaliere oscuro di Tim Burton, e arriva fino ad oggi tra televisione e videogiochi. Curiosamente la serie animata di Bruce Timm ed Eric Radomski però non si appoggia eccessivamente all’esempio cinematografico, cerca più di enfatizzare la componente noir. È in assoluto una delle versioni audiovisive migliori del cavaliere oscuro, una delle più dure benchè destinata ad un pubblico infantile.

Il Joker di questa serie gioca in controtendenza, tra tutti i personaggi è il meno macchiettoso, il più terrificante. 30 anni dopo Cesar Romero la televisione per ragazzi non tratta più i ragazzi come dei bambini a cui somministrare contenuti edulcorati. Il Batman di Timm e Radomski non può dire nulla ma suggerisce tutto e il Joker di Hamill è il meno clownesco di tutti gli avversari, il più serio e spietato. Non avesse il trucco da pagliaccio sembrerebbe un criminale come altri.

Prima ancora dell’idea nolaniana di mostrare effettivamente come il Joker sia il prodotto dell’esistenza di Batman questa serie di cartoni inizia a suggerire tra le righe che quel trucco e quell’essere personaggio ha la stessa funzione spaventosa della maschera di Batman.

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Il Joker terrorista – Heath Ledger (2008)

Ha un’ideale, una filosofia alle sue spalle e ha in testa non di prendere il potere ma di distruggere un sistema. Il Joker di Nolan è a tutti gli effetti un terrorista. L’idea visiva fantastica è per la prima volta di renderlo un barbone, un personaggio che non si cura, con i capelli sporchi e il trucco messo male. L’impatto è fortissimo, non siamo di fronte ad un genio del male o ad una figura paradossale ma ad un malato, brutto a vedersi, che non ha la paresi di Nicholson ma si è formato nel dolore, con la bocca tagliata. Sangue e trucco.

È facilissimo notare come, se Jack Nicholson rifletteva la follia e il delirio dell’edonismo anni ‘80, Heath Ledger riflette la paura del terrorismo dei nostri anni.
Al pari di quello di Nicholson questo è un Joker che ha un legame strettissimo con la città, la vive, la sente, la minaccia, la distrugge e se la gode, sembra non poter esistere al di fuori del proprio centro; di nuovo invece (sempre per il cinema s’intende) ha un’anarchismo tutto suo, non un desiderio di folle supremazia o di distruzione di Batman ma uno molto più concreto di trionfo della propria idea di mondo. A differenza del passato è lui il vero protagonista del film, sono le sue azioni e le sue idee che dettano il tempo e la linea della storia, è intorno a lui che si svolge tutto e anche quando Batman è in scena si parla di lui. Più grande e interessante di Batman il Joker di Ledger conquista definitivamente il proscenio.

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Il Joker ragazzino – Jared Leto (2016)

Da quel che è stato possibile vedere quello interpretato da Leto sarà per la prima volta un Joker che pare emergere dalla società. Il suo trucco, i tatuaggi, la capigliatura ma anche i denti sono versioni estreme di pratiche comuni, dal piercing al doppio taglio di capelli fino appunto ai tatuaggi. È come se avesse preso tutto ciò che va di moda e l’avesse spinto al massimo, fino a creare qualcosa di esagerato e quindi matto. Ma non un matto che non si capisce da dove possa venire, un elemento spurio rispetto al resto del mondo, quanto un matto che fornisce l’impressione di essere figlio del proprio tempo e dei gruppi sociali più in voga.
L’apparenza del nuovo Joker sembra chiedere integrazione e non vantare la propria alterità come faceva quello di Ledger.

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