Ci sarebbe da gioire per quel che dice il box office del 2015: un aumento degli incassi, verso un totale di 637 milioni di euro, a fronte di solo un piccolo aumento del costo medio del biglietto (comunque in calo dal 2010 ad oggi) che è arrivato a 6,17€. Invece l’aria è triste alla conferenza di presentazione dei risultati cinematografici del 2015, perché alla festa non partecipa il cinema italiano.

Se infatti il box office totale è in aumento del 10% rispetto ai 575 milioni del 2014 non è merito delle produzioni e coproduzioni italiane, i cui profitti quest’anno sono calati del 16%, da 157 milioni a 132. Di conseguenza anche la quota di mercato nostrana (cioè la percentuale di incidenza degli incassi dei titoli a produzione o coproduzione italiana sul totale stagionale) è passata dal 26% al 20%. È stato l’anno di Inside out (film più visto in assoluto con 23 milioni di euro) e di Minions (secondo classificato), di 50 sfumature di grigio e American Sniper, Star Wars e Fast & Furious 7. La Universal Pictures da sola ha realizzato il 20% del box office totale, grazie ai numeri incredibili di 50 sfumature, Jurassic World, Minions, Fast & Furious 7 e Hunger Games, seguita da lontano dalla Warner con il 15%. La prima distribuzione italiana è quarta ed è la 01 (cioè RAI) con il 10% del totale, ben di più dell’altro colosso nostrano cioè Medusa con il 6%.

Il primo film italiano nella top100 sta in ottava posizione ed è Si accettano miracoli di Siani (con 16 milioni di euro incassati), seguito dalle magre performance dei titoli natalizi Vacanze ai Caraibi e Natale con il boss (entrambi a circa 6,5 milioni) e poi da Youth di Sorrentino con l’aiuto di diversi attori americani e Il professor Cenerentolo in 25esima posizione.

Avevamo il 30% della quota di mercato e abbiamo perso un terzo degli spettatori in 2 anni. Produciamo sempre più titoli

La buona notizia però è che nonostante il 2015 sia stato un anno importante per la quantità di nuove offerte nel campo dell’intrattenimento domestico e per il consolidarsi questo come abitudine, lo stesso il cinema ha incassato più delle precedenti annate. Si deve tornare al 2011 per trovare un anno più redditizio. Insomma il cinema non è in crisi, anche quest’anno, semmai quello italiano sta perdendo contatto con il pubblico.

Il 2016 sarà sicuramente diverso grazie ai risultati clamorosi di Quo vado? ma non deve fare testo, perché un singolo non può reggere una cinematografia “e il trend dei nostri film è negativo dal 2013 ad oggi” spiega Riccardo Tozzi, presidente Anica nonchè numero uno di Cattleya “Avevamo il 30% della quota di mercato e abbiamo perso un terzo degli spettatori in 2 anni. Produciamo sempre più titoli, quest’anno siamo arrivati a 187, più dei francesi, più di chiunque in Europa, e sempre con gli stessi soldi. Il totale dei soldi spesi nelle produzioni è fermo a 300 milioni, il che significa che facciamo più film con meno soldi”.

Il budget medio per un film italiano è infatti passato dai 2 milioni del 2013 a 1,2 milioni di quest’anno. Normale che i nostri film allora siano meno visti, sempre secondo Tozzi:Il cinema è un mercato strano, uno in cui tutti i prodotti hanno lo stesso costo. Il prezzo del biglietto è lo stesso per i film piccoli e per blockbuster milionari, dunque a parità di costo la gente tende a scegliere i prodotti con un valore aggiunto maggiore” e questo valore aggiunto secondo Tozzi è l’evento, il fatto che si tratti di qualcosa di unico. Esattamente ciò che manca al cinema italiano, o meglio ad un certo cinema italiano.

Dei molti intervenuti alla conferenza infatti nessuno vuole smettere di produrre o distribuire opere indipendenti, semmai quel che viene individuato come un problema è il tipo di pubblico scelto: “Non abbiamo dati su questo ma sembra evidente a tutti che stiamo perdendo il pubblico giovane, il quale sempre di più si disamora del cinema italiano a favore di quello americano” spiega Francesca Cima di Indigo, la società che ha realizzato Il ragazzo invisibile e che ora sta facendo il sequel nonostante gli incassi non stellari del primo, un’operazione “testarda” secondo molti suoi colleghi, primis Tozzi che con Cattleya ha dimostrato di saper creare produzioni che piacciano anche ad un pubblico giovane ma solo in tv con Romanzo criminale e Gomorra: “È vero che in tv stiamo intercettando meglio quel pubblico, quando facciamo film dello stesso genere con gli stessi autori ma per il cinema [il riferimento è a Suburra ndr] non vanno però così bene. Credo che sia proprio la televisione a essere un mezzo più moderno”.

Infine abbiamo approfittato della conferenza stampa per affrontare anche un punto che è emerso in queste prime settimane del 2016, cioè l’aumento del costo del biglietto in moltissimi cinema per Quo Vado?.

Ci ha risposto Cuciniello presidente dell’associazione esercenti spiegando che “le associazioni per motivi di antitrust non parlano né danno indicazioni sul costo biglietti. Ogni esercente decide per sè”. Quindi non c’è stata una strategia, “solo la normale dinamica della domanda e dell’offerta. Se qualcuno ha davvero aumentato il biglietto per il film di Zalone io penso abbia fatto bene, specie considerato che in generale il costo medio del biglietto è in calo, lo stiamo abbassando da ormai 5 anni a questa parte”.