Qualche mese fa, in occasione della View Conference di Torino, abbiamo avuto il piacere di intervistare Dadi Einarsson, Visual Effects Supervisor di Everest.

In occasione dell’uscita in Home-Video del film vi proponiamo la nostra intervista esclusiva.

D: Sei stato Visual Effects Supervisor di Everest. Gran parte del lavoro che hai dovuto svolgere, immagino, è stato realizzare le tante e forti alterazioni climatiche che il film mostra. Come hai affrontato questa sfida?

R: La sfida è stata affrontata usando molti effetti pratici e attrezzature come lo Snow Blower e le Micro Light, soprattutto per la neve. Sono state fatte molte prove che sono servite a rendere il nostro lavoro e soprattutto l’effetto il migliore possibile. Sia il vento che la neve, oltre a vedersi molto e con intensità diverse durante il lungometraggio, interagiva direttamente con il volto dei protagonisti, spesso in primi piani. Non potevamo sbagliare nulla. Avremmo rischiato di rendere il film poco realistico. Dovevamo essere dei maghi.

D: Ti è toccato realizzare anche alcune ambientazioni e stiamo chiaramente parlando di montagne e blocchi di ghiaccio. Non deve essere stato affatto facile. Come sei riuscito nell’impresa?

R: Ho dovuto usare moltissimi tecniche. Non era stato messo in programma il fatto di dover ricreare tutte quelle montagne. E ovviamente dovevano essere perfette sotto ogni punto di vista considerando l’importanza che hanno all’interno del film e il fatto che sono protagoniste quando gli attori in carni e ossa. L’uso della fotografia e delle luci ci ha aiutato molto, per fortuna. Grazie alla Photogrammetry, poi, abbiamo realizzato un modello in 3D della montagna basandoci su una serie di foto trovare sul web e solo alcuni scatti da noi realizzati visto che per motivi climatici, essendoci recati sull’Everest d’estate, quando le basi sono chiuse, ci è stato impossibile salire prima delle riprese del film. E lì la sfida era usare le giuste proporzioni. Usando come modello le Dolomiti siamo riusciti nell’impresa.

D: Cambiamo film. Hai lavorato per ben 6 mesi con Alfonso Cuaròn, su Gravity. Puoi descriverci com’è stato lavorare a questa esperienza da Oscar?

R: Per Gravity sono stato sia supervisore che animatore degli effetti speciali. E soprattutto questo secondo ruolo è stato basilare per tutto il film. Abbiamo usato molti robot per girarlo. La definirei un’esperienza fantastica. Considero un privilegio lavorare con Alfonso ed è stato un regista favoloso dietro la macchina da presa. Ho imparato moltissimo guardandolo all’opera. E ho appreso nuove tecniche, muovendo sia la camera che gli stessi set.

D: Sei riuscito a creare, dal nulla e molto giovane, uno studio tutto tuo. Come ti senti e che filosofia c’è dietro la RVX?

R: Lavoravo da un paio d’anni per la Framestore, una compagnia di Londra, quando nel 2008 mi hanno permesso di aprire una sede satellite in Islanda. E lavorare nel mio paese era il mio scopo. Grazie a questo spostamento ho continuato a lavorare con loro per molti anni. Però volevo sempre più esplorare, conoscere e creare. E non tutti hanno il mio stesso punto di vista. Così nel 2012 decisi di acquistare questa succursale per rendermi indipendente e cambiai nome in RVX. Ma è molto difficile lavorare ad Hollywood se vieni dal nulle e per questo è stato fondamentale il mio socio Baltasar Kormákur, regista di Everest. Oggi siamo in grado di fare e realizzare qualsiasi cosa. E non ci fermiamo mai davanti a nulla, siamo sempre propensi a nuovi progetti. Basta scegliere quelli giusti e non aver paura delle difficoltà.

D: Avresti mai pensato di poter vincere un Academy Awards lavorando a La Bussola D’Oro?

R: La Bussola d’Oro è stato un grande progetto. Ci siamo sentiti molto realizzati quando l’abbiamo vinto. Fu il primo premio simile della Framestore. La vittoria, ovviamente, è stata di squadra e non singola. Fu fantastico.

D: Per ben due volte hai lavorato per la saga di Harry Potter: in La Camera dei Segreti e in I Doni della Morte – Parte Due. Ti va di descriverci le due esperienze?

R: Purtroppo non lavorai direttamente al secondo Harry Potter perchè non ero a Londra ma in Islanda. Lì ci fu un lavoro più pratico. Abbiamo dovuto girare molte mini-sequenze e soprattutto abbiamo realizzato il Basilisco e la Fenice. Fu molto divertente. Molto è stato realizzato in CGI, come la stessa Camera dei Segreti. Nel capitolo conclusivo, invece, il lavoro è stato meno pratico facendo il supervisore.