La proiezione di Bianco di Babbudoiu è finita e ci incontriamo con il trio Pino e gli anticorpi assieme al regista Igor Biddau e ai comprimari Dario Cassini e Marco Bazzoni. È un incontro ristretto nel quale si respira un po’ di imbarazzo da esordio al cinema. La proiezione del film che porta in sala il trio diventato noto grazie alle partecipazioni a Colorado Cafè, ma poi cementatosi in tournèe teatrali e recentemente passato a Sanremo, ha mostrato la storia di tre imprenditori vinicoli di Ichis (immaginario paesino vicino Sassari) che devono trovare 334.000€ per non finire in bancarotta o vedersi sequestrare la tenuta di famiglia.

Per questo film avete arruolato i più grandi comici sardi, anche i meno noti al pubblico nazionale come Benito Urgu o il gruppo comico Lapola. Credete che questo tipo di comicità sia comprensibile al resto della nazione?

ROBERTO FARA: Il punto è che esiste meno una tradizione nazionale di comicità sarda, rispetto alle altre regioni, alla fine però la nostra è più che altro comicità italiana con un po’ di accento.
MICHELE MANCA: Considera poi che quella pugliese potrebbe avere gli stessi problemi. Certo non abbiamo dei riferimenti noti ma io credo che alla fine la comicità sia sempre la comicità.
STEFANO MANCA: Alla fine è lo stesso percorso che abbiamo fatto in tv, usiamo le dinamiche comiche che da noi vanno di più ma sono comprensibili per tutti.

Pensate quindi che nel film emerga uno specifico comico sardo?

SM: È un po’ un essere a proprio agio con la propria stupidità
MM: Io invece credo che qui emerga più il tratto clownesco, cioè sfruttiamo la comicità di noi stessi e la stupidità di quei personaggi.

Volevate un film comico di comici?

SM: Abbiamo puntato su un film corale più che altro
MM: Visto che l’80% del cast viene dal cabaret non volevamo sconfinare nella macchietta, per questo abbiamo reso i personaggi più aderenti a noi stessi. Gli abbiamo tolto il cabaret

Dai tempi degli sketch televisivi a quelli del cinema come vi siete trovati?

MM: Talmente bene che abbiamo dovuto rinunciare a mezz’ora di film che avevamo giá girato.

Come mai avete voluto fare un film?

SM: Per curiosità.
MM: Oggi il comico si può fare ovunque, in teatro come al cinema, non bisogna più per forza scegliere. In più è da quando eravamo giovani che volevamo fare un film. Per la trama abbiamo pensato prima ad un soggetto e all’ambiente del vino, il resto è venuto da sè.
SM: La trovo anche una storia attuale perché quest’idea di imprenditori che contano su fondi europei che poi non vengono erogati e si trovano indebitati perché intanto se li sono fatti anticipare da una banca e li hanno spesi, è una tipica storia da crisi. Poteva anche essere un dramma, la differenza sta nell’angolazione da cui la vedi, comica invece che tragica. Alla fine i protagonisti stanno perdendo il business di famiglia ma fa ridere quanto se la siano cercata.

Non avendo esperienza di cinema come vi siete trovati nella lavorazione?

MM: Abbiamo mantenuto il nostro modo di recitare le battute, non le facciamo mai due volte uguali, come dal vivo.
DARIO CASSINI: Bisogna dire che nonostante il dubbio gusto questi individui sono dei professionisti. Abbiamo provato fino allo sfinimento per arrivare ad un’asciuttezza finale che è sia originale che inusuale per come si fa il cinema comico oggi. Abbiamo rinunciato a strafare per poter inscatolare una dinamica comica che sia diversa per molti motivi da quella teatrale. Poi loro tre anche in uno sketch di 4 minuti possiedono un gran rigore e non hanno faticato a portarlo sul set.

Accompagnerete il film in giro con eventi mirati?

MM: No no accompagneremo proprio la gente personalmente uno ad uno in sala
SM: Faremo diversi giri nelle sale della Sardegna e poi anche fuori. Sono curioso di capire se questa comicità che ci siamo immaginati faccia ridere anche al cinema.

A che incasso mirate?

DC: Dobbiamo fare 60€ meno di Zalone e 60€ più di Star Trek per rimanere dei ragazzi semplici.