Nato dalla fantasia della scrittrice Eve Titus e ispirato allo Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle, nel 1986 usciva al cinema il 26esimo Classico di Animazione Disney, Basil l’Investigatopo. Tra i quattro registi che lo diressero, appare il magico duetto formato John Musker e Ron Clements, grandi protagonisti del successivo Rinascimento Disney degli anni ’90. Oggi, dopo tre decenni nei quali Sherlock Holmes è apparso in tante forme sia al cinema che in televisione, come mai la funambolica avventura del geniale roditore londinese è ancora carica di grande fascino?

Due mondi indipendenti e sovrani

Quando e dove sono ambientate le avventure di Basil? In teoria, nella Londra del 1897. Tuttavia, spazio e tempo si fanno molto più interessanti di una data e di un luogo.

Tutto, nell’uggioso e crepuscolare mondo dell’investigatopo, ha luogo nella dimensione più piccola di un mondo più vasto. Ogni luogo è una versione ridotta e speculare del livello più ampio che lo ospita: non è un caso che Basil abiti proprio nei sotterranei dell’appartamento di Sherlock Holmes o che la Regina dei Topi abbia la sua reggia proprio in un sotterraneo di Buckingham Palace. Non è un mondo “oltre”, ma è “sotto”. Non è la dimensione parallela di Queste Oscure Materie, ma è un ambiente interno e contemporaneo a quello umano, che vive e prospera negli anfratti e nelle intercapedini della vecchia Londra. Basil fa estrema attenzione a non essere scoperto dagli umani, specialmente quando emerge da una fessura nel muro per fare irruzione nello studio di Holmes. E a differenza dei topolini di Cenerentola, che popolavano la vecchia magione badando alla scomoda presenza di Lucifero, Basil ha in casa un alleato d’eccezione: il fido cane Ugo (Toby in originale). Chi meglio del segugio di fiducia di Holmes può dare una svolta alle indagini del geniale detective?

Il poliedrico topo dalla mente brillante (il cui nome si deve a Basil Rathbone, uno dei più celebri interpreti di Sherlock Holmes) popola un mondo che non solo riproduce il nostro, ma vi prospera in maniera indipendente. E’ un piccolo grande salto narrativo per la Disney, che ha spesso usato gli animali come alternativa agli umani (Robin Hood), come loro piccoli amici (Cenerentola) o come gli abitanti di un mondo nel quale gli uomini sono un problema o una minaccia (Bambi, Red & Toby nemiciamici). Una prospettiva interessante era quella del mondo di Bianca e Bernie, che cavalcava le imperfezioni e le sbavature del nostro universo umano. In Bianca e Bernie nella Terra dei Canguri, quando i clienti umani di un ristorante lasciavano cadere una piccola porzione da un piatto di piselli, immediatamente un piccolo animale ne approfittava per avere pronto l’ingrediente per una deliziosa zuppa, da servire in un ristorante allestito sul lampadario. Era lì che cenavano i topi della buona borghesia Newyorkese: un posto dove il povero Bernie si sentiva a disagio, proprio nella sera in cui voleva chiedere la mano della dolce Bianca. In entrambe le avventure di Bianca e Bernie, il mondo dei topi e quello umano non solo si incontravano, ma il primo era costantemente chiamato a rimediare alle storture del secondo. La società di mutuo soccorso dei topi, chiaramente ricalcata sull’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (con i rappresentanti dei vari stati e un Segretario Generale), non riceveva richieste di aiuto da parte di altri topi, ma da umani in difficoltà (prima la piccola Penny e poi il giovane Cody).

I topi di Basil, invece, non sfruttano le risorse del mondo umano, ma costruiscono e sviluppano le loro in maniera autonoma e autosufficiente. Prova ne è che è proprio il giocattolaio Hiram Flaversham a essere rapito affinché costruisca qualcosa che solo un grande artigiano può assemblare. E i topi di questo universo non sono mai chiamati a correggere le storture del problematico mondo degli uomini: a differenza dei richiedenti aiuto di Bianca e Bernie, i clienti di Basil sono sempre altri topi. I roditori se ne infischiano dell’ambiente umano e combattono le loro battaglie personali in solitaria. E naturalmente, Basil è un pioniere del metodo scientifico applicato alle indagini. Un po’ come farà molti anni più tardi l’Ichabod Crane di Tim Burton ne Il Mistero di Sleepy Hollow, che esclamava polemicamente “Perdonatemi, ma come mai sono l’unico che si accorge che per risolvere i crimini, per arrivare al colpevole, dobbiamo usare il cervello per riconoscere indizi essenziali, ricorrendo alle più aggiornate tecniche scientifiche?”. E se Basil è un paladino delle scienze, Rattigan gli si contrappone con un piano che fa ampio uso di una tecnologia ingegnosa, volta ad ingannare il popolo britannico. Ma nello scontro tra scienza e tecnica prevarrà inevitabilmente chi è votato a ristabilire la verità.

Non è una parodia di Sherlock Holmes

Non è la prima volta che l’animazione mette mano al mondo di Holmes. Nel 1984 è già andato in onda in Giappone l’anime Il Fiuto di Sherlock Holmes, distribuito in Gran Bretagna come Sherlock Hound. La serie segna una curiosa collaborazione tra la Rai e Hayao Miyazaki, anche regista delle prime sei puntate, e vede come protagonisti proprio degli animali antropomorfi, tra i quali Holmes è proprio un segugio dall’infallibile fiuto.

Il Fiuto di Sherlock Holmes 1984

L’approccio disneyano è narrativamente differente. Nonostante sia il protagonista assoluto della vicenda, Basil vive proprio nel mondo di Holmes, e non in un universo che ne riproduce o ne reinterpreta le fattezze. Le avventure dei due non si incrociano, ma si omaggiano a vicenda. Nella breve sequenza in cui sentiamo il dialogo tra Holmes e Watson, notiamo che il rapporto che li lega è del tutto analogo a quello tra Basil e Topson: il primo ha sempre un’idea strampalata, il secondo ha costantemente i propri dubbi d’ordinanza.
Al momento della sua uscita, ci fu chi vide in Basil una parodia di Holmes. Ma non c’è nulla di parodistico né nelle intenzioni né nella resa del personaggio. L’operazione Basil è a metà tra l’adattamento e la sottile dicitura del “liberamente tratto da”. Mentre un Classico come Il Re Leone riprende la struttura narrativa dell’Amleto di Shakespeare (fratricidio, esilio, ritorno, vendetta), Basil attinge all’immaginario visuale del mondo di Holmes per poi sviluppare una vicenda tutta sua. Sono invece i celebri protagonisti dei romanzi di Sir Arthur Conan Doyle a essere un’evidentissima fonte di ispirazione. Oltre a riprendere i personaggi creati da Eve Titus, a livello visuale non c’è dubbio che Basil sia ricalcato su Holmes, che Topson sia la proiezione di Watson e che Rattigan si ispiri al perfido Professor Moriarty. Non a caso, il malvagio villain è apostrofato, proprio come l’antagonista di Holmes, sia come “Professore” che come “Napoleone del crimine”.

Rattigan Basil l'Investigatopo

Mettendo i due mondi l’uno dentro l’altro, la Disney fa in modo che Basil l’Investigatopo non sia né una parodia né una libera interpretazione di Sherlock Holmes. Per esserne una parodia, dovrebbe infatti tenere il proprio universo autonomo da quello preso eventualmente di mira. Per esserne una libera interpretazione, dovrebbe riproporne i personaggi in una veste nuova. Invece, l’universo di Basil è un’estensione di un ambiente che è già stato costruito (quello di Holmes). J.J. Abrams, oggi, definirebbe il mondo di Basil “un consanguineo” di quello di Holmes: un’avventura parallela a una cosmogonia preesistente, dalla quale pescare gli elementi migliori per centrifugarli a dovere in una storia nuova. Le piccole dimensioni dei personaggi, inoltre, rendono l’universo dei topi incredibilmente più vasto: se le indagini si svolgono comunque nel mondo umano, dal punto di vista dei piccoli roditori tutto è incredibilmente più grande, più spazioso e indubbiamente più spaventoso. E’ un’occasione ghiottissima per l’animazione, pronta a giocare con le dimensioni di ambienti e di oggetti, come nelle due sequenze più riuscite del film. La prima è la caccia nel negozio di giocattoli, nella quale ogni balocco è un possibile nascondiglio dello sgherro a cui Basil sta dando la caccia. La seconda è la meravigliosa sfida tra Basil e Rattigan tra gli ingranaggi del gigantesco Big Ben. E proprio in questo caso che la Disney fa uno dei primi e più sapienti usi della CGI in un film di animazione, mescolandola con il tratto tradizionale e creando un suggestivo effetto straniamento.

Basil Big Ben
Come creare attesa e aspettative su un personaggio che non appare immediatamente? La risposta è in un semplice e efficace mix di potere evocativo e uso saggio di scrittura e animazione. “Buonasera signora, è qui che abita Basil di Baker Street?” chiede il buon Topson alla porta dello studio del detective, “Ho paura di sì!” risponde la signora Placidia. Con quattro parole è già evidente che l’inquilino sarà parecchio stravagante. E mentre la piccola Olivia osserva ipnotizzata le mirabolanti attrezzature dello studio, tra gli alambicchi si può notare l’iconica pipa di Sherlock Holmes. E’ proprio quando la piccola la vede che il nostro eroe, come evocato, fa il suo teatrale ingresso in grande stile, con tanto di lampo e fulmine dietro di sé.

Basil di Baker Street mia cara

Rattigan, il suo acerrimo nemico, viene presentato nello stesso identico modo: non appena Basil lo nomina, un lampo e un fulmine ne illuminano un ritratto appeso al muro (che improvvisamente mostra un maligno sorriso tra i denti, mentre un attimo prima mostrava un semplice ghigno). E’ l’ulteriore riprova che Basil e la sua nemesi sono assolutamente antitetici e speculari, avendo in comune una mente brillante e un intuito pianificatore e calcolatore con il quale si sfidano a colpi di genio. L’aspetto più interessante di Basil è che è un personaggio eccezionalmente equilibrato. Più che bipolare o lunatico, è costantemente preso e concentrato sul proprio lavoro: va da sé che l’andamento delle sue indagini ha un’influenza enorme e diretta sul suo umore e sulla propria visione della vita in generale. Disney alterna in maniera scientifica momenti nei quali il personaggio è sopra le righe a attimi di pura depressione e sconforto. Bel colpo umanizzare la ragione di un individuo votato alla razionalità nelle fattezze di un topo.  In alcuni romanzi di Sir Arthur Conan Doyle, nei momenti di depressione Sherlock Holmes faceva spesso un uso indiscriminato di morfina. Nel Classico Disney, il personaggio non può certo drogarsi (come invece fa lo Sherlock Holmes della serie tv Elementary, che esce proprio da una clinica dove è andato a disintossicarsi) e l’animazione non poteva ancora permettersi libertà come quella di citare una serie in cui due antieroi sintetizzano metanfetamine in laboratorio (il richiamo a Breaking Bad in Zootropolis). Ecco dunque che il buon Basil nei momenti difficili si affida al suo fedele violino, compagno di tante malinconiche serate passate dopo un esperimento andato a vuoto o dopo un’indagine ferma a un punto morto.

Basil depresso
Il reboot di un film mai esistito

Nel 1985, proprio l’anno prima dell’uscita al cinema del Classico Disney, era arrivato nelle sale Piramide di Paura (Young Sherlock Holmes), con protagonista Nicholas Rowe. Prodotto da Steven Spielberg e diretto da Barry Levinson, proponeva le avventure del giovane detective con un’operazione a tratti simile allo Star Trek di Abrams di molti anni dopo: gli eroi sono ancora giovani, affrontano la loro prima avventura insieme e, per quanto dotati di menti brillanti, sperimentano l’inesperienza e il senso di meraviglia nei confronti del mondo. Una scelta del tutto inversa rispetto all’ultimo Holmes con Ian McKellen, nel quale il protagonista è invece molto anziano e sceglie di tornare sul proprio unico caso irrisolto. Proprio come le avventure del giovane Kirk di Abrams mostravano il fatidico incontro tra gli eroi di tante avventure future, Basil l’Investigatopo proponeva, in chiave differente, la propria personalissima versione del celebre incontro tra il geniale detective e il suo amico più stretto. La loro vicenda era autoconclusiva, ma lasciava un finale potenzialmente aperto a nuove avventure: “Mi permetta di presentarle il mio collega, il dottor Topson, con il quale collaboro in tutti i miei casi” esclamava Basil sul finale di fronte a una nuova cliente. E una stretta di mano sanciva il sodalizio vincente tra i due nuovi inseparabili eroi. Dopo un brillante caso risolto insieme, era anche l’inizio di una bella amicizia.

Basil e Topson

Visto oggi, Basil sembra quasi il reboot di un film mai esistito: nel finale sentiamo la voce narrante di Topson che spiega al pubblico che è proprio così che conobbe il celebre investigatopo. Anche Piramide di Paura, visto oggi, potrebbe far pensare al riavvio di nuove avventure di Sherlock Holmes. Eppure sono tempi nei quali il concetto di reboot è ancora molto lontano dalle intenzioni di sceneggiatori e produttori. Nell’incipit del film di Barry Levinson, il giovane Watson ammette fuori campo: “Niente poteva prepararmi alla straordinaria avventura che stavo per vivere!”, mentre nell’incipit di Basil l’Investigatopo il buon Topson narra: “Ancora non lo sapevo, ma la mia vita sarebbe cambiata per sempre!”. Nel film Disney la vicenda è raccontata da Topson proprio perché Doyle, laureato in medicina, vedeva in Watson una sorta di proprio alter ego. Un trentennio più tardi, dopo essere stato portato al cinema innumerevoli volte (da Senza Indizio con Ben Kingsley e Michael Caine fino agli Holmes di Guy Ritchie con Robert Downey Jr. e Jude Law), il leggendario detective vive oggi un nuovo rinascimento grazie alla fortunatissima serie con Benedict Cumberbatch e Martin Freeman. In televisione, la sfida odierna di Holmes è quella di rendere avvincente il concetto stesso di investigazione in un mondo in cui l’informazione è sempre più accessibile e immediata. Tuttavia, anche a distanza di molti anni, il pubblico ama ancora Basil l’Investigatopo. E non solo per un semplice effetto nostalgia, ma perché ha ancora la capacità di proporre un personaggio tanto cerebrale e cauto quanto imprevedibile e scavezzacollo da risultare assolutamente moderno.

Basil salva Olivia

Non è un caso che nel tour promozionale di Zootropolis Byron Howard e Rich Moore abbiano ammesso di avere avuto proprio il 26esimo Classico Disney tra le fonti di ispirazione per il loro film. Per i bambini, l’avventura di Basil è stata forse il primo giallo della vita e tra le intenzioni di Byron e Moore, allo stesso modo, c’è stata sicuramente quella di introdurre una nuova generazione di piccoli spettatori al poliziesco e al buddy movie. E a molti, il marito della signora Otterton di Zootropolis ha ricordato proprio il signor Flaversham di Basil. Il primo è una lontra, il secondo un topo, ma entrambi hanno le fattezze del buon padre di famiglia e un’indole opportunamente pacata e premurosa.

E di tutti i roditori portati sul grande schermo dall’animazione, i protagonisti di Basil l’Investigatopo della Disney e di Brisby e il Segreto di NIHM di Don Bluth sono forse i due con la personalità più variegata e profonda. Anche se molto diversi, entrambi mostravano all’occorrenza coraggio, intuito, determinazione e anche una forte carica di esasperazione che rendeva indispensabili i loro comprimari (Olivia e Topson per Basil, Geremia e Zia Bisbetica per Brisby). Caso vuole che in entrambi i film facciano la loro comparsa i famigerati ratti. Contrapporre il topo al gatto è fin troppo facile. Già ne Le avventure di Bianca e Bernie i due topolini facevano la conoscenza di un vecchio gatto che anziché dar loro la caccia li aiutava nelle indagini. In Basil e in Brisby troviamo due gatti perfidi, Lucrezia e Dragon, ma non sono gli antagonisti principali degli eroi. Rattigan è, come suggerisce il nome, un grosso ratto con qualche complesso e una gigantesca vanità. Elegante e attento allo stile, non fa che celebrare la sua mente geniale (anche attraverso una canzone) e castigare chiunque gli dia del ratto anziché del topo. E’ un villain degno dei vecchi 007, che non necessita di alcun trascorso, flashback o colpo di scena per riaffermare la sua indole malvagia. “Mi piace essere cattivo!” esclama tra sé e sé. Sia Basil che Rattigan sono sempre in bilico tra genio e follia, chiaramente con scopi diversi. Tuttavia, alla fine, Rattigan svela la propria vera natura strappandosi i vestiti eleganti e inseguendo Basil con un’andatura quadrupede e non più bipede. Il villain ha rotto il proprio equilibrio, ed è proprio la rottura degli schemi convenzionali (fatti di sprezzanti insulti e falsi convenevoli tra i due) che porta l’eroe e il malvagio al fatidico scontro finale.

Rattigan finale

 

Elementare, Topson!

Ad amalgamare con eleganza azione e investigazione è la magnifica colonna sonora di Henry Mancini. La saggezza del celebre compositore de La Pantera Rosa è nell’aver capito sia il personaggio di Basil che il tono del film. Con un uso sapiente di violino e fagotto, Mancini crea delle partiture pronte a alternare lunghe sferzate e brevi melodie di sottofondo. Basil è un tipo riflessivo e concentra spesso l’attenzione su di sé, eppure il colpo di scena è sempre dietro l’angolo. “A cosa gli serve un fabbricante di giocattoli?” si chiede il detective sommessamente fumando la pipa, ed ecco che un attimo dopo lo sgherro di Rattigan appare di colpo alla finestra facendo saltare tutti sulla sedia. Ma Basil non è solo un topo di biblioteca, ma è anche un topo d’azione. La riprova che Mancini ha perfettamente compreso l’importanza dell’azione in un giallo è nell’uso che fa del tema principale. Le note che compongono iI tema di Basil ricorrono spesso, suonate da strumenti differenti e riproposte opportunamente in chiave epica o buffa, a seconda che il personaggio faccia qualcosa di eroico o di tipico della propria personalità. Sono note che esordiscono nei titoli di testa e che tornano non appena il detective si rivela ai suoi nuovi clienti. Mentre il personaggio indaga, la sua musica ricorre in diverse versioni e con diversi strumenti, per tornare in versione orchestrale e con un tono epico durante l’inseguimento nei cieli di Londra. Anche Indiana Jones, dopotutto, ha il suo tema pronto a suonare ogni volta che Indy si gioca tutto e si lancia in acrobatiche e improvvisate pazzie.

Basil inseguimento

Dopo aver annunciato il live-action di un gran numero di Classici del Passato, compresi flop al botteghino come Taron e la Pentola Magica, ad oggi non sembrano esserci piani all’orizzonte per Basil l’Investigatopo. Ma forse è solo questione di tempo prima di che vengano annunciate nuove avventure, in una nuova veste, del più intrepido e cervellotico topo britannico. Come girare Basil? Oggi il motion capture lo consentirebbe. Nel 1986 sarebbe stato impossibile. Ma se elimini l’impossibile quello che rimane, per quanto improbabile, deve essere la verità. Elementare, mio caro Topson.

Basil pronto per le indagini