Bat Movie

Non abbiamo visto il sequel de L’Uomo d’Acciaio (2013) quanto piuttosto l’inizio di un nuovo Batman che all’anagrafe farà alla fine quasi più Nick Fury che non Bruce Wayne. Da oscuro ad arruolatore. Senza costume e senza voce alterata (cui Alfred lavora di fino in prima persona), vedremo Wayne iniziare e chiudere la pellicola partecipando a due funerali.
Uno da bambino e uno da adulto.
Uno per i suoi genitori uccisi dopo il cinema sotto i suoi occhi da un assassino senza occhi (omaggio con collana di perle e slo-mo del Batman di Burton + accenno a Zorro come in Batman Forever).
Uno per un suo amico suicidatosi davanti alla sua maschera.
“Nel sogno mi portavano verso la luce. Una splendida bugia”. Lo sentiremo dire in voice over, sempre all’inizio, riguardo quei pipistrelli che lo accolsero tra le loro ali sollevandolo da terra quando precipitò in una buca fuggendo dal rito funebre di mamma e papà.
Era un sogno. Era una bugia. Anche noi abbiamo assistito a una menzogna?

Diversi universi

Batman v Superman: Dawn of Justice è la realtà presente di un tentativo legittimo e oseremmo aggiungere pienamente razionale, di creare un Dc Universe pari, a livello industrial-espressivo, di quello della Marvel.
È l’alba di una giustizia, come recita il sottotitolo. Ma è l’alba, soprattutto, di Justice League Part One (2017), il primo kolossal che giocherà ad armi pari con Avengers riunendo un dream team di supereroi DC in una grande avventura per poi permetterci di esplorare le storie individuali dei suoi componenti.
Possiamo azzardare la sempre oziosa ipotesi del perché, a larghe spanne, questo film di Zack Snyder ha sconcertato gran parte della critica Usa?
Ci si aspettava un sequel de L’Uomo d’Acciaio e hanno trovato solo un nuovo film su Batman.
Timeline stravolta (ma senza un punk come Deadpool che lo ammette onestamente), cancellazione di una trilogia profondamente d’autore serissima ed autoconclusa con futuro affidato casomai a John Blake (Batman Begins, Il Cavaliere Oscuro, Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno), rinuncia al realismo noir nolaniano per muscolosissimo fantastico snyderiano, introduzione di nuovi personaggi, sacrificio cinico di chi non ha funzionato troppo al box office (L’Uomo d’Acciaio) per quel signore la cui presunta morte in campo lunghissimo (Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno) aveva fatto perdere un beniamino del botteghino.
E poi diciamolo tranquillamente: il cinecomic, o superhero movie o cinefumetto che dir si voglia rinato con continuità industriale dal 2000 di X-Men di Singer, e diventato così zeitgeist da influenzare il cinema da Oscar (Birdman), nel corso di questi 16 anni si è sempre più adattato alla volubilità del fumetto stesso.
Nuovi attori per vecchi personaggi, reboot nel giro di due anni, timeline stravolte, tentativi abortiti, cancellazioni brutali di mitologie. I critici cinematografici questa cosa non la sopportano perché è come se vedessero le abitudini morigerate del concetto di saga dentro la loro vecchia magione (il cinema) stravolte e sovvertite dalla frenetica poligamia narrativa del fumetto. Gli appassionati, giustamente, sanno che tutto può cambiare da un momento all’altro e si adattano a variazioni sull’archetipo più elastici della tutina spandex di Spider-Man (proprio lui ritornerà ancora in un altro modo dopo i due film di Marc Webb e i tre film di Sam Raimi).
Quindi c’è un vero e proprio irritato disorientamento dei critici di fronte a queste proposte.
Poi però… c’è lo sforzo titanico Warner/DC per raggiungere i rivali e quindi fare un film pieno zeppo di promesse e premesse.
Dall’altra parte dello spettro fumettistico c’è un Deus Ex Marvel: Kevin Feige.
È lui il capo. È lui che fa arrabbiare Alan Taylor e Joss Whedon. È lui che licenzia Edgar Wright, che rende mainstream l’ex punk James Gunn, che rimette in pista alla grande Peyton Reed o che promuove senza ritegno Anthony e Joe Russo.
È lui che gestisce un parco di circa 20 registi che quotidianamente coccola, ascolta e “cazzia”.
Ha cominciato a costruire un sistema più complesso con Iron Man. Era il 2008 ed era la Fase Uno. Ora siamo nel 2016 e sta per partire la Fase Tre. Lui ama e conosce il materiale. Lui controlla l’organicità. Lui è l’Universo.
E in DC? C’è in DC un Kevin Feige? È Christopher Nolan (loro ci provano ma lui, intelligentemente, si smarca perché ha, come direbbe il fratello Jonathan, “un suo piano”)? È il Nolan Jr Jonathan? È David S. Goyer?
Tutto questo per dire che… Batman v Superman: Dawn of Justice è una rampa di lancio piena zeppa di roba che in 151 minuti deve andare in cielo e proiettarsi (anche economicamente) nel futuro. Si sono presi un bel rischio.
Oppure… sono voluti rimanere incinti senza prima aver progettato la stanza del pargolo?
Può una casa editrice, insieme alla Warner (Marvel, ora, fa tutto da sola), che ha puntato sull’autorialità di un mezzo europeo (Nolan Senior) per il suo adattamento più redditizio e prestigioso… diventare adesso garrula, superpop (per non dire fancazzista) e invitarci tutti a far finta di niente per goderci un party monster con redivivo Batman (dopo che Nolan aveva caricato di gravitas all’inverosimile quel sacrificio finale solo quattro anni fa), vecchio Superman che va rottamato senza tanti problemi non solo nel finale ma già dall’inizio Batmancentrico (ricordiamo sempre che, in teoria, questo sarebbe il sequel de L’Uomo d’Acciaio), bella ragazzona di nome Wonder Woman e scampoli di Flash, Cyborg e Acquaman con un bel mostrone che urla e si gonfia di radioattività? A proposito… ma è veramente bello il mostrone?

No

Doveva essere così uguale a mille altre creature già viste urlare in precedenza il povero Doomsday del film? Doveva possedere lo stesso timbro di strillo e come loro muoversi e guardare? Loro chi? Abominio de L’Incredibile Hulk (2008) ma soprattutto… il cave troll incontrato a Moria ne Il Signore Degli Anelli – La Compagnia dell’Anello (2001), un film di soli 15 anni fa. Non si poteva tenere perlomeno la barbetta di ossa dei fumetti? O si pensava di scimmiottare così il gremlin con la cresta bianca in testa Stripe? Perché questi personaggi costruiti in cgi di cui Deadpool, giustamente, prende in giro la scontata presenza anche nel suo film… sono tutti uguali e non hai MAI una specificità, un tic, un qualcosa che ce li faccia distinguere l’uno dall’altro?
È lo stesso software che viene riciclato e riciclato e riciclato?

Duro Lex? Sad Lex?

Né l’uno né l’altro. Né duro né triste il Lex Luthor di questo film. È un ragazzino gracile (con un gran tiro in sospensione a basket, però) che annoia sempre di più minuto dopo minuto dopo non essere riuscito a finire uno speech a una serata di beneficenza tra gridolini e balbettii (è da quel momento che comincia ad essere realmente insopportabile). È ossessionato dal papà (tutto il film mostra adulti, sia umani che kryptoniani, ancora fortemente dipendenti dalle figure genitoriali) e dovrebbe inquietarci alla fine squittendo: “Din, din, din, din, din” mentre incastra il faccino tra le sbarre della prigione con gioco di sopracciglia a dir poco puerile.
Un’inquadratura veramente, veramente brutta quella di Eisenberg pelato con volto schiacciato sulla porta della cella.
Egli, nonostante appaia chiaramente come un idiota psicopatico fin dalla prima inquadratura, può tutto. Dall’infilare una caramella alla ciliegia nella bocca di un riluttante Senatore (?) all’avere totale accesso (sempre grazie a quel magnanimo Senatore) alla nave di Krypton + spoglie dell’alieno Generale Zod per fare dei test.
Ma soprattutto… Lex non è Iago. Vorrebbe mettere zizzania tra Batman e Superman ma come mai non ci sembra che lo faccia?

Conflitto pretestuoso

Perché si prendono a botte quei due signori? Non ha alcun senso se non provare a concretizzare un titolo aggancia pubblico. Va benissimo la trappola. Va benissimo l’inganno. Siamo spettatori di mondo. Ma almeno che l’inganno sia bello. Ma almeno che il bacio di giuda sia eccitante. Diciotto mesi dopo lo scontro tra Superman e Zod che ha quasi raso al suolo Metropolis e irritato molto Bruce Wayne… il nostro miliardario ipertecnologico con maggiordomo insopportabile più saputello pure di lui (pessimo Irons; il peggior Alfred della Storia) stranamente non ha capito che 1) Superman NON poteva NON radere al suolo Metropolis perché stava combattendo con un incavolatissimo alieno forte come lui 2) Superman… è un bravo ragazzo visto che dopo quella rissa devasta-Metropolis di fine L’Uomo d’Acciaio… si è rimboccato il mantello passando da atto nobile ad atto nobile aiutando concretamente l’umanità senza tirarsela mai (è tutto documentato). Ma Bruce Wayne lo odia lo stesso. Perché? E, badate bene, lo odia di un odio presente nel plot ma assente nello spirito cinematografico perché troppo vago e perché, come anche Alfred gli dice, “Lui non è nostro nemico”. Il problema forse principale del film è non legare di più i personaggi di Bruce e Lex. Entrambi vogliono fare la stessa cosa (distruggere Superman) ma sempre a distanza. Perché? Perché Lex appartiene al fumetto di Superman? Sono due uomini incavolati contro Dio per ragioni diverse e allora ecco che una loro maggiore complicità dentro la pellicola avrebbe reso l’odio di Wayne molto più cinematograficamente credibile. Avrebbe aiutato il personaggio di Lex a risultare meno innocuo (dai a un attore bravo come Jesse Eisenberg l’archetipo attoriale di Iago e preparati al meglio) e avrebbe giustificato parecchio il risentimento crescente di Wayne per l’alieno di Krypton. Bruce e Lex, invece, si incontrano per qualche secondo. Una volta sola.

“Una sensazione”

Più che altro… ormai una certezza. Mentre Batman non è mai stato così dinamico in combattimento ed effettivamente è esaltante vederlo lottare, soffrire e grugnire (bello quando gli infilzano la spalla con un pugnale o gli sparano a bruciapelo in testa e lui continua a impegnarsi lo stesso) come un essere umano però dannatamente forte, tignoso e rabbioso… Ben Affleck ci regala una delle sue solite prove completamente inespressive nei panni ricchi di Bruce Wayne. L’attore è così pasciuto e senza possibilità di tensione interiore tale da creare onde emotive esteriori… che negli anni tanti si sono divertiti a prenderlo in giro. Che non sia Marlon Brando lo sappiamo dai tempi di Pearl Harbor (2001) in cui Josh Hartnett gli rivelava un segreto scioccante di natura sentimentale alla fine del film (leggi: momento topico) per avere come risposta… una fastidiosissima armonia moscia di occhi, mento e quasi sorrisetto bullo come a dire: “Vabbè e allora?”. Michael Moore lo prendeva in giro all’inizio di Fahrenheit 9/11 (2004) mentre, da ricco liberal pure star, stava lì a festeggiare come uno scemo con Al Gore quando invece… Al Gore aveva perso quelle elezioni. Daredevil? Gigli? Argo? Ricordate? L’Affleck post Will Hunting – Genio ribelle funziona quando i registi lo usano in chiave di statuario ottuso che non capisce bene cosa diavolo succede attorno a lui. Sia per Kevin Smith (In Cerca Di Amy: come mai la lesbica che si è innamorata di me è ancora così promiscua e incontrollabile dal punto di vista sessuale?) che per David Fincher (Gone Girl – L’Amore Bugiardo: che combina mia moglie? E come mai non riesco a controllare quel sorriso da idiota che mi viene fuori così a sproposito?).
Qui Snyder fa l’errore di provare a convincerci che Bruce Wayne sia molto intelligente e tormentato (come da fumetto) quando il povero Affleck non sembra, purtroppo, né intelligente né tantomeno tormentato.
I rarissimi momenti comici per andare verso la Marvel? Non funzionano mai. Né con mamma Superman (“Stia tranquilla, sono amico di suo figlio” “L’avevo capito dal mantello”) né con Superman (“Lei è con te?” “Pensavo fosse con te”; parlando con Kal El di Wonder Woman). La gravitas del funerale finale con le cornamuse? Inesistente.
Qui Snyder regala ad Affleck dei primissimi piani importantissimi in cui lui dice: “Non lo tradirò da morto”, “Aiutami a trovare quelli come te” e “Una sensazione”… come se non gliene fregasse assolutamente niente.
Possiamo credere che Bruce Wayne dica quelle cose… in quel momento… in quel modo?
Peggio ancora: “Gli uomini sono ancora buoni” come se pensasse ad altro.
Si dovevano ripetere mille ciak per tirargli fuori qualcosa. 

Ultime perversioni

Il film non è brutto. Forse non l’abbiamo ancora digitato. È caotico ma non brutto. Ha delle chicche sparse che ogni tanto esaltano. Interessante la giovane signora che se ne frega totalmente di Superman quando lui entra con passo felpato al Senato (lo dovrebbe guardare rapita come tutti gli altri e invece la vediamo coinvolta da un uomo seduto davanti a lei; ci piace l’indipendenza della signora), bello il tiro in sospensione di Lex Luthor con splash degno di Klay Thompson (già citato), curioso il pessimismo più degno dell’Italia del direttore del Daily Planet (“La coscienza americana è morta con Robert, Martin e John”; supponiamo siano Bobby Kennedy, Luther King e JFK) e stupendo il movimento in volo di braccia e petto di Superman (è in questi attimi che Snyder dà sempre il suo meglio) abortito improvvisamente mentre combatte con Doomsday perché… c’è da soccorrere Lois Lane incastrata sott’acqua. Abbiamo molto amato l’amore dolcissimo e senza ritegno tra Kal El/Clark Kent/Superman e Lois Lane.
Cavill e Adams fanno faville. Se lei è in pericolo, lui arriva dopo due secondi netti (non è super romantico?) e se lei lo guarda arrapatissima con un cenno d’intesa… lui sa che può scagliarsi contro un cattivone trascinandolo via e liberandola dalle sue manacce.
Peccato che i due non siano di più in scena perché loro sì che sono due perfetti innamorati in senso cinematografico.

Conclusioni

Superman non ci capisce niente? È troppo giuggiolone? Non è vero. Superman è un alieno e come tale ancora non comprende bene meschinità, bugie, sofismi politici (anche interessanti; vedi Holly Hunter in versione Hillary Clinton) e psicopatologie di noi terrestri. Lo hanno esautorato il nostro Kal El e questo dispiace perché comunque ha la faccia più sveglia, più bella e più nobile di Bruce Wayne. Doveva essere il suo sequel e invece è un Bat Movie. Doveva essere il suo secondo capitolo e invece gli incassi deludenti de L’Uomo d’Acciaio lo hanno ucciso (ma torna sicuramente) lasciando a Bruce Wayne il ruolo di Nick Fury.
Doveva essere un film all’insegna del duello e del Dio della Guerra Marte.
E invece si chiude nel nome di Martha.
Quella mamma che fece fare la pace a due bambini di nome Batman e Superman.

Potete esprimere il vostro voto sul film sul sondaggio e dirci la vostra opinione in questo articolo.

I NOSTRI SPECIALI

Confermati nel cast di Batman V Superman: Dawn of Justice Henry Cavill, Amy Adams, Diane Lane e Lawrence Fishburne. Ben Affleck interpreta Batman, Gal Gadot è Wonder Woman, Jesse Eisenberg è Lex Luthor, Ray Fisher è Cyborg. Nel cast anche Holly Hunter e Jeremy Irons. Alla sceneggiatura troveremo di nuovo David S. Goyer accanto a Snyder stesso e a Chris Terrio. A produrre il film Charles Roven, Deborah Snyder. Il film è arrivato nelle sale italiane il 23 marzo.