Sarà disponibile il prossimo 17 novembre in home video l’edizione rimasterizzata in 4K di Zombi – Dawn of the Dead, il capolavoro di George A. Romero nella versione europea curata da Dario Argento. Il remaster, supervisionato da Nicolas Winding Refn, è stato presentato alla 73esima edizione del Festival di Venezia e uscirà in Blu-Ray 4K, Blu-Ray e DVD all’interno di un cofanetto con contenuti extra, che conterrà anche le altre due versioni (extended e theatrical) in HD.

In occasione del Festival vi abbiamo proposto le nostre video con Dario Argento e Nicolas Winding Refn, mentre oggi vi proponiamo la lunga e interessante intervista con lo stesso Romero che abbiamo realizzato qualche mese fa in occasione del Lucca Film Festival.

 


 

Intervista: Francesco Alò

Foto: Andrea Francesco Berni

Tutta la bellissima masterclass è stata legata al passato.

Ecco perché ci sembrava giusto, per rispetto e amore nei confronti del Maestro George Romero, dedicare i minuti della nostra intervista esclusiva con il genio che inventò lo zombi moderno nel 1968 con La Notte Dei Morti Viventi… al futuro. Al suo come creativo e al nostro come eventuale pubblico pronto a ricevere una sua nuova opera.

A 76 anni compiuti Romero è stato uno degli ospiti d’onore del Lucca Film Festival 2016 e grazie all’impegno del critico e storico del cinema Paolo Zelati è stato protagonista di una generosa masterclass di quasi due ore dove ha risposto alle domande di un pubblico affettuoso e attento. Ovviamente, come digitato in precedenza, si è parlato molto del suo passato: dalla rivoluzione totale de La Notte Dei Morti Viventi (1968) al suo amato Wampyr (Martin, in originale N.d.R.) passando per la collaborazione con Dario Argento per Zombi (1978), lo sfortunato I Cavalieri (1981) e Bruiser – La Vendetta Non Ha Volto (2000).
BadTaste.it ha quindi volutamente cercato di approfondire altri aspetti della sua vita e carriera quando si è trovata a tu per tu con questo letterale, e metaforico, gigante del Cinema.

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È possibile lavorare con dei giovani che ti possano aiutare in produzione? Il desiderio è voler vedere altri tuoi film nel futuro…
Anche io lo vorrei!

È possibile secondo te creare una sinergia con le giovani generazioni a livello produttivo?
In teoria sarebbe possibile e forse anche auspicabile ma sinceramente… non saprei come fare. L’idea di avere una squadra, una comunità di altri registi con cui lavorare… è bello. Ma impossibile. Mi sembra che oggi ognuno voglia andare per conto suo ed è difficile trovare dei possibili “sodali” anche tra i miei amici più stretti. Wes Craven… è morto. John Carpenter sta per i fatti suoi. Anche il mio caro amico John Landis vive nel suo mondo. La vedo veramente difficile per quelli della nostra generazione poterci riunire e fare qualcosa insieme a livello produttivo. È un vecchio ideale. Charlie Chaplin ci provò con la United Artists. I soldi sono sempre un problema.

Tu vuoi smettere?
No. Non voglio smettere. Voglio fare almeno uno o due film ma sai con l’età… i problemi produttivi mi sono accorto che mi pesano sempre di più. È doloroso. Non sopporto di avere a che fare con dei giovani executive che non hanno mai visto Casablanca

Recentemente per me è stato emozionante vedere i giovani Wes Anderson e Noah Baumbach aiutare il vecchio Peter Bogdanovich a fare ancora un film. Mi riferisco a Tutto Può Accadere A Broadway (2014). Non ti piacerebbe essere aiutato in produzione da un giovane? Ti è capitata una cosa simile?
Solo con Guillermo Del Toro. Stavo cercando di fare La Terra Dei Morti Viventi (2005) e lui mi aiutò moltissimo a cercare i finanziamenti, partecipando a riunioni con i produttori e cercando di aiutarmi in tutti i modi. Fu fantastico. Era un pessimo periodo per un altro zombi movie visto che eravamo precisamente all’indomani dell’11 Settembre 2001. Guillermo è uno in grado di fare una cosa del genere. Sia perché ha cuore, sia perché ha i contatti e il potere contrattuale. L’ho visto circa due settimane fa e sicuramente lui ha l’umanità e la grinta per poter svolgere questo ruolo specifico da te evocato. L’importante, però, è la libertà creativa. So che Bogdanovich, nonostante l’aiuto di due pezzi grossi come Anderson e Baumbach, ha avuto lo stesso parecchi problemi a girare Tutto Può Accadere A Broadway ANCHE se c’erano due ancore di salvataggio vicino a lui come Anderson e Baumbach. Per cui… è difficile.

George A. Romero - © Andrea Francesco Berni

George A. Romero – © Andrea Francesco Berni

Quali potrebbero essere le condizioni per vedere ancora un tuo film?
Quello che posso, anzi devo, fare io è tenere il budget bassissimo. 2-3 milioni di dollari al massimo. Survival Of The Dead – L’Isola Dei Sopravvissuti (2009) è costato 2,5 milioni e il look finale mi ricordava Il Grande Paese (1958) di William Wyler. Questo per dirti che… mi sembrò veramente un ottimo rapporto tra qualità della produzione e budget. Eppure… comunque il film è andato molto male. Non voglio scoraggiare nessuno… ma è veramente difficile.

E in termini di idee? Quali idee nuove potrebbero esserci ora nella tua testa in relazione a uno zombi movie? Su cosa ti piacerebbe riflettere usando la tua metafora e il tuo mostro preferito fin da quel capolavoro in bianco e nero del 1968?
Economia. Non so come potrei inserire questa mia idea dentro uno zombi movie ma sicuramente oggi mi interessa anche più di ieri l’economia e la diseguaglianza economica che regna nel mondo oggi. Il radicalismo anche terroristico, secondo me, deriva dalla nostra incapacità di distribuire il reddito nel mondo. Ma… a livello produttivo… non vogliono sentire questo mio discorso. “Chi è che muore? Chi è che sopravvive?” mi chiedono sempre. Ti pare che sono interessati al sottotesto economico? No. Poi… un’altra idea che mi stuzzicherebbe è relativa al prossimo Presidente Degli Stati Uniti d’America anche e soprattutto in relazione al suo rapporto con la Corte Suprema. Mi piacerebbe molto inserire il prossimo Presidente Usa dentro uno zombi movie.

Sei ancora cittadino americano?
No. Da anni ormai. Sono cittadino canadese. Ma comunque mi interessa molto questo passaggio legato al rapporto tra Presidente e Corte Suprema. Gli Stati Uniti si trovano in un momento storico fondamentale. O si salveranno dando una nuova spinta a tutto il mondo o ci sarà la catastrofe. È un momento cruciale.

Come ti poni nei confronti dei nuovi sistema di ripresa cinematografica? Sei interessato alle nuove tecnologie? Ti piacerebbe girare con attrezzature sempre più leggere e sofisticate?
Non sono mai stato uno che si eccitava… per i sistemi di ripresa. Non sono mai stato un feticista delle attrezzature. Dopo i miei primi tre film in cui ho fatto da operatore e direttore della fotografia… ho avuto la fortuna di potermi affidare a gente in gambissima per occuparsi della resa visiva di un mio film. Non mi interessa veramente. Puoi anche fare un film con il cellulare, per quanto mi riguarda. L’idea è tutto. Scrivere è fondamentale per quanto mi riguarda. Il mio lato letterario è ancora fortissimo.

Hai mai pensato di diventare un romanziere? Soprattutto ora che è così difficile per te trovare i soldi per un film?
Sai… mi manca la disciplina. Cominciai un romanzo e avevo anche un accordo con un editore ma andò tutto a rotoli.

Perché?
Non avevo ancora finito il primo libro… che volevano già una saga! Ora sto lavorando a un’autobiografia. Penso di non essere abbastanza intelligente, colto o articolato per diventare romanziere. Il visivo è ancora forse il mio linguaggio preferito. Magari quando non riuscirò più a camminare… sarò veramente costretto a scrivere un romanzo!

George A. Romero e Francesco Alò - © Andrea Francesco Berni

George A. Romero e Francesco Alò – © Andrea Francesco Berni

E una web series? Lì potresti forse non trovare gli orribili produttori che ti bloccano?
No. Sono sempre gli stessi 5 individui che controllano tutto. Dai film, alle web series. Inoltre… l’incognita di una non chiara pipeline produttiva per via di un evidente gap generazionale… mi impedisce di prendere il web troppo sul serio come sbocco di una mia qualsiasi opera.

Ma l’hai mai preso in considerazione a livello creativo?
Sì, certo. Anzi ti dirò di più… sono anni che lavoro a questa idea di web series che mi piace molto. Sono dieci anni che provo a portarla online. Si potrebbe addirittura girare con i cellulari. Non è costosa. Costa “solo” 35 mila dollari. Ma a ogni incontro con dei produttori… li vedo che nicchiano e fanno: “No, non ci interessa”.

George Romero che non riesce a trovare 35 mila dollari?????
Esattamente. Strano, eh? Ma il problema, mi sembra, è che loro poi vogliono tutto. Come per il libro. Vogliono l’opzione per rendere tutto un franchise e tutto una saga. E io questo approccio… non lo accetto.

Ma te li diamo noi i soldi per questo progetto Mr. Romero!
Sto pensando di produrlo per conto mio… insieme a mia moglie!

Ultima e unica domanda legata al passato: si potrebbe considerare George Romero un artista surrealista nella grande tradizione di coloro che non spiegano mai troppo e lasciano mille porte aperte all’interpretazione del pubblico?
Guarda… forse non a un livello totalmente conscio… c’è certamente un fascino da parte mia per l’ambivalenza e una certa tendenza a… non credere in niente. Da lì la mia ammirazione per 2001: Odissea Nello Spazio (1968) e Kubrick in generale. Quando sei così cinico e autocritico circa le tue posizioni morali e politiche all’interno di una tua stessa opera… sì… certamente lasci molte porte aperte al pubblico. Non c’è fine. O meglio… non c’è la fine. Certamente da questo punto di vista… mi considero un surrealista. Io non credo nella conclusione assoluta. Però concedimi che questa appartenenza al surrealismo sia più subliminale che completamente conscia, da parte mia.

Sintetizzando questo concetto cinematografico attraverso uno dei tuoi tanti capolavori?
Ti cito il mio film da me preferito. Non sono ancora oggi sicuro se Martin sia un vampiro o se Martin non sia un vampiro. Chi lo sa? Chi lo sa cosa ci accadrà domani? Chi lo sa cosa ci succederà dopo che saremo morti?