Qualche giorno fa sono state rivelate le cause del decesso di Carrie Fisher, morta improvvisamente a dicembre per un attacco di cuore: “sindrome delle apnee nel sonno assieme ad altri fattori, tra cui arteriosclerosi e utilizzo di droghe e farmaci”.

Oggi il coroner della Contea di Los Angeles ha diffuso l’ultima parte del suo verbale, ovvero l’esame tossicologico. Secondo questo esame, al momento dell’arresto cardiaco erano presenti nel corpo dell’attrice numerose sostanze stupefacenti: sono state trovate tracce di cocaina (assunta entro le 72 ore precedenti il decesso), alcool e oppiacei (metadone), e una remota traccia di MDMA (nota come ecstasy). I risultati parlano poi di una “esposizione all’eroina, anche se non è possibile stabilire né in quante dosi nè quanto è durata l’esposizione a essa”. In generale non è stato possibile stabilire se l’utilizzo di droghe abbia contribuito concretamente al decesso: “In base alle informazioni tossicologiche, non possiamo stabilire il significato della presenza di diverse sostanze stupefacenti presenti nel sangue e nei tessuti della signora Fisher in relazione alla causa del decesso”. L’utilizzo di droghe o farmaci può peggiorare la sindrome delle apnee nel sonno, mentre l’alcol aumenta il rischio di arteriosclerosi e problemi cardiaci.

Secondo il verbale, l’assistente di Carrie Fisher ha raccontato alle autorità che durante quel fatale volo da Londra a Los Angeles a dicembre l’attrice aveva dormito per buona parte del tempo e aveva avuto qualche apnea come suo solito. Verso la fine del volo, però, non era stato più possibile svegliarla, e nel giro di pochi minuti l’attrice aveva iniziato a vomitare per poi collassare. Poco prima dell’atterraggio perse definitivamente conoscenza.

Ricordiamo che l’attrice è sempre stata molto trasparente riguardo ai suoi problemi con il disturbo bipolare e l’abuso di droghe: a 13 anni iniziò a fumare erba, e in pochi anni iniziò a utilizzare cocaina e LSD. Nel 2013 disse a PEOPLE che “l’unica lezione per me o per chiunque altro è che è necessario trovare aiuto. Non sono imbarazzata a riguardo”.

Riportiamo la dichiarazione di sua figlia Billie Lourd rilasciata venerdì a People Magazine:

Mia madre ha combattuto contro la dipendenza dalle droghe e la malattia mentale per tutta la vita. Alla fine, ci è morta. In tutte le sue opere ha sempre parlato apertamente del marchio sociale che circonda queste malattie. Parlava della vergogna che tormenta le persone e le loro famiglie quando devono affrontare queste malattie. So che mia mamma voleva che la sua morte incoraggiasse le persone ad aprirsi e parlare delle proprie battaglie. Cercate aiuto, combattete affinché siano stanziati fondi governativi per programmi dedicati alla malattia mentale. La vergogna e lo stigma sociale sono nemici del progresso verso le soluzioni e, alla fine, una cura. Ti voglio bene Momby.

Fonte: LAT