L’influenza di George A. Romero sul cinema di tutto il mondo è innegabile e andrà analizzata negli anni a venire. Il regista non ha mai fatto parte di Hollywood: Pittsburgh era la sua città, prima che si trasferisse a Toronto. La Mecca del Cinema ha iniziato a occuparsi di zombie solo negli ultimi anni, quando sono diventati una vera miniera d’oro. Ma moltissimi artisti che lavorano a Hollywood e non solo devono tantissimo al lavoro di Romero, e così dopo che è stata diffusa la notizia della sua morte ieri in tanti lo hanno pianto sui social.

Primo tra tutti Edgar Wright, che con Romero aveva un rapporto molto stretto e che in questi giorni festeggia il grande successo al botteghino di Baby Driver. Il regista di Shaun of the Dead ha pubblicato un toccante ricordo sul suo blog, di cui vi traduciamo alcuni passaggi:

Posso dire con certezza che senza George A. Romero non avrei questa carriera. Molte persone hanno con George un debito di gratitudine per l’ispirazione, e io sono uno dei tanti. Avrei iniziato la mia carriera in maniera molto diversa. Il mio futuro nel film è iniziato veramente quando sono diventato grande amico di Simon Pegg, mentre facevamo SPACED e ci siamo resi conto che entrambi eravamo ossessionati dall’Alba dei Morti Viventi e dai lavori di George.

Mi ero innamorato dei suoi lavori prima ancora di vedere i suoi film, cercando foto, poster e articoli su magazine fantasy e horror prima che fossi grande abbastanza per vedere i suoi film. Quando finalmente li vidi, in VHS o in TV, divenni un vero devoto.

[…] Io e Pegg volevamo fare un film ambientato nell’universo di George, una risposta londinese alla sua epica zombie di Pittsburgh. Il film si chiamava Shaun of the Dead, e non sarebbe esistito senza il maestro. Quando completammo la pellicola cercammo di contattarlo per mostrargliela: per noi, la sua era l’unica opinione che contava.

La Universal lo contattò e glielo mostrò, mentre era in vacanza in Florida. Vide il film con un uomo della sicurezza nel cinema, la cosa mi colpì molto, come se potesse piratarlo! E anche se lo avesse fatto, avrebbe meritato di condividere i profitti della nostra valentina cinematografica nei suoi confronti.

Quella sera George ci chiamò a Londra. […] Non poteva essere più gentile e caloroso riguardo il film. Ricordo che disse “it’s an absolute blast”, che divenne l’unica frase di lancio sui poster negli Stati Uniti. Ripenso spesso al momento in cui, in piedi in casa mia, la mia vità cambiò e il mondo divenne più piccolo.

[…] Uno dei motivi per cui i suoi lavori risuonano ancora così tanto è per via della feroce intelligenza e dell’umorismo dietro di essi. I suoi film zombie da soli sono una grande satira, metafore socio-politiche e specchio dell’epoca in cui sono stati fatti (molto più di altri lavori seri e drammatici). I film di genere spesso vengono ignorati, quando si parla di cinema classico, ma non si può negare l’impatto sismico dei suoi film su tutto il mondo dell’intrattenimento e della letteratura.