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L'editoriale di Tom Hiddleston in difesa dei cinecomic
Inserito da Andrea Bedeschi
23 aprile 2012 - 14:00
23 aprile 2012 - 14:00
Fonte:
The Guardian
L'inglese Tom Hiddleston si è formato in istituti come l'Università di Cambridge e la Royal Academy of Dramatic Art e si è fatto le ossa seguendo un percorso abbastanza comune a molti giovani attori britannici; una strada in cui ha incontrato i nomi di William Shakespeare, Tennessee Williams, Charles Dickens. Autori che, convenzionalmente, vengono definiti, e a ragione, come immortali.
Eppure, la fama lo ha baciato dopo aver dato vita sul grande schermo a una divinità della mitologia norreana, Loki, reinterpretata dal trio Stan Lee/Jack Kirby/Larry Lieber. Il casting dell'attore inglese in Thor prima e in The Avengers poi, è stata, con tutta probabilità, la mossa più intelligente dei Marvel Studios insieme a quella che ha portato il redivivo Robert Downey Jr. nella tuta metallica di Iron Man. La pellicola di Kenneth Branagh dedicata alle imprese del Dio del Tuono, si regge in larga misura sulle longilinee spalle di Hiddleston, piuttosto che su quelle ben più "larghe" dell'australiano Chris Hemsworth.
Pertanto, malgrado un background di base marcatamente "classico", è grazie alla cultura pop che Hiddleston ha raggiunto una meritatissima fama. E pare estremamente contento della cosa, tanto da dedicare a questo argomento un accorato editoriale pubblicato sul The Guardian in cui i fumetti, una forma d'arte che in Italia riesce ancora ad essere guardati con provincialissimo sospetto, e i cosiddetti cinecomic vengono difesi a spada tratta ed accostati al mito, alla religione, alla grande letteratura e al cinema più blasonato.
Da Jack Nicholson a Heath Ledger, alcuni dei più grandi attori "hanno trasformato i supereroi in un affare tremendamente serio".
Tutto parte da un aneddoto:
All'inizio di quest'anno, sotto una tenda del catering battuta dal vento in quel di Gloucester, stavo lavorando a un film insieme a Malcom Sinclair. Davanti a un piatto di uova strapazzate che stavamo mangiando a un'ora a un'ora davvero poco appropriata, mi ha raccontato una cosa della quale ero del tutto all'oscuro. Quando Christopher Reeve era giovane, sostanzialmente appena uscito dalla Juilliard, era stato sonoramente preso in giro dai suoi colleghi a Broadway per aver accettato il ruolo di Superman. Era considerata una parte ignobile per un attore con una formazione classica alle spalle.
Io però sono cresciuto guardando Superman. Quando da piccolo ho imparato a nuotare in piscina, nella mia testa non stavo nuotando. Stavo volando come Superman. Ho sempre sognato di salvare una ragazza per la quale avevo una cotta - una mia personale Lois Lane - dalle grinfie di un bulletto tipo il Generale Zod. Reeve per me è stato il primo, vero supereroe.
Hiddleston sottolinea come la mitologia supereroistica aiuti a fare luce sullo stesso genere umano:
I film sui supereroi offrono una mitologia comune, condivisa, una fede attraverso la quale queste verità possono essere indagate. Nella nostra società sempre più secolarizzata, con tante divinità e fedi differenti, i film sui supereroi offrono una tela unica, condivisa, su cui le nostre speranze, i nostri sogni, ma anche i più oscuri incubi apocalittici possono essere proiettati e esorcizzati (...)
Le società antiche avevano divinità antropomorfe. Degli enormi pantheon che si espandevano in secoli di drammi dinastici. Padri e figli, eroi martirizzati, amanti segnati dalla sorte, morti di sovrani...storie che ci hanno insegnato i pericoli della hybris e il primato dell'umiltà. Si tratta di cose che ci piacciono perché abbiamo a che fare con esse tutti i giorni. Può sembrare banale, ma un supereroe può essere solitario, vanitoso, arrogante e orgoglioso. Spesso devono combattere e superare queste debolezze per perseguire un bene più importante, superiore. L'opportunità di redimerci è dietro l'angolo, ma dobbiamo guadagnarcela.
Hiddleston cita Hulk come perfetta metafora di questa battaglia quotidiana:
Hulk è la metafora perfetta per rappresentare la nostra paura della potenza distruttiva della rabbia, le sue conseguenze, il suo fuoco che ti consuma. Non c'è nessuno su questa Terra che non possa dire di aver desiderato che "Hulk spaccasse" qualcosa nelle loro vite. E quando il fuoco della rabbia diventa freddo, quello che ci resta è il rimpianto, la vergogna. Bruce Banner, l'umile alter ego di Hulk, è costernato da tutto questo proprio come ognuno di noi.
L'attore continua:
Poi c'è l'altro Bruce - Wayne - che è il supereroe più amletico di tutti: un'anima meditabonda, incompresa, sola, condannata per l'eternità a vendicare l'omicidio dei suoi genitori. Captain America è l'egida dell'eroismo marziale sul campo di combattimento. Un leader naturale, un eroe di guerra. Spider Man è l'eterno adolescente - la controparte aracnoidea di Peter Parker è l'incarnazione stessa del suo segreto più profondo - i suoi pensieri d'indipendenza e potere.

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