Non è la prima volta che parlo di pirateria, e anche oggi vorrei sottolineare che questo mio intervento non intende assolutamente appoggiare una pratica diffusissima e attualmente illegale.
Da quando questo fenomeno ha iniziato a prendere piede, le varie associazioni dei produttori cinematografici si sono messe all’opera per condannarlo. Accadde negli anni ottanta, quando il videoregistratore (e il registratore di audiocassette, nel campo musicale) fece la sua comparsa, e accade da qualche anno, da quando insomma è possibile tramite il file-sharing condividere file audio o audiovisivi. Il principale metodo di condanna della pirateria da parte dei produttori cinematografici è il seguente: lamentare un crollo negli incassi cinematografici e home video. La principale replica dei sostenitori del file-sharing (attenzione: parliamo di file-sharing perchè, nel caso invece di vendita di dvd masterizzati di copie bootleg riprese dal cinema o rippate da altri dvd, alle spalle c’è lo scopo di lucro e organizzazioni criminali) è: le videocassette non hanno ucciso il cinema.
E oggi le affermazioni dei produttori possono essere contestate citando i fatti. Guardando il sito ufficiale dell’MPAA, associazione dei produttori americani, si nota che gran parte dei contenuti si riferisce alla pirateria, e si batte per la difesa dei diritti d’autore cinematografici. Addirittura, è visibile il banner pubblicitario di una iniziativa educativa per il rispetto del copyright da diffondere nelle scuole, “Lucky & Flo sniff out Movie Pirates”.
Ebbene, proprio l’annuncio stampa relativo a questa iniziativa cita un documento pdf (come segnala arstechnica.com) che rivela come il 2007 sia stato l’anno con i maggiori incassi di sempre, crescendo del 5.4% rispetto al 2006 e arrivando a 9.63 miliardi di dollari (incassi cinematografici di Hollywood, non Home Video). Insomma, il file-sharing, che occupa una grossa parte della pirateria e che negli ultimi 18 mesi è cresciuto in maniera vertiginosa, starebbe distruggendo l’industria cinematografica. Ma i dati negano totalmente questo fatto.
L’MPAA parla di quasi 7 miliardi di dollari persi ogni anno a causa della pirateria su internet, ma bisogna segnalare la recente ammissione da parte della stessa organizzazione di aver sbagliato i calcoli quando, nel 2005, commissionò una ricerca le cui conclusioni portarono ad affermare che il “il file sharing causa il 44% delle perdite agli studi cinematografici”: la percentuale corretta era il 15%. L’MPAA ha citato un “errore umano”. Peccato che quei dati, due anni fa, vennero portati al Congresso americano per avvallare la tesi che l’unica soluzione al problema sarebbe stato registrare gli IP, filtrare la rete e violare tutta una serie di norme sulla privacy dei navigatori in internet (in particolare dei campus universitari), proposte che devono ancora essere votate (per fortuna).
Questo per dire che snocciolare dati (i sette miliardi “persi” a causa della pirateria) diventa un po’ rischioso per l’MPAA, e utilizzare una retorica di questo tipo quando poi gli incassi cinematografici si impennano diventa quantomeno surreale. La pirateria è un grosso problema (come tutte le faccende illegali…), e i produttori hanno tutto il diritto di difendere i loro film dalla stampa e vendita illecita di dvd. Ma da qui a dire che lo scambio di file sta distruggendo gli incassi cinematografici ne passa.
C’è chi è un po’ più intelligente e invece che additare la rete come responsabile dei mali di Hollywood, inventa un programmino (iTunes), inventa delle interfacce portatili (e quindi nuovi metodi di fruizione, vedi iPod), inventa un sistema di distribuzione di contenuti a pagamento (iTunes Store) e cerca di rendere tutto questo pratico e semplice. Non lo dico per fare pubblicità alla Apple: è un esempio di come si può affrontare il problema con creatività, realizzando un business enorme e in crescita. Non a caso Steve Jobs è anche il maggiore azionista della Walt Disney Company…
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9 commenti
sono d’accordo con quanto hai scritto però penso che valga per gli USA; credo che in Italia la pirateria abbia risvolti decisamente più gravi (ciò è dimostrato dall’andamento degli incassi cinematografici)…sono tantissime le persone che vedono decine e decine di film all’anno (intendo nuove uscite) senza mai entrare in un cinema! non so se il danno sia pari al 50%, ma sicuramente più del 15% stimato in america.
Ma gli incassi cinematografici in Italia non sono in calo…. O meglio, mi risulta che l’anno scorso sia stato da record anche da noi.
A parte per la musica – che credo che praticamente nessuno si degni di comprare – se uno si scarica un film a grandi linee è perché: a) non lo danno più al cinema ma ne parlano tantissimo o comunque gli interessa; b) lo stanno dando al cinema ma dicono tutti che è brutto o comunque non gli va di buttare i soldi del biglietto.
Non capisco tutto questo fanatismo, l’andare al cinema non è né dispendioso né ‘brutto’, la gente ci va volentieri e nella maggior parte dei casi preferisce godersi un film in compagnia, su uno schermo gigante e con una qualità visiva e audio che scaricando subito è impossibile avere. Forse si perde un po’ coi dvd, ma è solo un misero 15%…
io prima scaricavo molto ma da quando lavoro ho smesso e ho cominciato a comprare dvd a decine, quindi capisco che per i ragazzi appassionati di cinema e senza molte disponibilità il file sharing è l’unico modo di vedere tutti i film che gli interessano
d’altro canto è vero che non scaricano solo gli studenti squattrinati ma anche lavoratori che disponibilità ne avrebbero, però va detto che un pirata che scarica 100 film all’anno senza emule non è che andrebbe 100 volte al cinema o comprerebbe 100 dvd, e questo fatto la mpaa non credo lo consideri, quindi le perdite non sarebbero cosi consistenti come vogliono farci credere…
si gli incassi sono in aumento (ma di strada da fare ce ne è), però quello che “condanno” non è la pirateria di chi va comunque spesso al cinema e che scarica quello che non riesce a vedere ma la pirateria di chi vede tanti film e non va da anni al cinema (e non sono pochi). dire che si perde il 50% degli incassi è assurdo (concordo anche con marco in questo senso) però la perdita è consistente…e la cosa che è più triste è il fatto che, forse con una concezione troppo romantica, si sia persa di vista la bellezza di vedere il film in sala.
io sono uno studente universitario però, senza scaricare film, riesco (anche se con grandi difficoltà), a vedermi poco più di 100 film all’anno al cinema e a comprare una cinquantina di dvd…però, siccome amo il cinema, è uno sforzo (economico) che faccio volentieri.
la pirateria troppo spesso è figlia di quello stesso impoverimento culturale che porta anna falchi a scrivere insulse recensioni sul sito di tiscali…
Io scarico da quando esiste Internet, dai tempi delle flat ISDN. Eppure quasi tutte le domeniche vado al cinema. Vero, nel mio portafoglio non troverete nessun abbonamento a qualche videoteca, ma questo per scelta.
Cloverfield, tanto per citarne uno, l’ho visto 2 volte al cinema, e non vedo proprio per quale motivo ora dovrei ancora spendere altri soldi per noleggiarlo.
A mio avviso, il mercato dell’home video è veramente “paleolitico”.
Non è solo una questione di costi (troppo alti per i noleggi), ma proprio di procedura.
Quando noleggiavo film, dovevo ovviamente prima di tutto recarmi in una videoteca, sperare che il film non fosse già noleggiato, fare la coda, pagare e tornarmene a casa.
Con una ADSL performante lo scarico comodo comodo da casa in poco più di mezzora.
Ora, se ci fosse stata la possibilità di scaricare il film a piena banda, pagando QUALCHE euro per i diritti del film, l’avrei sicuramente fatto. Così come ho comprato online l’ultimo CD dei Radiohead, facendo un offerta di 15€ tramite paypal.
Insomma, se vogliono davvero combattare la pirateria, basta far pagare le cose per il loro vero valore.
guardando i dati di incasso (e considerando che le sale cinetel sono aumentate), l’italia nel 2007 arriverà a malapena a 115/116 milioni di spettatori.
ok, mettiamo che sia vero che la pirateria non toglie cosi’ tanto: ma allora perchè abbiamo degli incassi di decisamente (circa 55 milioni di spettatori in meno) inferiori alla Francia (che ha solo 3 milioni di abitanti in più di noi) e perfino inferiori a quelli della spagna (che ha 15milioni di abitanti meno di noi).magari mi sbaglio, ma visto che le cose stanno cosi’, o in Italia le persone non apprezzano il cinema e ci vanno poco o la pirateria è un problema.
Ehm la francia ha una storia cinematografica decisamente diversa dalla nostra (e anche una cultura del cinema nettamente più radicata), inoltre ha una politica nei confronti del cinema molto ma molto curata. La spagna invece sta attuando politiche verso il cinema da qualche anno, e ha una classe di registi e creativi che, al contrario che in Italia, sta prendendo piede da diverso tempo anche all’estero (vedi almodovar, ma non solo, REC ne è un esempio eclatante).
Il fatto che l’italiano medio preferisca il grande fratello o la partita (o la giornata al mare) al cinema è storico e non va imputato certo alla pirateria, quanto all’assenza totale di politiche verso il cinema (e di appeal del cinema – colpa sia dei contenuti che degli esercenti che non sanno promuoversi bene eh – verso il pubblico…)