Il nuovo cartone 2D della Disney La Principessa e la Rana, che ha come protagonista una principessa afroamericana, ha riportato immancabilmente a galla le accuse di razzismo nei confronti degli studios fondati da Walt Disney. Accuse che aleggiano già dagli anni ’40, e che si ripercuotono oggi su un film che ancora nessuno ha visto (La Principessa e la Rana uscirà a Natale 2009, e già si sprecano gli attacchi nei suoi confronti).
Ma come ha fatto la Walt Disney Pictures a procurarsi questa poco pregevole fama? Sicuramente ci sono stati episodi nella sua storia pluridecennale che hanno contribuito alla diffusione di queste voci: “incidenti” che, effettivamente, non lasciano adito a equivoci e si spiegano solo considerando che la mentalità americana di un tempo era molto diversa da quella di oggi.
L’episodio più celebre e nefando è senza dubbio Song of the South, un film che col senno di poi la Disney avrebbe vivamente desiderato non realizzare. Siamo nel 1946 e si tratta del primo lungometraggio in live action per la giovane e florida compagnia: tratto da I racconti dello zio Tom il film porta in scena un vecchio schiavo nero che racconta storie in una piantagione di cotone. Il problema? Beh, la schiavitù viene dipinta in termini a dir poco idilliaci: lo zio Tom passa le giornate a cantare e ballare felice di essere uno schiavo, e sembra trovare la sua massima realizzazione nel raccontare fiabe tenendo bimbi bianchi sulle ginocchia. Ecco un estratto del film, con la celebre canzone “Zip-a-Dee-Doo-Dah“, che si aggiudicò l’Oscar:
Potete ben capire che oggi un film del genere sarebbe impensabile, ma ai tempi in cui uscì in pochi si lamentarono: erano anni in cui i neri nei cinema erano relegati nelle ultime file, e in molti, negli stati del nord, erano convinti che gli schiavi cantassero per esprimere la propria gioia… mentre sappiamo bene che è l’esatto opposto! Forse all’epoca la Disney fu addirittura coraggiosa a puntare su un protagonista di colore, ma in seguito si pentirà amaramente di questo film tanto che dal 1986 è impossibile vederlo in tv o trovarlo in home video! Ebbene sì: l’errore è stato prontamente cancellato…
Due anni dopo, in un fumetto di Topolino, troviamo il personaggio del “Selvaggio Giovedì“, un indigeno africano in cui Topolino si imbatte e a cui cerca di insegnare le norme del “vivere civile”. Giovedì incarna tutti i peggiori stereotipi del selvaggio, commettendo insensati atti di violenza dovuti al suo straniamento. Una citazione, fra le tante frasi di Topolino: “Poveretto! Ha solo commesso degli errori. Non sa fare di meglio. Dovrò essere paziente e insegnargli il modo migliore di fare le cose”. Gulp.
Un altro episodio significativo lo abbiamo con Fantasia (1940), nell’episodio dei Centauri: una bella e bionda centaura viene infatti seguita ovunque dalla schiavetta africana Girasole, piccola e brutta, che ovviamente esegue i suoi compiti con gioia. Realizzato l’errore, la Disney eliminerà del tutto Girasole a partire dall’edizione del film del 1960. Personalmente in effetti non ricordo di aver mai visto Girasole prima di averla cercata su youtube:
Leggendo vari commenti su internet, si trovano altri esempi di stereotipi negativi, quasi sempre dettati da una mentalità che oggi appare superata: gli operai che costruiscono il circo di Dumbo cantano felici mentre lavorano come schiavi, gli Indiani di Peter-Pan sono dipinti con stupidi cliché, in Lilly e il Vagabondo troviamo due gatti cattivi con chiari connotati orientali… Qualcuno arriva perfino a criticare il granchio Sebastian della Sirenetta perchè, da buon caraibico, è felice di non dover lavorare “in fondo al mar”!
L’esempio più recente riguarda però Aladin: la versione inglese della canzone “Notti d’Oriente“, descrivendo i luoghi in cui è ambientato il film (i paesi arabi) recita “Where they cut off your ear if they don’t like your face”… Una frase modificata poi in “Where it’s flat and immense and the heat is intense” nell’edizione in DVD, per non offendere nessuno.
L’esempio di Sebastian ci fa capire però che, viste queste premesse, ormai si tende a lasciarsi un po’ andare nelle critiche ogni volta che viene inserito un elemento razziale in un cartone animato, e La Principessa e La Rana è evidentemente esposto a molte accuse.
L’invito è ovviamente quello di vedere il film prima di esprimersi…

17 commenti
Oddio e pensare che quel film aveva del rotoscopio rivoluzionario, altro che roger rabbit!
Beh, come sappiamo non è che alla Disney siano tuttibrave persone…anzi! Disney stesso era un massone e nei suoi film/cartoni si possono trovare chiari riferimenti al satanismo o al sesso…quindi non mi meraviglierei affatto se ci mettessero anche della propaganda razzista….
Disney era anche un maccartista convinto, che unavolta denunciò l’intera Screen Actors Guild come covo di bolscevichi. E pare fosse antisemita, anche se di questo mi pare non ci siano prove concrete.
Beh era risaputo che Walter Disney era un poco di buono. Pensate che ai suoi dipendenti non permetteva di portare i baffi, lui era l’unico che poteva. Robe da matti…
Viva Paperino comunque! =)
Ed io che credevo che Dumbo fosse un messaggio di accettazione e di valorizzazione della diversità in quanto tale…
Boh,non so. Sinceramente trovo un tantino esagerato il riferimento razzista nei SiamSiamesi di Lilly ed il vagabondo(film al quale,al massimo,si può rimproverare un sentimento un po’troppo filoborghese)per non parlare di Sebastian e degli indiani di Peter Pan.Come si fa a vedere qualcosa di male in un cartone animato dove i pellerossa fumano il calumet e dicono “Augh!”?!… considerando poi la bellissima rappresentazione degli stessi nel film Pocahontas.
Più problematica in effetti la questione della schiavitù dei neri:il video tratto da fantasia è davvero eccessivo.
Per quanto riguarda l’indigeno di Topolino mi sembra piuttosto ovvio puntare sulla sua poca dimestichezza con la “tecnologia” per creare delle gag divertenti,e non ci vedo niente di particolarmente scandaloso;infine mi sembra che fosse diffuso nell’immaginario culturale del tempo una visione un po’ edulcorata della schiavitù(basti pensare a Via col Vento).
Insomma non mi sembra il caso di aprire una caccia alle streghe,e quanto a trovare nei film Disney chiari riferimenti al sesso ed al Satanismo mi sembra ne passi…
Disney sapevo che proveniva da una famiglia di socialisti, infatti in moti suoi cartoni i ricchi e i politici venivano raffigurati come maiali (tipica iconografia della stampa satirica di sinistra).
Durante il maccartismo fu costretto a denunciare alcune persone (che tra laltro erano state corrotte dagli altri studios per farlo fallire) perché sennò avrebbero beccato lui.
In ogni caso all’epoca dovevi fare almeno una o due sparate del genere per essere al sicuro.
E non dimentichiamoci che gli stereotipi spesso non ci si accorge neanche di usarli.
Il travestimento da “piazzista ebreo” del lupo dei tre porcellini fu ideato da uno dei collaboratori di Disney che era Ebreo osservante, ed è una delle cose più tirate in ballo quando si tratta di accusare Disney di nazismo.
In ogni caso la censura dell’epoca non permetteva di trattare la schiavitu’ dei neri se non in chiave idilliaca, quel maledetto codice Hays aveva norme che farebbero venire lo schifo anche a Umberto Bossi, e ho detto tutto.
Riferimenti al sesso ce ne sono qui e là, basti pensare che “I tre Caballeros” all’epoca scandalizzo’ diverse persone (altri tempi…).
Ma la satanismo proprio no, al massimo la strega de “la bella addormentata nel bosco” somiglia vagamente a Baphomet (divinità demoniaca massonica ereditata, dicono loro, dai templari) e sappiamo tutti che fine ha fatto…
PS: Disney rischio’ diverse volte negli anni ’50 di finire dentro perché aveva fatto film contro il nazismo e siccome lui teneva famiglia preferì infangarsi la reputazione piuttosto che finire esiliato o peggio sulla sedia elettrica.
PPS: questo tipo di norme (mi riferisco alla proibizione dei baffi) erano comuni negli studios all’epoca come in molti uffici del resto.
Beh, Det. Bullock, se non credi alla storia del satanismo allora ti basti sapere che qualche anno fa la Disney ha sganciato la bellezza di 70 MILIONI di dollari per evitare un processo a loro carico con accusa di….satanismo! E se erano innocenti che bisogno c’era di evitare tutto?
Trovo che l’articolo sia scritto con l’intelligenza sufficiente a trasmettere il seguente messaggio: “di cose discutibili ce ne sono, ma allora discutiamone invece di attaccare alla cieca”.
Semplice buonsenso, dopotutto, no?
Ci sono prove che Disney fosse di destra, e prove che fosse di sinistra. Ci sono prove che fosse antisemita, e prove che non lo fosse.
E se fosse stato solo un uomo d’affari e un creativo?
Come tutti i grandi, però, è soggetto ad innumerevoli attacchi e altrettante leggende costruite ad hoc.
E per inciso… la norma dei baffi è relativa ai dipendenti dei parchi, per un fatto di immagine e di look non legato alle mode. Cosa che ha un senso dopotutto, no?
EInoltre, parlando di immagine, non trovate comprensibile che una azienda come la Disney eviti di affrontare un processo per satanismo, anche a costo di sborsare fior di quattrini?
Io, da privato cittadino, non vorrei essere messo alla gogna con una tale accusa… e sappiamo bene che in questi casi la gogna scatta ben prima che il processo giunga al termine.
Errori e macchie nella storia Disney? Certo che ce ne sono. E in discreta quantità, aggiungerei. Ecco allora che torniamo all’intelligenza che ho trovato nell’articolo; valutiamo, discutiamo e, se proprio ne sentiamo il bisogno, giudichiamo. Cerchiamo però di non misurare col nostro metro cose fatte un secolo fa in un altro Paese.
Mah, non so… Come ha detto giustamente qualcuno, anche Via col Vento proponeva il tema della schiavitù come qualcosa di naturale, pacifico e incontrovertibile… Eppure nessuno lo criticherebbe più di tanto, in quanto “specchio del suo tempo”…
Invece su Walt Disney si punta sempre il dito, perché in qualche modo, il lato oscuro di ciò che é zuccheroso e infantile, ha un fascino morboso. E infatti su di lui si sono spiegate le più varie leggende metropolitane, come se fosse l’incarnazione di un male mascherato.
Poco importa che la maggior parte dei cartoon Disney sia un inno alla tolleranza e alla multirazzialità (Lilli e il Vagabondo, Gli aristogatti, La Bella e la Bestia, Dumbo, Pochaontas, Cenerentola, La Sirenetta e molti altri), le sporadiche macchie (peraltro spesso conseguenza dei loro tempi piuttosto che di una qualche ideologia) vengono spianate e sottolineate.
Eppure ad un film ci lavorava tanta gente, non era il prodotto di un solo uomo; nel mucchio non nego che possa esserci stato qualche buontempone, anche qualche razzista, nel calcolo delle probabilità. Ma non credo sia il messaggio che prevale.
Forse anche lo zio Walt era marcio, chissà? Nonostante tutto, sbaglierò, ma continuo a preferire uno che crea la sua fortuna sui cartoni animati piuttosto che un magnate delle armi, oppure uno che infrange le leggi di uno stato per poter costruire un parco a tema invece che infrangerle o cambiarle per salvarsi il sedere dal carcere.
Ma la storia dei 70 milioni di $ che la Disney ha dovuto pagare per evitare un processo di satanismo dove salta fuori? Mi sembra ‘na leggenda metropolitana ai confini della realtà che ogni tanto salta fuori (su Internet ho trovato solo vaghi riferimenti al caso e nessuna fonte seria del clamoroso esborso, se si esclude Beppe Grillo… hem). La Disney poi è stata “accusata” di tutto lo scibile umano e disumano (con critiche spesso ridicole: http://www.youtube.com/watch?v=CivLakTKFo4 ).
Parlare di stereotipi negativi(?) o addirittura di razzismo per gli esempi sopra riportati mi pare un (bel) pò esagerato.
@MarcoIn america anche solo una voce è pericolosa per l’immagine di una major (come ormai lo è la Disney), apposta ha pagato prima che la cosa diventasse troppo pubblica che sia vera o meno non aveva importanza, il danno di immagine sarebbe stato irreparabile.
Tra l’altro tra tutte le cattiverie sulla Disney questa è la prima volta che la sento stà cosa del satanismo.
E poi la cosa è recente, non mi pare che riguardi il vecchio Walt.
In ogni caso gettare fango sulla Disney attuale è lo sport più diffuso ormai, però per tutto tranne per il fatto che la loro politica commerciale è piuttosto discutibile, si tira in ballo il razzismo presunto di Walt, la massoneria, il satanismo ma non che spacciano edizioni disco singolo per edizioni speciali (poi dopo 6 mesi esce l’edizione speciale vera a due dischi e il cliente rimane fregato) o la deriva modaiola dei lungometraggi autoprodotti (vedi Chicken Little), ormai la disney si regge (artisticamente parlando) quasi esclusivamente sulla Pixar.
La situazione di oggi non è proprio rose e fiori.
Ma da qui ad accusarli di essere una specie di Morgoth o Sauron ce ne passa!
Secondo me 1986 é una data troppo indietro per corrispondere all’”embargo” di Song of the South.
Mi ricordo che avevo la videocassetta del film a 7-8 anni, e io nel 1986 ci sono NATA. Probabilmente é una cosa più recente.
Comunque a Disneyworld, nel 1999, c’era ancora una giostra ispirata al film, non so se esiste tuttora o meno.
Se parliamo di animazione ok, la disney si regge sulla pixar (che peraltro ha il 51% delle azioni del gruppo, quindi steve jobs oltre a apple e pixar possiede la disney xD). Ma per quanto riguarda media e cinema, la disney è molto potente. Vedi pirati dei caraibi e high school musical
Non ho espresso giudizi su Walt Disney appunto perchè non ci sono prove certe per fare accuse, ho solo commentato alcuni episodi particolarmente evidenti.
Sono convinto comunque che le accuse siano così insistenti solo perchè si tratta di cartoni per bambini, esistono tanti altri esempi di film in live action girati in quegli anni che ono molto più razzisti di questi, ma che circolano ancora senza problemi. La Disney attiri critiche di ogni tipo con molta più facilità.
@Andrea: più che alla potenza mi riferivo al lato prettamente artistico (i film della Pixar sono decisamente migliori) che il la Disney sia una potenza cinematografica in genere è fuori questione.
Bah, la gente che va a cercare certe cose, non ha nulla da fare! Non sono queste accuse che mi impediscono di guardare i cartoni Disney -.- Quelli che non hanno niente da fare se non cercare cavolate del genere nella disney che esca e si faccia amici
eppure…io sono sicura di averlo visto quel film (Song of the South)quando ero più piccola da qualche parte…tv o videocassetta?mmhh..forse videocassetta..ma era dopo il 1986,visto che io sono nata nel 1984!