Jedifil
1 gennaio 2008, 23:31
Detto che l'idea, il concetto e le convinzioni alla base del film di Robert Redford mi vedono personalmente d'accordo... ma qua purtroppo da una buona chance si ottengono risultati per me piuttosto negativi. Un'occasione IMHO perduta, insomma.
Troppo (banalmente) parlato per due noiose storie su tre; e la terza, che dovrebbe essere la parte d'azione bellica, è invece scontata e inverosimile. Cruise ormai fa le faccette cruisiane in ogni personaggio, che teoricamente dovrebbe essere diverso ma risulta sempre uguale a se stesso; Redford invece, secondo me, è suonato: sceglie sempre lo stesso sfigatissimo ruolo sessantottino e diventa ogni volta sempre più ridicolo! L'unica che ne esce bene (come sempre) è la Streep, sinceramente e dolorosamente critica e autocritica, che però qua è meno convinta del suo solito.
L'unico raggio di speranza, il ragazzetto "intelligente ma sfiduciato" per il quale dovremmo parteggiare e che dovremmo sostenere nel recupero, perché è la "possibilità di ottimismo e redenzione per una civiltà decadente" ecc, è di un'antipatia rara.
Il tutto l'ho trovato mosso da buone intenzioni teoriche ma pesantemente condito da notevoli e fastidioserrime dosi di ipocrisia e incoerenza, più la solita semplificazione scemotta tipo Bignami di storie, problemi e tragedie complessissimi... bah.
* e 1/2 su 5 stelle.
(Certo che l'America di oggi ne ha di sensi di colpa, eh. Ma chi e perché li ha? Pochi cine-intellettualoidi 60enni radical chic, perché va di moda e fa tanto "contestazione" e rimembranze di giovinezza vietnamita ecc? Da questo filmetto sembra proprio e solo così.)
Troppo (banalmente) parlato per due noiose storie su tre; e la terza, che dovrebbe essere la parte d'azione bellica, è invece scontata e inverosimile. Cruise ormai fa le faccette cruisiane in ogni personaggio, che teoricamente dovrebbe essere diverso ma risulta sempre uguale a se stesso; Redford invece, secondo me, è suonato: sceglie sempre lo stesso sfigatissimo ruolo sessantottino e diventa ogni volta sempre più ridicolo! L'unica che ne esce bene (come sempre) è la Streep, sinceramente e dolorosamente critica e autocritica, che però qua è meno convinta del suo solito.
L'unico raggio di speranza, il ragazzetto "intelligente ma sfiduciato" per il quale dovremmo parteggiare e che dovremmo sostenere nel recupero, perché è la "possibilità di ottimismo e redenzione per una civiltà decadente" ecc, è di un'antipatia rara.
Il tutto l'ho trovato mosso da buone intenzioni teoriche ma pesantemente condito da notevoli e fastidioserrime dosi di ipocrisia e incoerenza, più la solita semplificazione scemotta tipo Bignami di storie, problemi e tragedie complessissimi... bah.
* e 1/2 su 5 stelle.
(Certo che l'America di oggi ne ha di sensi di colpa, eh. Ma chi e perché li ha? Pochi cine-intellettualoidi 60enni radical chic, perché va di moda e fa tanto "contestazione" e rimembranze di giovinezza vietnamita ecc? Da questo filmetto sembra proprio e solo così.)