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Cadillac
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« Risposta #20 inserita:: 21 Gennaio 2008, 11:56:52 » |
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L'ultimate freedom di Christopher McCandless si chiama Stampede Trail, un lungo sentiero disperso nella natura selvaggia dell'Alaska all'interno del Denali National Park. E la sua casa è un vecchio autobus della Fairbanks Transit System degli anni '40 utlizzato come rifugio d'emergenza dai minatori che un tempo si ritrovavano in condizioni climatiche poco agevoli. Un autobus con tanto di stufa a legna, un materasso, alcuni utensili per tutti gli usi, in una zona incontaminata e fuori dal mondo. La Parks Highway è a 20 miglia a est, e i rifugi dei ranger sono a non più di un'ora di cammino. Il fiume Teklanika divide l'autobus dallo Stampede Trail che poi accede all'autostrada e alle strade limitrofe che portano a Healy e a Fairbanks. Gran posto per scegliere di evadere, di stare a contatto con la natura. Ma rischia di essere anche il posto per andare a morire. Molta gente ancora si impunta sul fatto che Christopher McCandless fosse un totale ingenuo, inesperto, e che la sua avventura sia andata a finire con un involontario suicidio, ma alla fine la natura ha vinto, le sue regole sono inaggirabili, è una cosa ben più forte di qualsiasi essere umano. Sembra che Sean Penn abbia però scolpito un monumento in cui tutti sono inaggirabili, non solo le regole della natura, ma anche gli Stati Uniti in loro stessi e negli uomini che comandano, non esistono solo le foreste così come le vediamo, fitte e difficili da sorpassare, ma anche l'uomo ha una natura emotiva e caratteriale che è altamente complicata. Siamo di fronte a un film tutt'altro che semplice e convenzionale, al quale all'inizio qualcuno aveva già appioppato un bollino da manifesto per la Marlboro Country, ma non si tratta di stare a parlare di bei sentimenti e di retorica, nè di contemplare il Monte McKinley o il Grand Canyon o la Salvation Mountain a Slab City, nè i campi di grano di Carthage nel South Dakota (i rimandi visivi a Malick e a "I Giorni del Cielo" si sprecano). E' qualcosa di molto più complesso e articolato. Penn sceglie comunque il metodo di narrazione adottato da Krakauer nel libro, spezzettando la vicenda in capitoli leggermente sconnessi (apertura sullo Stampede Trail fino a proseguire tra flashback e flashforward), e come Krakauer individua benissimo il fulcro e il messaggio da stampare nelle menti, cioè la lungimirante complessità della natura umana. Come un tempo il giovane poeta Everett Ruess decise di vivere nel deserto tra Utah, Arizona e le Sierras, anche Christopher McCandless decide di rinunciare a una vita agiata per sfuggire dalla falsità e dalla menzogna che lui stesso attribuisce alla sua famiglia. Non abbiamo idea di cosa Everett Ruess imparò nel suo viaggio (che terminò con la sua morte, presumibilmente per un incidente), ma sappiamo cosa impara Chris, cioè che la felicità è tale solo se condivisa. Credo che al momento della sua partenza dall'autobus, nell'estate del 1992, Chris avesse imparato abbastanza per poter tornare con più serenità ai suoi vecchi ambienti, magari non necessariamente a casa, ma in compagnia di coloro che lo avevano amato durante la sua esperienza, da Wayne Westerberg (ottimo Vince Vaughn) a Rainey e Jan Burres, coppia di hippy dai grandi principi, da Ron Franz (nome inventato da Krakauer per mantenere la privacy sul vero personaggio - interpretato da uno straordinario e profondo Hal Holbrook) alla giovane Tracy (personaggio affidato a Kristen Stewart e ampliato da Penn, in quanto nel libro di Krakauer veniva accennato appena). Penn dirige per lo più con macchina a spalla, un lungo e dissestato cammino a seguire il Supertramp nei suoi pellegrinaggi, scegliendo una via semi-onirica di descrivere l'alienazione e la solitudine, e la complessità del suo personaggio chiave (splendida la scena in cui vede sè stesso elegante e impomatato in un bar alla moda), soffrendo con lui, dondolando e ansimando nella sua agonia, ma anche rimanendo sobrio e splendente nei momenti di solarità. Gigantesco Emile Hirsch, punto chiave e anima totale del film, un esempio a 360° di immedesimazione. Basterebbero gli ultimi 15 (molto) strazianti minuti del film a dare alla sua performance il titolo di migliore dell'anno. Bellissime le musiche di Eddie Vedder, molto più efficaci a mio avviso di qualsiasi altra sinfonia pluristrumentale. L'ultima immagine del film va all'autoscatto del vero Chris McCandless seduto davanti al "magic bus" che in principio gli dette la felicità e in cui alla fine emanò l'ultimo respiro. La riprova è che il cinema ha bisogno di persone consapevoli e competenti come Penn e di film come "Into the Wild", una poesia sobria ma sospettosa, che investiga sull'animo umano e sulla sua natura.
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Il Borg
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« Risposta #21 inserita:: 21 Gennaio 2008, 12:07:11 » |
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Complimenti per la recensione Cadillac!  Film da vedere assolutamente, venerdì sarò al cinema a tutti i costi, anche solo per gustarmi quegli splendidi ambienti che sono stati filmati!
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« Ultima modifica: 21 Gennaio 2008, 12:39:56 da Il Borg »
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« Risposta #22 inserita:: 24 Gennaio 2008, 18:04:21 » |
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Domani esce, finalmente, il film di Sean Penn!  Chi andrà a vederlo?
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« Risposta #23 inserita:: 24 Gennaio 2008, 18:20:06 » |
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Spero che arrivi presto nei cinema della mia città...non ho mai visto Penn alla regia e sono curioso di vedere come il grande attore si è cimentato in questa impresa...
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SirVictor86
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« Risposta #24 inserita:: 24 Gennaio 2008, 18:22:23 » |
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Oggi ho finito di leggere il libro. Una storia commovente che saprà dare una bella dose di emozioni al cinema! Jon Krakauer ha saputo ricostruire con molta precisione l'accaduto e riesce a convincere il lettore; mi è piaciuta molto questa frase presente nel libro: "Simbolo della completa rottura col passato fu l'adozione di un nuovo nome: da quel momento non si sarebbe più chiamato Chris McCandless ma Alexander Supertramp, il vagabondo padrone del propio destino".
A proposito del secondo nome "Alexander Supertramp" è riferito a qualche personaggio della letteratura (vista la passione di McCandless per i libri) o è completamente inventato?
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« Risposta #25 inserita:: 24 Gennaio 2008, 18:31:12 » |
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ah domani vedrò Non è mai troppo tardi o al massimo Aliens Vs Predator 2, per Into the Wild aspettero la settimana prossima dai..
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fumaluca
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« Risposta #26 inserita:: 24 Gennaio 2008, 19:58:38 » |
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Sicuramente questo fine settimana mi fiondo al cinema a vederlo!!!
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gorbag
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« Risposta #27 inserita:: 24 Gennaio 2008, 20:05:27 » |
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Io ci andrò domani sera, ma temo moltissimo per il doppiaggio. Il trailer italiano è agghiacciante da quel punto di vista.
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Cadillac
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« Risposta #28 inserita:: 26 Gennaio 2008, 01:53:22 » |
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Rivisto in un piccolo cinema appartato di Livorno. Non malissimo il doppiaggio, dal trailer temevo il peggio (certo che il timbro originale di Hirsch e quello di Holbrook sono ai limiti dell'indoppiabile). Forse si esagera con i sottotitoli, e al momento in cui parte "Society" di Vedder è un gran casino, sottotitoli che scorrono velocissimi per riportare in italiano sia le parole della canzone che quello che scrive Hirsch in quelle scene. Al di là di questi piccoli nei tecnici, imputabili solo alla versione italiana, film che è a un tiro di schioppo dal capolavoro. Il termine "libertà", con questo film, rischia di essere dilatato in un intero vocabolario, non sarà più lo stesso.
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Francesca
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« Risposta #29 inserita:: 26 Gennaio 2008, 09:53:35 » |
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uffa ieri non sono potuta andare a vederlo x cause di forza maggiore  spero domani (cmq entro mercoledi l'avrò visto)
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Il Borg
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« Risposta #30 inserita:: 26 Gennaio 2008, 14:29:37 » |
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E’ raro che ultimamente scomodi la parola “capolavoro” per un film, questo non perché non consideri il cinema americano, da sempre il mio preferito, in buona salute, semplicemente le pellicole straordinarie, quelle in assoluto stato di grazia, tendono a latitare. Di conseguenza il momento in cui finalmente ne troviamo una andrebbe salutato come un evento da benedire, da lodare fino alle lacrime. Per il film di Sean Penn andrebbe fatto questo, perché questa sua toccante, sensibile, lancinante opera è un capolavoro. Sì, senza il minimo dubbio, è un capolavoro. Che i film di questo attore prestato alla regia (ma a questo punto bisognerebbe dire il contrario) mi abbiano sempre ampiamente colpito non ne ho mai fatto mistero, ma “Into The Wild” oltrepassa quel livello di forza che già le opere precedenti si erano imposte. Di fronte ai film straordinari temo sempre che le mie parole siano inadeguate e goffe. Forse la cosa migliore sarebbe consigliare semplicemente la visione, evitando così commenti enfatici, poco onesti, pretesti per far sfoggio di sensibilità spesso affettate, sofismi tristi e avvilenti, forse consigliare il film e basta porterebbe maggior rispetto all’opera stessa, in accordo con il suo prezioso messaggio di verità, intesa come pulizia dal superfluo dei sentimenti e dagli orpelli del mondo esterno, che ci rendono burattini degli eventi, maschere alla mercé delle più disparate circostanze. Pardon, forse sono caduto io stesso nella trappola dei sofismi, si vede che il mio percorso è ancora lungo. Vi prego quindi, vedete il film, vivete il film, godete del viaggio di un ragazzo sensibile che va esplorando luoghi terreni di pari passo ad un viaggio interiore, ad un'analisi onesta e pura di se stesso e di chi lo circonda; godete degli incontri commoventi e divertenti che farà durante questo viaggio, confronti analizzati con la meraviglia e lo stupore della poesia; godete di quella natura così meravigliosamente fotografata, meta ambita e punto di non ritorno di una consapevolezza che si realizzerà nel momento definitivo; godete della recitazione del cast e soprattutto del protagonista: i personaggi sembrano persone autentiche osservate ignare da un occhio celato, ed Emile Hirsch è impressionante nella sua dedizione e nel suo impegno, nella recitazione perfetta e veritiera; godete molto meno se, da quanto ho capito, l’oscar non gli darà il riconoscimento che merita; godete di quella regia ubriaca e straordinariamente lirica, che segue palpitante gli ambienti e i personaggi; godete di quel finale struggente, dove il protagonista, consumato, riesce finalmente a vedere con quella chiarezza che aveva sempre rincorso, che sogna un abbraccio con i suoi genitori pur chiedendosi se i loro occhi avrebbero percepito quella visione di cui era stato beneficiato grazie al suo viaggio, grazie all’offerta illuminante ma spietata delle terre selvagge; godete del film è basta, scoprite da soli quel semplice eppure così complesso e inafferrabile (nella vita) messaggio finale, dimenticate questo commento che non è riuscito a non essere inutile, godete di quest’opera, andatela a vedere, davvero, perché sinceramente è un capolavoro.
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« Ultima modifica: 26 Gennaio 2008, 14:40:36 da Il Borg »
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SirVictor86
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« Risposta #31 inserita:: 26 Gennaio 2008, 19:57:43 » |
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Nel mio cinema ancora non l'hanno messo, hanno dato la precedenza a Scusa ma ti chiamo amore..."Scusate ma sono senza parole" (un'alternativa al titolo)! 
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Roby
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« Risposta #32 inserita:: 26 Gennaio 2008, 20:58:55 » |
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Io vado a vederlo domani  Davvero non vedo l'ora, ne parlate tutti benissimo, sono molto curiosa 
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fumaluca
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« Risposta #34 inserita:: 27 Gennaio 2008, 19:42:44 » |
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Ragazzi, l'ho visto questo pomeriggio!!! Davvero bellissimo, paesaggi meravigliosi, una storia strabiliante, personaggi bellissimi, musica travolgente!!! Un film emozionante, trascinante... alla fine non nego che mi sono commosso!!!
Tutto il cast bravissimo, Emile Hirsch è strepitoso!!! Consiglio a tutti di vedere questo film!!! Guardatelo!
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« Risposta #35 inserita:: 27 Gennaio 2008, 21:33:44 » |
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Non malissimo il doppiaggio, dal trailer temevo il peggio (certo che il timbro originale di Hirsch e quello di Holbrook sono ai limiti dell'indoppiabile). Forse si esagera con i sottotitoli, e al momento in cui parte "Society" di Vedder è un gran casino, sottotitoli che scorrono velocissimi per riportare in italiano sia le parole della canzone che quello che scrive Hirsch in quelle scene. Quoto! Tutto sommato sono rimasto favorevolmente colpito dal doppiaggio. Curioso il fatto che nel cinema in cui ho visto il film, non vi era traccia di sottotitoli. La cosa mi ha un po' infastidito poichè con me erano presenti alcuni amici che non masticano l'inglese, e di conseguenza la visione è stata per loro più difficile del previsto.
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e se la realtà non fosse altro che una malattia?
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« Risposta #36 inserita:: 27 Gennaio 2008, 21:52:27 » |
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Visto!  Un film stupendo!  Penn torna alla regia dopo tipo 6 anni! non è che ami molto il suo passato (nn quello d'attore ovvio)...ma questo film è sicuramente un capolavoro! Una regia mai noiosa che si sperimenta soprattutto con il vario usco dello split screen! Immagini meravigliosi merite dell'unione tra la natura e la regia di sean penn! Trovo sia un film difficile da girare perchè rischi di risultare pesante e la cosa che mi ha sorpreso è che sean riesce cmq a far fluire tutta la storia senza fare mai annoiare e attirandoti sempre più nel viaggio e nella crescita di questo ragazzo! L'attore il ragazzo Emile Hirsch (se si scrive così) è stato bravissimo! Una prova che nella parte finale anche se con più profondità sembrava assomigliare molto a quella di bale per l'uomo senza sonno! si è dovuto dimagrire in una maniera eglatante! cmq bravissimo! La storia contiene molti messaggi...stupenda...fa pensare la storia di questo ragazzo..io mi ricordo di averla sentita quando fu..e mi sn comprato il libro qualche giorno fa e letto in un fiato (ve lo consgilio) Piccola nota per la colonna sonora made in Vedder!!!! favolosissimississima  !!!!!! vabbè basta....ora apetto di leggere i vostri commenti...cè molto da parlucchiare su questo film! (snobbatissimo dall'accademy...cm altri film che sono stati snobbatissimi...come sweeney todd...I'm not there...già)
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Simone
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« Risposta #37 inserita:: 27 Gennaio 2008, 22:32:25 » |
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Lo vedrò domani ^_^ X Robert: sono diversi anni che non ti vedo, ma sbaglio o Emile Hirsch ti somiglia?? 
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« Risposta #38 inserita:: 27 Gennaio 2008, 23:05:24 » |
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A proposito di sottotitoli, l'unica pecca sono proprio quelli ma è inutile dire che è un problema solamente dell'edizione italiana!!! Ad un certo punto del film viene mostrato Christopher scrivere mentre una canzone passa di sottofondo... in quel momento si altrenano i sottotitoli per le traduzioni della lettera che scrive e delle parole della canzone!!! Purtroppo lì c'è un po' di confusione ma di sicuro non indebolisce per niente il film che rimane strepitoso!
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e se la realtà non fosse altro che una malattia?
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« Risposta #39 inserita:: 28 Gennaio 2008, 08:28:44 » |
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concordo pienamente sui sottotitoli...è vero che magari qualcuno non capisce l'inglese (per fortuna ho parenti in california e ormai l'inglese lo mastico) però spesso una canzone non ha bisogno di essere sottotitolata per essere compresa!!!!!!
bellissima Guaranted!!!!
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