l'idea di aprire una discussione del genere, mi è venuta dopo aver visto ieri sera in TV Sotto il sole della Toscana. Era un film che mi ero perso al cinema nel 2004 e che, fino a ieri sera, non avevo ancora visto.
La storia è semplice e già di per se un luogo comune: americana depressa dalla fine del matrimonio e stressata dal grigiore metropolitano, lascia tutto e si trasferisce in Italia, dove, tra ristrutturazioni di vecchie case ed amori impulsivi, riscoprirà il vero valore delle cose e ciò che effettivamente conta nella vita.
Devo dire che, a conti fatti, alcune frasi del film restano impresse e non si può negare che comunque l'opera ha un suo perchè. Tuttavia, che sia voluto o meno, il film diventa irritante quando rivela la sua farcitura di clichè sugli italiani al limite del macchiettismo. E' vero: a giudicare da film come questo, sembrerebbe proprio che all'estero l'Italia venga vista come un'immensa Napoli anni '50.
Il film inizia nella Los Angeles attuale, in un contesto che però ricorda molto Sex and the City; quindi ritroviamo il solito party tutti-in-piedi coi flutes pieni di champagne, i soliti locali dal design minimalista ma dove è sempre possibile improvvisare una festa di compleanno con tanto di torta al cioccolato (per 15 persone anche se si è in 3), gli studi legali ricchi di noce lucidato alle pareti, le case sempre da rivista da arredamento ed il solito monolocale squallido con i soliti 10 gradini all'ingresso. Fin qui sembrerebbe la solita commedia americana. quando però ci trasferiamo in Italia, ecco qua che dal 2004 (anno del film) passiamo al 1958:
l'italia è un paese fortemente cattolico e particolarmente devoto alla Madonna; nel mercato cittadino di città come Cortona si vendono papere vive, pulcini e grappoli di peperoncini; Roma pullula di giovani maschi arrapati che non hanno mai visto una straniera; le donne italiane sono fataliste e passionali; la professionalità cede il posto al più plateale "volemose bene"; l'abbigliamento e le acconciature sono ancora quelle del '58; il maschio italiano è sempre e comunque un inaffidabile sciupafemmine. L'unica cosa veritiera è il fatto che oggi, come manovalanza edile, trovi solo gente straniera che non parla italiano.
La regista non nasconde un'ammirazione per Fellini, che più volte cita, ed a tratti sembra molto vicina allo stile Ozpetek ma poi, non si riesce a capire proprio perchè vuole farci credere che l'Italia sia ancora quel paese variopinto e folkloristico dei fiaschi di vino e delle tovaglie a quadretti rossi (tanto care a tedeschi ed americani). Meno male che il matrimonio finale non finisce nella solita aia sotto il pergolato e dove poi tutti ballano al suon di fisarmonica...
citate gente! citate tutti i film dove i clichè dominano la scena.



Rispondi Citando



