
Originariamente Scritto da
Lenny

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Il Borg

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Rorschach
E prova a venire in italia a parlare di Sclavi e Tex. Allora? Asterix non mi sembra per nulla un fumetto commerciale. Ed in ogni caso le tue esperienze a fini statistici non contano nulla

Sclavi per Dilan Dog, con Tex c'entra assai meno...

E se vieni in Italia e chiedi a qualcuno "Tiziano Sclavi è il creatore di che cosa?" I più faranno una faccia inebetita...
Verissimo, le mie esperienze personali non contano nulla, ma i riconoscimenti agli autori molto di più...
Poi, insomma, che Asterix non sia un fumetto popolarissimo (e quindi che non ha venduto tanto), mi sembra oltremodo opinabile...
Mi sa che il Borg abbia tremendamente ragione.
Almeno per come la percepisco io...
Qui da noi i preparati in materia sono i lettori di fumetti, ma i lettori di fumetti da noi sono una categoria a sè che, nonostante ci sembri numericamente importante per via delle nostre rispettive cerchie di amici, è in realtà una discreta minoranza.
Tolte le eccezioni modaiole come Dylan Dog, letto dieci anni fa da credo almeno il triplo (volo basso) del pubblico di oggi (gran parte fidelizzato dagli anni 90, infatti è perlopiù un pubblico di 30enni che quando smetteranno suggelleranno la pensione per Bloch e la fine dell'indagatore dell'incubo) o gli irriducibili di Tex come mio padre, chi legge\compra fumetti una tantum come fosse un tascabile da 100 pagine?
Devo forse ricordare che Mister No ha chiuso i battenti?
Che il destino di Nathan Never (da fonti interne Bonelli risalenti a circa un anno fa) è appeso da tempo al sottilissimo filo delle vendite sempre più scarse dopo un iniziale boom figlio più dell'allora moda del futuristico (più che sci fi)-cyberpunk che d'altro?
Che una serie che ha regalato grandi momenti come Zagor sta morendo lentamente o che lo stesso Tex (unica creatura tutelata al massimo dai vertici della Casa Editrice per motivi d'affetto familiare) sta vedendo sparire pian piano la prima e più fedele generazione di lettori per motivi anagrafici e non c'è un rinnovo?
Qui da noi c'è una base di "scoglio culturale": Magnus, Toppi, Pratt (già meno), Tacconi e company sono conosciuti nel giro dei lettori, ma fuori dalla cerchia sono signori nessuno.
Moore, per dire il numero 1, all'estero è considerato uno scrittore a tutti gli effetti e rispettato come tale, poco importa se le storie che scrive poi vengano imbaloonate piuttosto che stampate su un paperback.
Leggevo i miei comics in spiaggia mentre una vicina d'ombrellone pontificava sulle letture giuste dall'alto del suo Dan Brown (che avevo letto, più per dovere che per piacere, in due sere qualche settimana prima)...
L'impaginazione e\o la presenzao meno d'immagini sono, volenti o nolenti, la discriminante di una buona lettura o meno.
Leggere storie che contemporaneamente ti riportano a valori immortali come la lealtà, l'onestà o lo spirito di sacrificio sono posti in secondo piano rispetto a storie deprimenti di gente comune che si barcamena tra bassezze e malignità, poco da fare.
Ai tempi di mio padre, classe 38, leggevano Dumas, Salgari, Tex, Nembo Kid, Bleck Macigno e l'Uomo Mascherato ed è venuta su una generazione, anche per altri motivi per carità, di gente con le palle cubiche e dai forti e radicati valori.
Oggi crescono con Moccia e vanno in crisi per un cellullare vecchio di due mesi...
E le uniche "cose" che vendono sempre bene sono i manga, che salvo rare eccezioni rispecchiano l'idea che si ha dei fumetti nei salotti dei parrucconi: storie surreali da leggere d'un fiato per disimpegnarsi o poco più.