Senza ombra di dubbio siamo di fronte a due geni dell'animazione, entrambi degni di rispetto pur nelle evidenti divergenze sia sul piano stilistico sia contenutistico. Forse la differenza più evidente risiede nel fatto che Disney rielaborasse fiabe classiche preesistenti, mentre Miyazaki sviluppi le sue storie direttamente dalla fantasia. Sarà che sono cresciuta a 'pane e Disney'ma come non ricordare il tratto inconfondibile di Walt e la magica, irripetibile fluidità di movimento che sapeva infondere alle sue creature? In questo ambito lo stile di Walt è a mio avviso nettamente superiore alla tecnica di Miyazaki, perché più curato nel dettaglio e meglio definito.
Poi sono pareri personali, of course!
Certamente Miyazaki ha una fantasia incontenibile nel creare storie sempre incredibili e avvincenti, ma non dimentichiamoci che la matita magica di Walt ha saputo inventare una miriade di personaggi nuovi all'interno della sua personalissima rilettura delle fiabe classiche, di cui ha modificato la trama epurandola dei passaggi più ostici delle favole originarie e arricchendola con situazioni nuove e dialoghi irresistibili (pensate ad esempio a quelli esplosivi in Cenerentola tra il re e il Granduca Monocolao)
Perciò in buona sostanza la rilettura dei classici non ha impedito a Walt di metterci molto di suo, di creare e inserire elementi nuovi nelle favole.
Certamente Miyazaki progetta e disegna ex novo le sue storie, cioè le concepisce interamente nella sua fantasia senza ipirarsi ad un testo preesistente e creando una sua poetica personale. In questo certamente è superiore a Disney, che invece imho prevale sul piano tecnico e non ha comunque nulla da invidiare a Miyazaki sotto il profilo dell'inventiva nei personaggi.
Definendo Miyazaki 'Il Disney nipponico' farei certamente arrabbiare Hayao (famoso per il non facile carattere...) ma vorrei suggerire che in qualche modo il maestro orientale si ponga quale erede ideale di Disney sviluppando tecniche e temi legati all'animazione, pur con le dovute differenze.
Sempre a proposito di Myazaki, vi rimando alla lettura di questa splendida recensione, copia-incollata da http://frameonline.it, su cui modestamentescrivo pure io.
"In un’epoca in cui l’infanzia rischia di dissolversi e di lasciare il posto a un’adolescenza sempre più precoce e priva di maturità, Hayao Miyazaki è forse l’unico autore contemporaneo in grado ancora di raccogliere l’eredità della grande tradizione letteraria e cinematografica infantile e di farla rivivere con analoga purezza e autenticità. In particolare, quest’ultima fatica del vate dell’animazione giapponese, presentata alla Mostra del Cinema di Venezia 2008, costituisce quasi un trattato sulla percezione e sulla psicologia del bambino, sul multiforme e polimorfo potere dell’immaginazione e sull’inesauribile energia vitale dei piccoli. In questo senso, come è stato già ampiamente sottolineato, Ponyo sulla scogliera si riallaccia in particolar modo a una delle più commoventi gemme dello Studio Ghibli, quel Mio vicino Totoro che non a caso Lucky Red ha intenzione di distribuire prossimamente nei cinema, dando il via a un doveroso (quanto tardivo) recupero della filmografia del maestro anche nei nostri schermi. Proprio come Totoro, un buffo e rotondo animale immaginario, anche la piccola Ponyo, pesciolina rossa che vuole diventare umana, rappresenta la fragorosa entrata in scena di un perturbante fantastico in grado di sconvolgere positivamente e di riequilibrare un nucleo familiare almeno in parte disfunzionale. Così Totoro piomba nella casa delle sorelline Satsuki e Mei, trasferitesi con il padre in un villaggio di campagna dove è ricoverata la mamma gravemente malata. L’arrivo di Ponyo, invece, scombussola la vita del piccolo Sosuke e della madre Risa, che tenta con difficoltà di crescere il figlio nell’assenza del padre Koichi, sempre in viaggio per mare.
In entrambi i contesti Miyazaki pone l’accento sulla totale apertura e disponibilità del mondo infantile nei confronti dell’ignoto e del diverso. Un universo valoriale, quello dei bambini (ma anche degli anziani, che per certi versi sono accomunati ai fanciulli, come si nota sia nel Castello errante di Howl, sia in questo film), che è notevolmente più ricettivo rispetto a quello degli adulti, ed è incapace di porre steccati che limitino lo sconfinare della fantasia. Sarà forse improprio tirare in ballo il solito vecchio “fanciullino” pascoliano per un autore del ventesimo secolo che ha vissuto a centinaia di chilometri dall’Italia (ma che è pure molto attratto dalla cultura del Belpaese, come testimonia Porco rosso). Tuttavia per Hayao Miyazaki è indubbio che la creazione artistica si identifichi da sempre con la fantasia infantile. Inoltre, la poetica del regista trova il suo fondamento proprio nella dimensione naturale come essenza vitale imprescindibile da cui scaturisce un messaggio estetico e (soprattutto) morale. La Natura, per Miyazaki, è un caleidoscopico universo delle “corrispondenze”, in cui dietro a ogni elemento si nasconde un simbolo che rimanda a un valore universale. Si dispiega così una vasta “demografia del fantastico”, piena di creature immaginarie e chimeriche (influenzata sicuramente, è il caso di chiarirlo, più dall’animismo scintoista che dal simbolismo occidentale).
Elemento principe di questa vera e propria mitologia è il mare, che (assieme al cielo) costituisce per Miyazaki – sin dai tempi della serie televisiva Conan, ragazzo del futuro, prima regia del maestro nel 1978 – l’elemento primordiale dispensatore di vita, l’abbraccio amniotico con cui la Madre terra avvolge le sue creature (non è, difatti, casuale la predilezione dell’autore per le figure femminili). Nella personale cosmogonia del maestro giapponese il dinamismo vitalistico e proteiforme dell’acqua e dell’aria si contrappongono alla rigidità fredda e stolida della terra e del fuoco. Principi puri e immutabili su cui si poggia l’eterna dicotomia tra naturale a artificiale, uomo e macchina, che definisce la nostra civiltà. Ponyo sulla scogliera si situa perfettamente entro queste coordinate, mettendo in scena ancora una volta lo scontro tra la forza primordiale dell’Oceano, brulicante di vita (simboleggiato dalla prodigiosa Ponyo), e l’insignificante società degli uomini, capaci solo di “inquinare” le loro emozioni e di complicare ciò che è immediato (vedasi l’esilarante scena in cui Risa e Koichi dialogano mediante la segnaletica luminosa).
Più che semplicemente ecologiste, le opere di Miyazaki portano avanti un’ecologia dell’animo, in cui la sintonia con la natura coincide in primo luogo con una compartecipazione dei sentimenti e delle passioni umane. Non poteva che essere disegnato tutto a mano Ponyo sulla scogliera. È come se, con la semplicità e la delicatezza di quei tratti pastello, Hayao Miyazaki avesse voluto infondere una personale carezza a tutti i suoi spettatori, piccoli e grandi".
Roberto Castrogiovanni, 16/03/2009
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) ma vorrei suggerire che in qualche modo il maestro orientale si ponga quale erede ideale di Disney sviluppando tecniche e temi legati all'animazione, pur con le dovute differenze.
scrivo pure io.
Rispondi Citando
(sarei proprio messa maluccio) ma comunque le fiabe copyright zio Walt la condizionarono in senso del tutto positivo e assolsero pienamente la loro funzione di accostamento alle tematiche contenute nelle fiabe).

