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La sceneggiatura di Giovanni Di Gregorio cuce insieme alcune delle più note “leggende metropolitane”, facendone interagire i suoi protagonisti senza peraltro elaborare varianti significative o riletture originali ed anzi le previste agnizioni finali dei soggetti delle varie storie confluiscono nella filosofia spicciola ,che spiega la necessità della loro diffusione , e dunque la loro perdurante notorietà.Si rivede l’agente Jenkins con le consuete gag basate sull’interpretazione letterale delle metonimie; mentre il finale rimanda ad un gioco di specchi in cui l’autore è “dettato” da Dylan che a sua volta sta scrivendo una storia su se stesso.
Riconoscibile la mano di Ugolino Cossu ai disegni, ma sfugge il senso complessivo dell’operazione se non riconducendolo a scarsa ispirazione.
In quarta di copertina il richiamo alle ristampe DYD a colori con il Gruppo Espresso. Che mantengono, alla terza uscita , l’arricchimento dei contributi redazionali , ma pure una colorimetria che si potrebbe negativamente definire come “smarmellata".
Dylan dog 318 "Leggende urbane".



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