Il mio parere è ben diverso da quello di Alò, ma questo penso si fosse già ben capito. Per me il cinema di Burton non è affatto peggiorato dopo il '96 (affetto a parte).
Tim Burton ha sperimentato nella prima decade del 2000 tanto quanto nella prima parte della sua carriera. E' maturato tecnicamente e continua ad ascoltare il suo stato d'animo e le sue sensazioni. In un periodo in cui forse sentiva il bisogno di essere più morbido, anche verso se stesso, ha tirato fuori dal cilindro Big Fish ad esempio. Subito dopo è tornato ad uno spirito sarcastico ed acido con La Fabbrica del cioccolato (film molto sottovalutato a mio avviso), per poi piombare nel nero assoluto in Sweeney Todd. E questi film a me sono piaciuti moltissimo (senza dimenticare La Sposa Cadavere).
Per me non è un male neanche che il personaggio di Depp in Dark Shadows somigli a Carmelo Bene. Da sempre i personaggi di Burton si ispirano alle maschere del primo cinema horror e dell'espressionismo tedesco, maschere molto spesso proprio di originale teatrale (Il Dracula di Browning e il Frankenstein di Whale sono adattamenti di opere teatrali ad esempio), o comunque vicine a quelle che comunemente vengono utilizzate a teatro.
Fortunatamente questo Barnabas Collins somiglia ad un vampiro dei più classici (certo, riproposto in una nuova chiave), e magari anche a Carmelo Bene, ma questo a mio avviso non è né strano né un male.
"E' satira, è un melò, è una storia d'amore?" si chiede Alò. Per me è ogni cosa e contemporaneamente nulla di tutto questo. Credo anzi che la natura del film stia proprio nella bizzarra commistione di generi. E' un b-movie da 150 mln di dollari. E' un outsider che si inserisce in un cinema commerciale e pop (praticamente la storia dello stesso protagonista del film...), un paradosso che calza perfettamente al regista.
Un film imperfetto ma che ha permesso a Burton di ottenere qualcosa di ulteriormente diverso rispetto ai suoi ultimi lavori. In questo senso credo che incappare in qualche sbavatura fosse quasi propedeutico.
Ora sarà interessante guardare al prossimo passo, sperando che non si tratti di Beetlejuice2 ().
Condivido di più invece il parere di Andrea riguardo gli effetti visivi, e in questo senso considerare il 1996 un effettivo turning point nella carriera del regista non è così sbagliato. Con Mars Attacks! (1996) Tim Burton si trovò costretto per la prima volta a sostituire gli effetti in stop motion, che aveva inizialmente previsto per il film, con delle animazioni digitali. Una scelta condizionata dalla produzione e motivata principalmente dallo scarso tempo a disposizione (male comune per molte produzioni recenti). Da lì in poi, addio stop motion ed effetti naif nei film in live action di Burton.
Ancora qualche pupazzo in animatronic e piccole trovate artigianali si trovano in Sleepy Hollow o Big Fish, ma con effetti più puliti e meno "puri" (effetto artigianale affiancato al digitale). Niente più vermi delle sabbie per intenderci (vedi Beetlejuice) né dinosauri rossi (Pee Wee's Big Adventure) tentacoli o altro (titoli di testa di Ed Wood ad esempio). Piuttosto da quel momento è iniziato un graduale processo di avvicinamento alle tecniche digitali. Prima il grosso lavoro ne La Fabbrica del cioccolato, fra Oompa-Loompa da moltiplicare all'infinito e ascensori di cristallo, poi il largo uso di schermo verde in Sweeney Todd, ed infine il mondo ricco di creature digitali ed effetti visivi di Alice in Wonderland.
E se da un lato tutto questo ci dimostra una volta di più quanto Tim Burton sia in realtà disposto a mettersi in gioco, checché se ne dica, dall'altro lato ci pone di fronte ad un Burton effettivamente, ma anche consapevolmente (e Dark Shadows ne è la riprova), in conflitto con se stesso.
Se fossi una persona vicina a Burton gli consiglierei di dedicarsi più spesso a produzioni "medie", o perlomeno non enormi. Potrebbe alternare dei veri blockbuster a film comunque destinati al grande pubblico, ma meno dispendiosi. Lavorare a qualcosa di più piccolo gli permetterebbe di prendersi del tempo in più e di sperimentare senza fiato sul collo.
E poi forse gli consiglierei di ingaggiare nuovamente Larry Karaszewski e Scott Alexander (e invece, ahimè, la prossima sceneggiatura dei due verrà soltanto prodotta da Burton… parlo del curioso Big Eyes).
Ma in fondo a dar consigli ad uno come Burton (supponendo di averne la possibilità) mi sentirei quasi un idiota.
Che vi devo dire? Mi sforzerò di restare a guardare.



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