Nessun microfono. Dove si son visti è per colpa dei proiezionisti![]()
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CASSETTA DELLA POSTA DI ERICRAPSpoiler!
ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER!!!
CONTIENE SPOILER DA PIAZZA VENEZIA A PIAZZA DI SPAGNA, E... IN 'CORSO D'OPERA'!!!
ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER!!!
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Deconstructing Rome
Alla città eterna... con amore passeggero...
Dopo le 'artefatte...ad arte' cartoline di 'Midnight in Paris', un filmico 'quadro' dipinto con l'intenzione di fondo di falsificare volutamente (e 'alla francese', facendo leva su quella medesima appariscenza formale sbrilluccicante degli scenari tipicamente parigini, come sulla 'grandeur' di storici personaggi del tempo che fu rimessi 'a lustro' - anche loro riportati 'a nuova vita...' - per l'occasione) quella magia de 'la bella vita' di mezzanotte che poi a conti fatti resta solo futilità inseguita (a tempo irrimediabilmente... 'scaduto') in uno specchio di vanitose brame, Allen giunge in Italia e rovescia il suo approccio, mirando alla sostanza primigenia di cotanti 'sf[o/a]rzi' umano-artistici: 'ROMA', proprio se lo leggi allo specchio di questa sua nuova finzione filmica, diventa veramente 'AMOR'; e ieri come oggi, turbolenze all'atterraggio permettendo e pur considerando la transitorietà 'turistica' del tutto... quell'amore 'all'italiana' per Woody è 'forse la sola Risposta' ('Hannah e le sue sorelle') che potrebbe continuare ad aver senso (e a darlo), day by day, nonostante le nostre esistenziali 'pagliacciate'...
Certo, anche a voler scattare 'fotografie' ('dia-positive') da cineturista che rispecchino artisticamente la realtà 'istantanea' delle vicende che nel loro frammentario divenire si avvicendano l'un l'altra 'in presa diretta' (gli attori italiani... recitano anche in italiano!) dalla Città Eterna (anziché inseguire illusoriamente il 'falso storico' di una presunta 'epoca d'oro' del passato 'ridipingendola' per intero come fatto in un [al dunque sempre] effimero 'setting' parigino), anche a scrivere un film mettendoci più trasognante cuore 'italico' e omaggi cinefili al nostro cinema del glorioso passato (e ovviamente al suo, con Allen che al solito si 'autoimmortala' come regista e scrittore [citando suoi vecchi film], in questo frangente poi 'riattualizzandosi' pure sullo schermo quale 'attore e spettatore'... delle sue stesse ardimentose imprese]) che testa e controllato savoir faire 'francesi', lo sguardo in soggettiva dell'Autore poi resta di fatto sempre lo stesso, consapevole di come tutto nel complesso vada comunque in rovina (e l'antica Roma anche qui... docet)... e quindi per quanto possibile sempre proteso pragmaticamente al fugace 'carpe diem', al riderci su (che basta aggiungerci tempo... e anche la più grande tragedia si può tramutare in commedia [dalle barzellette sui cristiani martirizzati al Colosseo a quelle sull'Olocausto]), e a un'idea stessa dell'amore che, al momento giusto... in fondo 'basta che funzioni' nei suoi due aspetti fondamentali (ossia, nelle occasioni di lavoro come in quelle sentimentali che ci si presentano [sesso&lavoro, i due pilastri freudiani della felicità esplicitamente già citati da Woody in quel suo 'cinetestamento' che era stato 'Anything else']); e per il resto poi... 'Arrivederci (anche a) Roma', ché l'italico 'siam pronti alla morte' - l''Amore... e Guerra'- è un binomio che si sa non fa per lui...
Ma proseguiamo con calma, per tappe...
I Tappa
Innanzitutto si potrebbe partire... dal 'secondo atto', giacché 'la gente paga e rider vuole qua' ('I Pagliacci' [Leoncavallo]): in questa sua ultima 'commedia degli equivoci' Allen inizia lento, se la prende comoda... ai limiti del disimpegnato (sembrando metterci al solito più che la passione ormai solo la rodata esperienza, scrittura umoristica compresa), ci fa aspettare... ma poi iniziano le accelerazioni e un progressivo crescendo che denota ispirazione, fino a un impressionante decollo conclusivo che appagherebbe anche il critico più severo con il nostro imprenditore d'opera lirica; reazione personale (da 'fan' pur abituato alla sua comicità, ergo inizialmente anch'io caduto... nell'equivoco della commediola disimpegnata, di quelle realizzate 'professionalmente' ma senza tanta passione), era dai tempi di 'Harry a pezzi' che non finivo col piangere dalle risate con un film di Woody, con mia stessa sorpresa via via conquistato da un genio comico che sa andare ben oltre l'obiettivo della risata strappata dalle singole battute ('compitino' minimo che ci si poteva pur aspettare da un film partito su 'commissione Medusa' come questo)... per cui il suddetto critico che a mente fredda volesse vederlo 'decapitato' per la sua 'cineoperistica' rappresentazione finale, come in generale per l'intero film... beh vada pure a farsi castrare la 'fallica' penna da Freud, che con ogni probabilità (psicoanalitica) è la sua la 'testa di...' ad averne professionalmente bisogno...
Discorso analogo (comodo allestimento della situazione con successivo crescendo d'ilarità e risate) per l'altrettanto sorprendente episodio più comico del film, quello con protagonista 'il (n/m)ostro' Benigni catapultato nella sua divistica (neo)realtà... chapliniana, con l'inconsistente 'fantasma' dell'industria mediatica per lui inizialmente concretizzatosi come un fulmine a ciel sereno e infine dileguatosi in modo altrettanto subitaneo (basta un autista dell'Atac... e il carrozzone andrà avanti da sé), lasciandolo malinconicamente andarsene via proprio dalla strada della 'dolce vita' (a parte una dolce signorina miope... destinataria di un 'impellente' ultimo autografo prima della sua definitiva uscita di scena da 'uomo da marciapiede [in discesa]' inquadrato anonimamente di spalle per Via Veneto), normale 'vagabondo (& signora)' dei romani 'tempi moderni' ormai andati (ma almeno così tornerà anche lui - come suggeriva lo stesso Chaplin in quel suo celebre film - ad avere la possibilità di prendersela con calma evitando l'eccitazione di un mondo da matti che tende a stritolare i suoi 'numeri uno' negli ingranaggi del grande 'circo mediatico' [viceversa 'la solitudine dei numeri primi'... può esser meglio di un 'discorso del re' acclamato da tutti, il che fa ben sperare per il futuro del benigni/o Leopoldo inizialmente uscito da quella sala cinematografica e infine... dal film di Allen])...
Comunque nel film non si ride solo con le (modernissime) riedizioni teatrali di Leoncavallo e il 'living cinema' di un novello Chaplin (anni '30) suo malgrado in fuga per le vie cittadine: in altro modo - sullo sfondo di una 'caput mundi' in cui l'arte la fa da padrona - si ride anche seguendo una celebrità (del passato prossimo) d'architetto (Baldwin) che come il suo giovane ammiratore americano-trasteverino (Eisenberg) qui si sentirà sempre a casa - dai resti della città antica (foro, terme, acquedotti) alle geometrie di Michelangelo e Renzo Piano - come pure facendosi accompagnare nella visione del film (nell'episodio... 'anni '50' [cf. Fellini de 'Lo sceicco bianco']) da una professionista della prostituzione acclamata da tutti (Cruz) e che si troverà alle prese con le sacre pitture in vaticano, in quel caso magari assieme ad altri turisti d'arte che s'intenderanno più che altro... del suo abbigliamento, se non pure di quel che c'è sotto (oltre ad essere esperta dell'artistico-erotico metodo di pittura michelangiolesco... lei è anche conosciutissima: dall'intera 'Roma bene' fin poi, come si vedrà [o meno: certi 'segreti artistici' son destinati a restare nel mistero, esclusi al nostro stesso sguardo], anche dall'ultimo arrivato da Pordenone)... ...
II Tappa
Ma tra i meriti del film non c'è solo da evidenziare il lato comico, o l'appropriatamente calda fotografia dei numerosi scenari di Roma (allo sguardo di Woody mancano le catacombe, ma quelle mi sa che le manterrà sempre rimosse, come il deserto e Copenaghen...) che fan significativamente da quadro alle vicende dei diversi personaggi, o molte azzeccatissime scelte di casting (fra gli americani menzionerei su tutti il gradito ritorno voluto da Allen dell'attrice che lui più ammira [Judy Davis] e la scoperta del 'tenore-attore', ma poi perfettamente ad hoc mi son sembrate le scelte di molti attori nostrani, a partire proprio da Benigni che pensavo Woody avesse scelto più che altro per 'batter cassa' al boxoffice [come ingiustamente lo si accusa di fare, 'dentro' il film, col cassamortaro...]... ma a conti fatti per affidargli questo ruolo sembra proprio che l'abbia visto e apprezzato nei suoi film [fra l'altro Allen già lo aveva menzionato in epoca post oscar de 'La vita è bella' - in 'Hollywood ending', dove si veniva a sapere che l'ormai celebre attore italiano aveva idea di realizzare una Divina Commedia in musical...- come nuova celebrità cui il successo aveva evidentemente già in quel caso dato alla testa...])...
'To Rome with love', ad analizzarlo andando un po' oltre la superficie, è anche un gioiello di contenuti decostruiti in quattro episodi ma nel complesso poi anche perfettamente amalgamati in un unica visione 'ital...len...iana' d'assieme.
Con gli anni che passano inesorabilmente, scorrendo via via verso il tristo mietitore, da tempo Woody si è ormai professato 'convertito al narcisismo' ['Scoop'], e anno dopo anno cerca di vivere professionalmente questa sua 'religione' nella realtà portandola artisticamente sullo schermo (che tanto per il resto... 'Dio è morto' ['Anything else'], e vivere facendo film è meglio che stare a filosofeggiare)...
Ora, quindi, quale migliore occasione - giunto all'ennesimo film del suo tour europeo - che metterla 'in (profana) processione' qui in Italia? Il Bel Paese - con tutta la sua arte, la sua cucina, la sua lingua (che già ai tempi di 'Tutto quello che avreste voluto sapere...' Allen se non ricordo male aveva scelto di utilizzare per un episodio...) etc... - è la patria del vivere bene e del vivere facile, del prendersi tempo e del 'volemose bene', la terra dei puri sognatori e dei 'farfalloni amorosi'... e così in ognuna delle storie che si avvicendano nel film Woody sembra far suo questo italico modus vivendi all'insegna dell''enjoy yourself' (cf. 'Tutti dicono I love you' [bare comprese!]) e del perseguimento del relax, per cui al dunque '...farebbe comunque comodo...' avere con sé un 'grillo parlante' (Baldwin), farebbe comodo avere soldi e donne grazie alla 'dura vita' da celebrità, farebbe comodo avere un pervicace impresario d'opera ospite in casa che ci raccomanda a qualcuno (e fa comodo coniugare pure il tempo da dedicare all'igiene personale col lavoro!), fa comodo incontrare una 'fata' (O. Muti) che come d'incanto ci aiuterà a incontrare l'attore dei nostri sogni, e fan comodo pure ('evangelici') 'ladri [con la pistola] e prostitute' (Scamarcio e Cruz [ex 'donna con la pistola' e 'terza in-comoda' nel film girato a Barcellona]) che a tempo debito con semplicità possono avere tantissimo da darci - per un giorno intero... o lì per lì... - e che a loro volta, una tantum, sapranno prendersela 'italianamente' comoda pure loro (tutto il contrario di una femme fatale come E. Page, un''aliena-mericana' che 'invade', 'conquista/arraffa' e precipitosamente se ne andrà)...
In fondo nella 'vita... made in Italy' c'è dell'Altro di importante oltre che viversela giorno dopo giorno ognuno nel modo più comodo e appagante possibile per se stesso e 'in solido' (ops, m'è scappato un altro latinismo nello stile del summenzionato 'critico intellighente' del film...) con chi ci circonda?
[CONTINUA (... ormai son 'preso dal delirio' scribacchino)]
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http://www.youtube.com/watch?v=nHZoqxpRW-Y
http://www.youtube.com/watch?v=IbJFXsrxrdY
Ultima modifica di ericrap; 18 giugno 2012 alle 17:24
"Everything that has a beginning has an end, Neoric"
"E' la vita mia: mille occhi, una foresta, una giostra di periferia"
ATTENZIONE: CONTINUA UNA FIUMANA TEVERINA DI SPOILER!!!
ATTENZIONE: NON SO PIU' QUEL CHE DICO E QUEL CHE FACCIO!!!
ATTENZIONE: CONTINUA UNA FIUMANA TEVERINA DI SPOILER!!!
III Tappa
Beh, a dirla tutta - a guardare il 'filmino matrimoniale' immergendovisi più all'interno, gettandoci spazialmente uno sguardo il più possibile panoramico (cf. la Mastronardi smarrito 'pesce fuor d'acqua'... che si guarda intorno a 360° tra 'totem e tabù' [Chiese e Obelisco egizio] di Piazza del Popolo) - per Allen dell'altro ci sarebbe... e anch'esso vien mostrato in lungo e in largo nei quattro episodi del film: è il tema più psicoanalitico (ergo tipicamente alleniano) della 'scatola nera' che oltre ad essere presente negli aerei... ogni individuo porta dentro di sé, scatola che non contiene altro... che l'altra faccia di noi stessi, quella 'proibita', quella di cui non siamo consapevoli - o forse semplicemente che fingiamo di non vedere - ma che al momento opportuno immancabilmente comunque vien fuori con i suoi dati tutti da leggere...
Quello dell''Altro' - l''Id' freudiano - che si cela mascherato dall'Ego nei mendri inconsci più o meno sotto controllo della nostra psiche era stato un tema già alla base di un altra commedia di Woody, 'La maledizione dello scorpione di Giada', anche se in quel caso l'argomento era stato reso volutamente tanto esplicito quanto disimpegnato, focalizzandosi unicamente su una coppia di protagonisti che finivano di battuta comica in battuta comica a rappresentare la macchietta di se stessi, 'nella buona e nella cattiva sorte'...
Qui la questione è trattata per quanto possibile più seriamente, evidenziando in maniera più critica la 'schizofrenia' dell'animo umano come le sue potenzialità nascoste, le sue usuali ambivalenze come le ambiguità/contraddizioni di fondo: il personaggio di Allen è psicoanalizzato esplicitamente dalla moglie (a torto o a... maggior ragione?), ma sarebbe da lettino d'analisi anche il ritratto femminile de 'la dea dell'amore... bisessuale' interpretata dalla Page (per fortuna la sua marea pulsionale infine si ritirerà... andando verso lidi americani: ma come ogni incosciente 'donna kamikaze' ['Mariti e mogli'] che fa strage di cuori, ora stia attenta pure lei a prendere l'aereo per Los Angeles [che come si dice a Roma 'chi tanti pali salta...' poi un giorno o l'altro bisogna vedere se atterrerà, o se bisognerà aprire un altra scatola nera...]), il 'ruffiano' Eisenberg che sarebbe già sentimentalmente impegnato ma sotto sotto... si vuol far arruffianare da lei (ma passato l'illusorio bagno di pioggia romantico... poi una volta al mare se ne resterà deprimentemente sul... 'bagnasciuga'), il Leopoldo di Benigni che inizialmente vivrebbe pure in beata solitudo coi suoi familiari ma che alla fine vorrebbe ancora attenzioni e riconoscimenti tutti per sé, l'escort 'diabolica tentatrice' che nei fatti poi mostra di possedere un cuore d'oro come ogni 'woman in red' dei nostri 'sogni proibiti' reggendoci pure il gioco per una giornata intera, l'attore dei nostri sogni tanto baldanzoso sciupafemmine quanto poi colto dal terrore per la moglie alla porta (anche più che per una pistola alla tempia!), un tenore tanto dotato di talento quanto bisognoso di una terapia familiare vista la madre 'old italian style' che si ritrova (un tempo 'ruppe le acque'... e da allora è sempre pronta pure a 'rompere le dighe' per il figlio!) e il conseguente piccolo handicap che ne consegue (beh sì, ci sarà un motivo se canta da Dio solo sotto la doccia...), il celebre architetto affetto da 'malinconia di Melpomene' ('Stardust memories') ma che proprio 'incarnando' quella malinconia sullo schermo potrà raggiungere a suo modo almeno un 'istante di felicità' (da reale 'uomo-fantasma' ormai sul 'viale del tramonto' professionale... ad accompagnatore via via nelle vesti di 'fantasma-uomo...vero', 'solitario numero primo' tutto 'focosa' sostanza [a differenza dei 'fumi... di persecuzione' da pseudo celebrità che assediano Benigni] che ritrova qualcosa da fare che dia effettivamente senso alla sua vita e che infine, facendo leva sui suoi ricordi ed esperienze passati, finalmente coi suoi eterei 'blu eyes' guarderà 'vivida-mente' alla realtà che lo circonda fondendosi idealmente con essa) sia pur in stile 'polvere di stelle'...
Nell'ottica di Allen, a quel 'quid' nascosto dentro di noi bisognerebbe seriamente interessarsi, ma al contempo - guardando alla cosa con spensieratezza italica ('vedendola [da commedia] in rosa') - il vivere stesso a conti fatti spesso ci aiuta a riscoprirci di continuo, gli stessi accadimenti della vita quotidiana possono rappresentare la migliore 'psicoterapia' (cf. i rispettivi 'acculturamenti edipici' della coppia timorata di Dio giunta da Pordenone, con ognuno dei due andato incontro alla sua 'esperienza emozionale correttiva')... senza per forza stenderci su un lettino d'analista per un marino 'prosciugamento dello Zuiderzee' (Freud), ma semplicemente guardandoci allo specchio (cf. sempre la giovane 'moglie fedele' [Mastronardi] in albergo) e facendo bene o male le nostre scelte; in tal senso Freud e le sue faraoniche imprese vengono lasciati tranquillamente all'altro... mondo (ma quale 'Totem e tabù' d'Egitto... ma quali Es, Io e SuperIo: il reazionario Woody ormai è 'esondato' e strutturato a 'tre Es', e rivorrebbe pure i soldi indietro!) sullo sfondo satirico della pellicola, che tanto alla lunga... 'tutte le strade portano a Roma', facendo venire al pettine i nostri vari nodi inconsci... senza neanche arrivare dal parrucchiere (e cominciare lì a parlare parlare parlare... e poi partire col 'lavaggio... del cervello' guardandosi allo specchio [già... l'andare dal parrucchiere come metafora... di una seduta d'analisi!!])...
Per Woody del resto poi tutto, in sostanza - faticosi scavi archeologici nella mente compresi (che nel suo caso sembrano poi riportare sempre sulla stessa strada: un uomo comune che come il 'vip' Benigni in vero sente di non essere di alcuna utilità nella vita reale... e di valere soltanto qualora 'impiegato... nell'arte', con il sagace intelletto, l'erotica passione e il genio creativo degli altri... tre episodi del film) - sembra in fondo non poter restar altro che una mascherata da itinerante carro dei pagliacci, carro sul quale tutti ci troviamo a bordo - dentro come fuori dalla scena lirica di questo mondo in perenne movimento coi suoi scenari (e nel quale di volta in volta la faccia cerchiamo tutti di infarinarcela [però il tenore alla ribalta nel film avrà anche l'autentica spudoratezza... di 'lavarsela' emblematicamente via di dosso!] recitando ognuno la parte che si è scelta di interpretare) - e che si muove con svolte narrative a destra e a manca legate meramente al caso (un irrinunciabile occasione di lavoro improvvisa a Los Angeles, un autista dell'Atac, un ladro d'albergo, l'incontro occasionale di un impresario d'opera ormai in pensione con un titolare di pompe funebri [Dio li fa e poi artisticamente li accoppia, ancor meglio dei rispettivi figli, a loro volta incontratisi casualmente...]), su un tracciato che poi se si va a vedere il panorama circostante è fatto di misere futilità cui si ricerca (vanamente, considerando anche il nostro vivere con 'incosciente' superficialità) di dar senso proseguendo il cammino (quando - come è chiaro nell'episodio con Baldwin - il senso autentico al massimo lo riuscirebbe a cogliere e comunicare solo... un fantasma [quel Baldwin che 'aleggiando' turisticamente all'interno del film, è l'unico che - come in un ideale sogno...cinematografico - viene inquadrato da subito anche come volto umano che senza bisogno di maschere e 'volando basso' letteralmente 'bucherà lo schermo'... delle nostre finzioni 'terra terra'; per inciso, sarebbe interessante anche confrontare questo personaggio con quello interpretato dallo stesso Baldwin in 'Alice': lì era il fantasma di un innamorato respinto e un 'mr. volare... alto' nei cieli di NY con una 'ipercattolica' Mia Farrow in fuga dalla realtà verso i leprosari di Calcutta...]): la fama che (assieme alle mignotte [non ci sono solo quelle dall'appariscente vestito rosso: basta cominciare dal quotidiano ambiente di lavoro per trovarsele a fianco e poi magari dentro il letto... se non anche in passerella 'mascherate' con 'carnevalesco' vestito da sposa...]) va e viene senza meriti; un puro talento vocale che viceversa se ne potrebbe restare per sempre anonimamente confinato nell'intimo spazio di una doccia (per fortuna la folle creatività di un impresario ci metterà una pezza); una 'vita... di coppia' che arriva in treno da Pordenone, fa vita...separata perdendo la testa in situazioni da capogiro in centro (per la smarrita sposina devota [alla Madonna e al marito in carriera che diligentemente segue] a un certo punto le Chiese di Roma... si 'sdoppiano'...)... e 'felici e contenti' a Pordenone se ne ritorneranno (e che Dio benedica 'ladri e prostitute', ché comunque riguadagnare un rapporto più autentico e 'caliente' ['a prova... di corna' e crisi di coppia in futuro] grazie a qualcosa che bene o male nel 'centro romano... del nostro cuore' si è finalmente smosso è comunque meglio di un innalzamento legato a un possibile inserimento professionale economicamente vantaggioso e di prestigio [ma forse l'autista di Benigni obietterebbe anche lì]); una 'femme fatale' che da sola basterà a fare il bello e il cattivo tempo (Giove pluvio manda saette! Forse è un segno del Cielo, o forse no...) per sé e per i suoi due 'amici', lasciando - tra un inutile discorso acculturato e un altro (quelli scambiati tra la Page ed Eisenberg, ognuno sul filo della propria... 'prostituzione intellettuale') - l'ennesimo amore infranto sull'arena...
[CONTINUA (ho voluto la bicicletta...)]
Ultima modifica di ericrap; 20 maggio 2012 alle 13:11
"Everything that has a beginning has an end, Neoric"
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date un calmante ad ericrap
Fesso chi legge ---> http://www.satiraparty.blogspot.com/
ATTENZIONE: LA MAREA DI SPOILER CONTINUA!!!
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IV Tappa
Ecco, nel complesso direi che l'Allen 'uomo di psiche' fin dall'inizio fa suo proprio lo sguardo 'stradale' - tutto dal basso, 'comunista' (ateo [del tipo: 'stiamo tutti sulla stessa barca', e di veri giornalisti che a bordo del barcone ci diano notizia dell'esistenza di un aldilà... ce n'è solo uno in 'Scoop'... [e per inciso, anche lì non poteva che essere un fantasma: eh sì, perché poi per il resto in questo TRWL il mondo dell'informazione 'live', in Italia come altrove è ormai palesemente... morto, si interessa d'altro... tipo notiziari sulle 'colazioni della celebrità' e collegamenti dall'intima location dove si potrà assistere al 'fatidico' momento in cui 'nel corso del tempo' (Wenders) la nuova 'star' da 'consacrare' assolverà - necessariamente coram populo! - al rituale... della rasatura quotidiana... ...]) - di un vigile che sta a lavoro immerso egli stesso nel traffico (un vigile... vigilante comodamente all'italiana... ma tanto, vigile o non vigile, gli incidenti si verificano ugualmente...) e che inizia a narrarci da sopra il suo 'palco' di una città eterna che sembrerà poi fatta apposta per farci perdere tempo nel suo fitto ginepraio di vie anziché condurci alla meta: e così - anche se stiamo nella culla della cristianità - addio alla religione e ai suoi periodici riti 'messi in scena' per le strade (anzi, nella Roma sacra&profana... anche arrivandoci che sei un angelo [Mastronardi], e aggirandotici per trovare semplicemente un parrucchiere [cosa che già di per sé può bastare a renderti la vita un inferno!]... alla fine potresti piuttosto cadere nelle braccia di quella maschera d'attore number one che è il 'lupus in fabula' Albanese [uno 'sceicco bianco'... dall'animo 'nero' e subdolo]... o di un altro Scamarcio ancora [lui passionale e semplice come lei: ahh, alla fine 'tertius homo... datur'!], ossia dell''ultimo arrivato' dentro al letto; signora maetrina, hai voglia a guardarti allo specchio: capisco l'occasione infine giunta proprio su un piatto d'argento con quell''homo triarum litterarum'... ma perseverare è diabolico!! [Ok ok, basterà un marito meno devoto... al lavoro... ... e tornerai l'angelo che eri]), quelli che per il Leopoldo di Benigni rappresentano una parte del suo 'v.ery i.mportant p.roblem' (la processione per strada che gli fa da sbarramento alla via di fuga) piuttosto che la soluzione (tipo cadere dalla padella mediatica... all'ancor più 'fumosa' brace religiosa [per Woody l'unico 'fuoco sacro'... è quello dell'arte]...)...
Un'altra voce narrante, come ci vien detto in chiusura del film, in vero potrebbe guardare alla stessa città da un piano alto di Piazza di Spagna - laddove, oltre alla 'barcaccia', ci sarebbe anche una 'trinitaria...stairway to heaven' - e venderci 'tante altre storie', magari sul tipo di quelle infine accomunate da una 'metafisica' pioggia di rane che piovono dal Cielo ('Magnolia')... ma Allen non ha lo sguardo 'spiritual' di P.T. Anderson (anziché 'Magnolia'... girerebbe 'Match point'! Nella sua Roma, a voler rifletterci anche in tal senso più intimo-religioso, non c'è 'vi[t]a intricata' che possa diventare 'diritta' confidando in un 'metafisico' Senso ultimo che rimetta ordine all'intricato caos delle nostre vicende umane [anche se magari per 'centrare il bersaglio' basterebbe - parafrasando il titolo del film - andare 'to Rome with true love'... sempre che in fondo all'abisso del cuore umano di amore vero se ne trovi...], non c'è Amore con la 'A' maiuscola che possa trionfare alla fine dello 'Script', e non c'è neanche '[red!!] wine drunk love' [quello nato tra Eisenberg e la Page cucinando...'all'italiana'] che possa umanamente condurre alla nascita di una grande love story [stile 'Punch drunk love'], tutt'al più - situazione permettendo - ci si potrà accontentare di un'avventura sessuale del tutto contingente [della serie: in casa nooo... ma in macchina sì!!]), Allen non è un... 'uomo di fede': 'il naufragar gli è dolce in questo mare' di Roma... fosse per lui l'epoca d'oro della 'dolce vita' giovanile come, ormai giunta la stagione della vecchiaia, quella odierna... e se un domani si trattasse di 'volare' in cielo, beh sic stantibus rebus per lui al massimo lo si potrebbe fare o con l'arte canora di Modugno... o con la praticità di un volo di linea aereo (possibilmente con tutti gli agi della prima classe)...
Volendo, tra realismo 'da strada... intricata' e spiritualismo 'del cielo... meteoropatico' (pure ci fosse un ordine, un fato... per Allen sembrebbe comunque ['leopardianamente'] indifferente al destino individuale e ai nostri ['freudiani'] disordini personali), si potrebbe dire semmai che Woody come suo solito si pone qui - dentro e fuori del film - proprio come la voce autoriale da 'Via dell'Arte... di mezzo': la 'maschera' che interpreta mettendoci direttamente la faccia sullo schermo ne risulta lo specchio 'lirico' più veritiero e reale (come il personaggio di Baldwin ne è quello più surreale e onirico) e possibilmente quello più 'a scanso di equivoci' (già, fin dall'inizio ne conosciamo pure nel dettaglio la 'quotazione intellettiva' [sempre più alta in Eurolandia che in America]!), cioè colui che 'batte cassa' al contempo per far arte come impresario d'opera rappresentando a modo suo 'I pagliacci' di Leoncavallo... e per sfuggire alla depressione e alla morte in quella vita reale che invece lo vede appunto come artistico 'impresario cinematografico' di se stesso, autoriale 'deus ex machina... da presa' qui infine seduto in sala con tutto il pubblico (reali Dolce&Gabbana compresi: 'giubba da vestire' o 'faccia da infarinare', mondo dell'apparenza modaiola o della sostanza cinematografica... ognuno ha il suo posto tra la gente che applaude frontalmente... agli spettatori del film) per assistere dal vivo alla rappresentazione teatrale finale; e lì (come in tutto 'To Rome with love' in generale) finzione e realtà, cinema-teatro 'da sogno' e vita reale, 'dentro' e 'fuori' si mescoleranno artisticamente l'un l'altro (particolare curioso: nell'opera di Leoncavallo 'batte la cassa...' il personaggio di Tonio, che a sua volta è quello che apre l'opera a sipario calato [presentando dall'esterno - anche lì 'a scanso di equivoci', aiutando lo spettatore a... 'vigilare' sulla rappresentazione a venire - il manifesto poetico programmatico dell'autore agli spettatori in sala] e poi la conclude [da personaggio che comunica stavolta dall'interno della vicenda rappresentata] esclamando 'la commedia è finita!'), e ognuno... se la 'canterà e suonerà' come gli pare (reazione personale: alla fine mi son messo a battere le mani con il pubblico... sullo schermo).
Ne 'I Pagliacci' il tema di fondo (dell'arte verista) rimanda al fatto che anche nella finzione scenica c'è spazio e possibilità d'espressione di una tragica realtà umana? Il notoriamente (semi)autobiografico autore Allen fa ovviamente suo questo assunto, ma come detto in questo suo film romano con comodità psicoanalitica... poi lo rovescia anche, e con (comico-lirica) autenticità del cuore sembra comunicarci che nella realtà umana c'è sempre spazio per le nostre finzioni... psicologiche, per le mascherate 'pagliaccesche' dei nostri Ego (individuali o 'matrimoniali' che siano).
Di più (per quanto possa 'sovvenir l'Eterno') per lui non abbiamo... e se Harry Block, lo scrittore in bancarotta spirituale di 'Harry a pezzi', era incapace di vivere autenticamente nel quotidiano se non grazie ai suoi personaggi di finzione (infine messi tutti lì plaudenti 'in blocco' nel calderone... assieme a se stesso), in quest'ultimo film sono le vicende di finzione ('da ... circo') che pur nella loro frammentarietà potrebbero acquistar senso e autenticità artistica ma solo e soltanto grazie alla realtà ('da... Colosseo') di Roma, una città che, da millenni abituata a veder passare di tutto sotto i suoi occhi, si sa che non si 'scompone' per niente e nessuno...
Solo qui - in quest'area 'geografica' che fa da artistico luogo ideale di transizione tra realtà ambientale concreta da una parte e vissuto personale dell'autore dall'altra - anche la stessa irrealtà di un immaginifico 'altro sé' individuale come il celebre architetto interpretato da Baldwin ('fantasma... inconscio' [di Eisenberg come metafilmicamente dello stesso Allen] e 'pre-morto che cammina' per Roma... che dopo decenni torna inevitabilmente a bazzicare le stesse sue care e 'paludate' viuzze un tempo percorse quando ancora ci si sentiva vivi [ma col senno di poi, col senno dell''ectoplasma' di oggi... in vero non altrettanto autentici]) potrà aiutarci a mettere la testa a posto (se gli si presta ascolto [facendo un po' di 'scavi archeologici'... nella nostra stessa 'paleo-moderna' architettura psichica])... così come, a fargli da contrappunto in un altro episodio del film, l'irrealtà di massa della celebrità la farebbe perdere anche a quel 'vagabondo' di Benigni, facendolo andare in preda ad una 'crisi d'appannamento' (tipo Robin Williams di 'Harry a pezzi') di egoica notorietà, cosa che qui, nella 'Roma' di quel Fellini che battezzò i 'paparazzi', fa da artistico monito altrettanto reale...
E per il resto... tuffiamoci anche nel sogno estivo di una 'gita fuori porta' - destinazione mare, l''aldilà' della vita reale in questa... terra di Roma - sempre col personaggio di Baldwin, 'divo della parlantina' alleniana [e 'virgiliano vate' informatore & 'uomo dei sogni' professionali di Eisenberg] ormai 'pronto per il primo piano' ('Viale del tramonto')... e oltre: 'quando stai morendo, la vita all'improvviso diventa molto autentica' ('Stardust memories'), magari paradossalmente (la sua presenza si fa incorporea e via via impalpabile ed estraniante per lo stesso spettatore che all'inizio lo vede interagire normalmente con la sua ['musa'] Carol Alt... poi con Eisenberg e la Gertwig... poi col solo Eisenberg... poi anche con la Page in un dialogo a tre... 'es'), e sia pure solo col Cinema...
Ma il sogno (di Baldwin & company) si realizza veramente, le cose iniziano a farsi finalmente chiare e di 'vitale' importanza... quando svanisce la falsa illusione e il carnevalesco gioco delle parti: 'tutto è bene quel che finisce... male' (al mare lasciati dalla Page, come anche in Via Veneto dopo l'ultimo 'auto...grafo', sui giornali che recensiscono l'opera lirica, coi tradimenti tra coniugi...), restandosene lì in spiaggia a godersi consapevolmente quell'assolato 'momento magico' in cui si sente di averci visto giusto, di essersi lasciati dietro le spalle il passato (eventuali errori personali compresi) e di avere invece davanti a sé - magari neanche per merito personale, ma solo così, per un caso del destino - una... 'white page' da ricominciare di nuovo a scrivere... 'with love', 'rialzando le vele' nel quotidiano della vita 'reale' che ci aspetta all'orizzonte.
Tanto, in fondo a quel 'mare magnum' di pensieri e sentimenti - significativamente 'reale' o 'irreale' che sia il tutto (fuori come dentro noi stessi), 'vero' o 'falso' che ci sia da pescare in questa visione 'roman-alleniana' della vita (stereotipi italiani compresi), tragica o comica che la si volesse intendere, lì 'decostruita' in quattro favole qualsiasi... - la cosa più importante per Woody (il suo 'messaggio d'amore in bottiglia' casualmente trasportato dai flutti... fino a Roma) sembra restare sempre e soltanto una: il qui e ora...
'Del doman non v'è certezza, chi vuol esser lieto sia': molto pragmaticamente e con italica calma... ... anche se sarebbe ora di fare meno i pagliacci di noi stessi, cercando di 'ricostruirci' con attenzione e umiltà (ché altrimenti, mentre il grande 'Nerone suonava ['Nero fiddled']... Roma bruciava'), giorno dopo giorno, in una maniera il meno inautentica e il più vitale possibile (citando 'I Pagliacci'... almeno in questo senso caro italico spettatore 'eppure è d'uopo: sforzati!'), aiutandoci gli uni gli altri e senza star mai a perdere tempo prezioso, che senza rendersene conto poi 'tempus... fugit', e il passo tra l'essersi appena conosciuti [il comunista Michelangelo con la figlia di Allen che di punto in bianco è già pronta per il vestito da sposa facendo 'precipitare' i genitori per conoscerlo]... l'essere fidanzatini 'ben collaudati' [Eisenberg&Gertwig] o lì lì per esserlo... giovane coppia da poco sposata [Mastronardi&Tiberi] e giunta a Roma per far 'quadrare i conti' (e andare incontro alla carnale 'prova del nove')... famiglia già consolidata con figli [Benigni&consorte con le sue 'smagliature' (dalle stelle alle stalle...entrambi in procinto di scollinarsene via definitivamente verso il 'grigio')]... coppia di pensionati richiamata in azione [Allen&Davis con le loro sempre 'colorate' relazioni]... e infine il diventare solitari 'ectoplasmi' [Baldwin] che (lasciata la compagnia di Carol Alt e... 'della bara') si voltano un momento indietro per le vie di Roma riguardandosi tutto il percorso e chiudendo idealmente il cerchio (prima dell'estremo 'calo di sipario' quando lo stesso schermo cinematografico verrà spento definitivamente e voltandogli le spalle ce se ne uscirà in solitaria dalla sala ['Stardust memories'])... è un 'grande passo' temporale che si fa per tutti 'comicamente' breve, 'volandosene' via...
Grazie di cuore della 'cartolina... ar bacio' Woody...
Io ce so' nato a Roma, ma col tuo 'italico' genio creativo tu l'hai scoperta...
... E uscito fuori dal cinema...
"Oggi me sembra che er tempo se sia fermato qui"
Firmato [& 'Bollato']:
'Son io... ...forse un uom?'
[...di fede... di psiche... 'di corpo'...]
Voto: 5/5 (più una pernacchia ai critici-'boia' [sì, quelli che scrivono... boiate]!); 'film a pezzi' de-costruito in quattro episodi che come in un gioco di specchi risultano splendidamente collegati in ('spazio-temporale') ensemble, l'ennesima tappa del 'tour' europeo di un vecchio ma sempre geniale cineasta e turista ('mordi e scappa'!) sognatore fa scalo alla 'Niobe delle nazioni', passando dal cerebrale (da 'mano... sulla fronte') e ansiolitico 'valium' parigino... alla feconda inquietudine più autentica e tangibile (da pietrificata 'mano... sul cuore') della 'formaldeide': al traguardo... la cassa da morto incombe (e al massimo poi si frequenterà... un imbalsamatore, non avendo quella fede e speranza 'petrine' di veder risorgere i suoi 'Niobidi')? Niente di meglio - finché [la vita reale] ancora 'gira bene' (e sul set 'si gira' [la finzione]) - che prendersela comoda (in un modo...d'autore&spettatore tutto autoanaliticamente 'alleniano'): 'e ognun applaudirà', magari ridendosela liberatoriamente come un imbecille (pardon: minus habens!), ma si spera anche usando 'intus-ligenza' e quindi senza equivocare oltremodo: per il 'cantastorie' dell'intera 'Opera' (filmico-lirica [da Leoncavallo a Verdi, Puccini, Giordano...]), a esser seri tutto andrebbe malinconicamente 'in de-composizione', Fori imperiali, opere d'arte e amore compreso... ma almeno al Cinema c'è comunque ancora possibilità di 'impaludarsi' nell'inestricabile traffico dei sentimenti umani, di agire 'sogni mostruosamente proibiti' presenti nelle 'interior-a' di ognuno (senza bisogno di farsi 'imbalsamare' da Freud), e di 'infarinarsi&sfarinarsi' la faccia a piacimento in modo tragicomicamente impareggiabile, con personaggi 'larger than life' che vivono sotto il Sole (o la notturna 'doccia termale' di pioggia) di una Città 'larger than them'; insomma, di godersi la vita come in Italia... sempre sperando nella nostra 'buona stella', e quandanche nel proprio 'intimus' - giunti ormai a una 'spanna (metro-politana)' dal 'capolinea' (cf. il Woody sulla locandina italiana) - non si pensi altro... che 'un sogno così non ritorni mai più...' [Modugno].
.......................
'Se i morti non risuscitano «Mangiamo e beviamo, perché domani morremo»' (I Cor 15, 32)
'A ciascun giorno basta la sua pena' (Mt 6, 34)
'Sforzatevi di entrare per la porta stretta' (Lc 13, 24)
'Se uno ascolta la Parola e non la mette in pratica, è simile a un uomo che osserva il proprio volto in uno specchio: appena s'è osservato, se ne va e dimentica com'era' (Giacomo 1, 23-24)
http://www.youtube.com/watch?v=RioqRFHx7zQ
http://www.youtube.com/watch?v=axsQtv-bLxw
Ultima modifica di ericrap; 18 giugno 2012 alle 17:35
"Everything that has a beginning has an end, Neoric"
"E' la vita mia: mille occhi, una foresta, una giostra di periferia"
Anche la critica americana stronca il film romano di Allen:
http://www.rottentomatoes.com/m/to_rome_with_love/
Esce la prossima settimana.
Dio mio, quanto ha scritto ericrap...![]()
si ma...mi chiedo...meritava veramente tutta questa attenzione?
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