La serie, in procinto di tagliare il traguardo del suo primo anno di vita editoriale, accompagna al culmine alcune linee narrative presenti fin dal primo numero, quando Thorn “Saguaro” Kitcheyan agevolo’ la cattura del malavitoso Noah Folsom, prima di diventare esso stesso Agente Federale , come l’amica Kai, in una divisione di soli nativi americani coordinata da Clive Waters, godendo di una certa informale libertà di movimento _non sempre ben vista dai colleghi del bureau_ per seguire i casi competenti , in territorio Navajo.
Per far tacere per sempre Miguel Aguilar( un bambino ospitato nel Ranch di Thorn) testimone oculare di un suo omicidio Folsom ingaggia dal carcere “Cobra” Ray Brest, uno spregevole killer ex commilitone di Saguaro che fallisce due volte la missione ma costringe Waters _guardandosi le spalle anche da una “talpa” tra l’FBI_ a farsi carico di proteggere il piccolo portandolo a vivere in una località segreta.
Alle viste del processo ,anche Cobra Ray è diventato un personaggio scomodo e il Boss decide di eliminarlo , affidando il compito a due sicari ,che scoprono…
Trama molto avvincente, che ribalta abilmente i ruoli e getta un ponte sul passato di Saguaro, facendo intravvedere aspetti non conciliati del suo carattere, capaci di disorientare la pur combattiva Kai, oltre a far risaltare l’ambiguità di Cobra , in un incedere di avvenimenti sempre teso e drammaticamente incalzante ( anche se un passaggio della storia inerente un dirupo risulta non completamente verosimile…).Una sceneggiatura tra le migliori finora lette e che troverà prosecuzione nel numero dodici.
Curati anche i disegni di Busticchi&Paesani, bravi su automezzi, paesaggi e sfondi in generale, mentre paiono leggermente più a disagio sulle (poche) figure femminili, forse troppo “mascolinizzate”.
Bel episodio.
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