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P.s. I love you
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| Scritto da Darya Papazian | ||||||||||||||
| lunedì 21 gennaio 2008 | ||||||||||||||
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Recensione a cura di Darya Papazian
La storia di P.S. I Love You narra di una giovane vedova newyorkese, Holly, che, a debita scadenza, comincia a ricevere lettere dal marito defunto a soli trentacinque anni, un irlandese “hot blooded” fuggito dalla sua patria per sposarla quando erano appena maggiorenni. Lettere con consigli e spronamenti per riuscire ad aiutarla ad uscire dalla condizione misera del lutto e ritrovare serenità, ispirazione e chissà, forse anche un nuovo amore. Nulla di paranormale però: il personaggio di Butler, Gerry, muore per un tumore e, prima di abbandonare la vita terrena, aveva avuto tempo di scrivere le lettere e organizzarne il recapito nel futuro. Così, la disperata fanciulla, sostenuta dall’affetto e l’incoraggiamento delle amiche, ma anche pesantemente criticata dalla madre (Kathy Bates, in una bella interpretazione), deciderà di seguirne le “istruzioni” e vedere fin dove sarà guidata. In questo caso proprio nella loro terra natale, l’Irlanda, dove incontri interessanti e rivelazioni non mancheranno… La cosa che colpisce di più di questo film è che i personaggi maschili sono di gran lunga meglio descritti, più interessanti e amabili di quelli femminili. Gerry (che riappare nel corso del film in flashback) è il marito divertente, incoraggiante, sexy e tenero che ogni donna sognerebbe di avere però è continuamente criticato e incolpato di tutto dalla compagna che, perennemente indecisa, si licenzia continuamente dai lavori che trova e che nonostante le ristrettezze economiche ha un guardaroba impressionante (anche se comprato su Ebay…), Daniel (Connick Jr), nonostante la sua apparente stranezza (dialogo tipo, Lui: di cosa è morto tuo marito? Lei: tumore al cervello. Lui: carino!) è sicuramente molto galante, comprensivo e paziente, ma anche determinato ad aprire gli occhi a Holly sulla realtà: non può continuare ad amare un morto. William (l’attore americano Jeffrey Dean Morgan, che interpreta anche lui un irlandese doc e che rivedremo protagonista del tanto atteso cinecomix Watchmen) ruba letteralmente la scena alla Swank nelle scene ambientate nel verde continente. Non si può dire di più sul suo personaggio senza rivelare spoiler. La controparte femminile, soprattutto le amiche, risultano invece molto più superficiali e macchiettistiche, anche se si deve riconoscere che la Kudrow ha le battute più divertenti. Un momento tutto femminile molto bello c’è comunque in una scena in cui le tre donne decidono di andare a pescare in barca. E’ forse uno dei momenti più belli del film. Un’altra scena ben condotta è quella del primo incontro tra Gerry e Holly e la Swank si dimostra abbastanza convincente nella parte della ragazzina colta un po’ alla sprovvista dal bel carismatico fusto irlandese. Solo che sembra copiata da Serendipity e anche l’escamotage del cane pare di averlo già visto… L’intesa tra i due attori può sembrare improbabile, il film è abilmente pilotato su sequenze di lacrima facile e ha una visione estremamente stereotipata degli irlandesi, anche se rappresentati come migliori degli americani. Molte sono le domande che si potrebbero fare sul perché di certe scelte di casting (prendere attori irlandesi no? Gli accenti di Butler e Morgan sono stati parecchio criticati e la Swank, a parte il bel fisico, non ha proprio tratti femminili…). In più, nel libro di Cecilia Ahern da cui è tratto il film la storia non era per nulla ambientata in America. Ma sono concessioni che si possono fare in un libero adattamento cinematografico. Se il film alla lunga funziona è grazie al buon mestiere del sensibile regista/sceneggiatore Richard LaGravenese, (sono suoi gli script di La Leggenda del Re Pescatore, I Ponti di Madison County, L’Uomo che Sussurrava ai Cavalli) che già si era cimentato con una storia di una donna che doveva ritrovare la forza di vivere dopo un abbandono nel poco conosciuto bel film Kiss con Holly Hunter e Danny DeVito. LaGravenese aveva inoltre già diretto la Swank nel film inedito in Italia, Freedom Writers. Se la storia parte con un po’ troppe caratterizzazioni bizzarre riesce poi a svilupparsi in modo piacevole e soprattutto evita di far finire una certa importante situazione in una maniera scontata e prevedibile… La durata è al di sopra degli standard per una commedia romantica, ben due ore e 6 minuti e un po’ si sentono. La colonna sonora ha belle canzoni rock pop contemporanee, ma attenti alla melassa dell’immancabile James Blunt nei titoli di coda! Simpatici riferimenti a Buffy l’Ammazzavampiri: in una scena Gerry fa notare a Holly che non esiste il mestiere di cacciatrice di vampiri: Hilary Swank aveva una piccola parte nel poco apprezzato film originale e James Marsters (che interpreta il marito della Gershon) era Spike nella celebre serie televisiva.
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