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Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street PDF  | Stampa |  E-mail
Scritto da Darya Papazian   
giovedì 21 febbraio 2008

ImageIl Burton di Sweeney Todd è potente, rigoroso, solido. Impietoso. Se Johnny Depp sembra aver azzerata ogni emozione dal suo volto, invece possiede una ricchezza di sinistre sfumature...

 

 

 

Recensione a cura di Darya Papazian

TitoloSweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street
RegiaTim Burton
CastJohnny Depp, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Sacha Baron Cohen
Uscita22 febbraio 2008
Video, foto, trama e cast completo nella scheda

 
Non può essere una coincidenza il fatto che i due migliori film di Tim Burton, Edward Mani di Forbice (1990) e Sweeney Todd (con incluso certamente il grandioso Ed Wood, 1994) vedano Johnny Depp incarnare due personaggi che rappresentano l’uno la perfetta antitesi dell’altro, due anime tragiche, solitarie, orfane della loro famiglia, con un disperato bisogno il primo di trovare amore incondizionato e il furioso bisogno il secondo di trovare sanguinosa vendetta. E che entrambi non abbiano mani, ma lame, lucenti e affilate, lame mai chieste e desiderate che vorrebbero riprodurre la tenera carezza di una mano contrapposte a lame riacquistate e venerate che hanno il solo scopo di perpetuare morte e orrore.

Edward e Sweeney (ma il suo vero nome era Benjamin Barker) sono due facce della stessa medaglia e se Burton diciotto anni fa ci regalava una stupenda fiaba piena di sensibilità, commozione e poesia, oggi ci mostra il suo lato più oscuro, sicuramente più inedito per la rappresentazione di un’efferata violenza che non lascia nulla all’immaginazione e piuttosto insolita per il suo stile registico (il sopravvalutato Sleepy Hollow aveva sì delle scene horror, però non sweeney todd così “grafiche”) ma mai fine a sé stessa e, anche se piuttosto anticipata, capace di incutere vero terrore negli occhi dello spettatore.

Un terrore che colpisce perché istigato da timori primordiali e del tutto “terreni”. Non ci sono mostri o vampiri o situazioni sovrannaturali ma un’esigenza così banale e quotidiana per la maggior parte di molti uomini quale quella di radersi. Una lama e un collo ignaro, scoperto e indifeso: il passo tra la vita e la morte è molto breve… E se sembrava bizzarra l’idea di sposare la visione gotica di Burton con un musical vincitore di innumerevoli premi a Broadway, si può solo constatare quanto l’incontro tra queste due arti abbia generato un’opera ispirata e perfetta.

Il Burton di Sweeney Todd è potente, rigoroso, solido. Impietoso. Se Johnny Depp sembra aver azzerata ogni emozione dal suo volto, invece possiede una ricchezza di sinistre sfumature, uno sguardo così inquietante scavato nelle livide occhiaie e nella cadaverica carnagione, che pure lo Chigurh di Non E’ Un Paese Per Vecchi dei Coen in confronto non appare più così tanto da incubo.

Il suo canto di gioia nel momento in cui rientra in possesso dei suoi vecchi rasoi e tende il suo braccio al cielo esclamando: “At last! My Arm is complete again!” è da togliere il respiro. Helena Bonham Carter, e certo non perché moglie del regista, non poteva essere più perfetta per ilsweeney todd ruolo di Mrs. Lovett. Una donna pratica e determinata, che con pazienza e sconfinata dedizione saprà come fiancheggiare Todd nel suo progetto di vendetta e trarne i suoi benefici.

Una coppia così demoniaca, una collaborazione così priva di scrupoli che certo non lascia posto a sentimenti autentici come l’amore o una sana amicizia: basta osservare la geniale sequenza in cui Mrs. Lovett descrive a Todd come vede il loro futuro una volta diventati abbastanza ricchi. Un’agghiacciante filmino di fintissima gioia coniugale da spot Mulino Bianco in riva al mare in un’atmosfera colorata e vivace. Si osservi Depp quando è il momento di baciare la sposa… solo Burton poteva inserire momenti di così macabra ilarità in un contesto così cupo e disturbante.

Non tutte le canzoni originali del musical sono state utilizzate nella rappresentazione cinematografica e nessuno degli attori è cantante professionsweeney todd ista, nonostante ciò le performance canore di tutti, anche dei co-protagonisti sono decisamente sorprendenti. Se non c’è da stupirsi ancora una volta dell’istrionismo di Sacha Baron Cohen (Borat), che ha usufruito della consulenza del suo barbiere personale, per di più veramente Italiano e della consueta alta professionalità di un attore del cinema e teatro inglese come Alan Rickman (Severus Snape in Harry Potter), sorprende piacevolmente sapere che Depp non ha mai preso lezioni di canto per prepararsi al ruolo.

Un ruolo e una storia che hanno aspettato ben 25 anni prima di essere portati sul grande schermo e che hanno trovato ideale manifestarsi nel regista che più di tutti sembrava nato per rivisitarli e dargli giustizia. Sinceramente sarebbe stato difficile immaginare Sweeney Todd interpretato da Russell Crowe e diretto da Sam Mendes (con magari Kate Winslet nel ruolo di Mrs. Lovett?) come era nei piani più recenti. Professionisti eccelsi, non c’è che dire ma che sarebbero risultati un po’ forzati… Finalmente dopo numerosi progetti discreti (Big Fish, La Sposa Cadavere) e alcuni scivoloni (Il Pianeta Delle Scimmie ovviamente…) Tim Burton sembra aver ritrovato quanto di meglio ci aveva abituati a lodare nelle sue opere prime. Sapevamo in fondo che Edward era là fuori da qualche parte in attesa…

 



LA CRITICA


Recentemente Sweeney Todd è stato recensito da Colinmckenzie qui su BadTaste con un giudizio decisamente negativo che ha scatenato non poche polemiche dai lettori Burtoniani più ansiosi di vedere finalmente il loro tanto atteso musical.

Mi permetto, con approvazione dell’autore stesso, di ribattere sui punti della recensione su cui mi trovo più in disaccordo...

Per esempio, Il fantasma dell'opera di Joel Schumacher era sicuramente peggio, ma lì almeno si aveva l'impressione che si prendessero dei rischi.


In tutta onestà l’unico rischio che il film di Zia Joel prendeva era quello di tenere una maschera sulla faccia di Gerard Butler per tutta la durata del film. Due parole: fan incazzate. In più manco una scena shirtless. Imperdonabile. Strano e molto poco caratteristico di un regista che ha messo i capezzoli al costume di Clooney/Batman e gli ha appioppato pure l’amichetto Robin. Vedo Christopher Nolan che sbianca solo al pensiero… (e Clooney sta ancora cercando di bruciare le copie…).

Ma per cosa può aver sbavato così tanto la critica americana (quella italiana, come detto, sbava solo a sentire in nome di Burton)?


Mah! Forse il musical fa parte della cultura anglossassone e americana più di quella Italiana? Ricordiamo che fa parte del loro retaggio culturale. Vedi l’enorme, strepitoso successo di un’innocente film per teenager come High School Musical… poi è bene che gli Americani inizino a distinguere i film veramente intelligenti da quelli di Michael Bay. E ricordiamo anche che la critica americana sbava a sentire Muccino. Il che è molto, molto peggio.

Sicuramente, la critica al capitalismo (la metafora del ristorante, peraltro già vista e rivista) e alle vicende sociali del periodo deve aver conquistato certa stampa. Ma francamente, è anche una delle parti più deboli della storia, tanto che la scena peggiore è probabilmente quella in cui vediamo il giudice emettere una sentenza estrema e assolutamente eccessiva.


Mmmm tanto eccessiva? Nel 2008 in Iran se porti il tuo cane a passeggiare nel parco ti chiudono in galera e ti danno 30 frustrate. Non la vedo come una realtà tanto difficile da credere per quell’epoca…

Penso ad una scena di stupro che sembra la parodia di Eyes Wide Shut (già di suo, pellicola non proprio equilibrata).

 

Bisogna concedere a Burton il fatto di essersi attenuto al testo originale del musical. In più a quell’epoca i ricconi per divertirsi o andavano a teatro, o all’opera, o facevano party danzanti. A pensarci bene, anche oggi molti stupri avvengono nei luoghi sociali di ballo, grazie ad una certa polverina incolore e inodore… in ogni caso si racconta una fiaba nera e nelle fiabe vince sempre una certa semplicità evocativa degli eventi.

 

Così come lo sono i due villain 'ufficiali' (il barbiere certo non può essere considerato un eroe)

 

Infatti proprio non lo è.

interpretati da Alan Rickman e Timothy Spall in maniera anche discreta, ma che risultano comunque due macchiette.



I personaggi erano volutamente tutti caricati: il film è basato su un musical.

 

Per il resto, pochissime emozioni. Il tanto decantato scontro tra barbieri è poco convincente e decisamente frettoloso (aggettivo che può essere utilizzato anche in altre occasioni), nonostante la bravura di Sacha Baron Cohen. Non parliamo di una lunga serie di omicidi, mostrata con gran dovizia di particolari grandguignoleschi, ma in realtà forse troppo fredda per suscitare veri sentimenti. In altri casi, alcune scene risultano programmatiche per come vorrebbero suscitare delle emozioni, ma sono anche molto scontate. Non parliamo poi della 'sorpresa' finale, che è telefonatissima...


Io invece sono stata assalita da una marea di emozioni, anche parecchio forti da togliere lo guardo dallo schermo: proprio nelle scene che Colinmckenzie ritiene fredde. La sfida certo che era corta: dovevano solo fare una rasatura! In più il film non è un giallo ma una storia di ossessione e vendetta e il finale è semplicemente perfetto, una parabola classica di altri tempi, in cui il male fa la fine che ci si aspetta e gli innocenti ahimè a volte pagano per i peccati altrui...


 

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