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Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street
| Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street | | Stampa | |
| Scritto da Darya Papazian | ||||||||||||||||
| giovedì 21 febbraio 2008 | ||||||||||||||||
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Recensione a cura di Darya Papazian
Edward e Sweeney (ma il suo vero nome era Benjamin Barker) sono due facce della stessa medaglia e se Burton diciotto anni fa ci regalava una stupenda fiaba piena di sensibilità, commozione e poesia, oggi ci mostra il suo lato più oscuro, sicuramente più inedito per la rappresentazione di un’efferata violenza che non lascia nulla all’immaginazione e piuttosto insolita per il suo stile registico (il sopravvalutato Sleepy Hollow aveva sì delle scene horror, però non Un terrore che colpisce perché istigato da timori primordiali e del tutto “terreni”. Non ci sono mostri o vampiri o situazioni sovrannaturali ma un’esigenza così banale e quotidiana per la maggior parte di molti uomini quale quella di radersi. Una lama e un collo ignaro, scoperto e indifeso: il passo tra la vita e la morte è molto breve… E se sembrava bizzarra l’idea di sposare la visione gotica di Burton con un musical vincitore di innumerevoli premi a Broadway, si può solo constatare quanto l’incontro tra queste due arti abbia generato un’opera ispirata e perfetta. Il Burton di Sweeney Todd è potente, rigoroso, solido. Impietoso. Se Johnny Depp sembra aver azzerata ogni emozione dal suo volto, invece possiede una ricchezza di sinistre sfumature, uno sguardo così inquietante scavato nelle livide occhiaie e nella cadaverica carnagione, che pure lo Chigurh di Non E’ Un Paese Per Vecchi dei Coen in confronto non appare più così tanto da incubo. Il suo canto di gioia nel momento in cui rientra in possesso dei suoi vecchi rasoi e tende il suo braccio al cielo esclamando: “At last! My Arm is complete again!” è da togliere il respiro. Helena Bonham Carter, e certo non perché moglie del regista, non poteva essere più perfetta per il Una coppia così demoniaca, una collaborazione così priva di scrupoli che certo non lascia posto a sentimenti autentici come l’amore o una sana amicizia: basta osservare la geniale sequenza in cui Mrs. Lovett descrive a Todd come vede il loro futuro una volta diventati abbastanza ricchi. Un’agghiacciante filmino di fintissima gioia coniugale da spot Mulino Bianco in riva al mare in un’atmosfera colorata e vivace. Si osservi Depp quando è il momento di baciare la sposa… solo Burton poteva inserire momenti di così macabra ilarità in un contesto così cupo e disturbante. Non tutte le canzoni originali del musical sono state utilizzate nella rappresentazione cinematografica e nessuno degli attori è cantante profession Un ruolo e una storia che hanno aspettato ben 25 anni prima di essere portati sul grande schermo e che hanno trovato ideale manifestarsi nel regista che più di tutti sembrava nato per rivisitarli e dargli giustizia. Sinceramente sarebbe stato difficile immaginare Sweeney Todd interpretato da Russell Crowe e diretto da Sam Mendes (con magari Kate Winslet nel ruolo di Mrs. Lovett?) come era nei piani più recenti. Professionisti eccelsi, non c’è che dire ma che sarebbero risultati un po’ forzati… Finalmente dopo numerosi progetti discreti (Big Fish, La Sposa Cadavere) e alcuni scivoloni (Il Pianeta Delle Scimmie ovviamente…) Tim Burton sembra aver ritrovato quanto di meglio ci aveva abituati a lodare nelle sue opere prime. Sapevamo in fondo che Edward era là fuori da qualche parte in attesa…
Per esempio, Il fantasma dell'opera di Joel Schumacher era sicuramente peggio, ma lì almeno si aveva l'impressione che si prendessero dei rischi.
Ma per cosa può aver sbavato così tanto la critica americana (quella italiana, come detto, sbava solo a sentire in nome di Burton)?
Sicuramente, la critica al capitalismo (la metafora del ristorante, peraltro già vista e rivista) e alle vicende sociali del periodo deve aver conquistato certa stampa. Ma francamente, è anche una delle parti più deboli della storia, tanto che la scena peggiore è probabilmente quella in cui vediamo il giudice emettere una sentenza estrema e assolutamente eccessiva.
Penso ad una scena di stupro che sembra la parodia di Eyes Wide Shut (già di suo, pellicola non proprio equilibrata).
Bisogna concedere a Burton il fatto di essersi attenuto al testo originale del musical. In più a quell’epoca i ricconi per divertirsi o andavano a teatro, o all’opera, o facevano party danzanti. A pensarci bene, anche oggi molti stupri avvengono nei luoghi sociali di ballo, grazie ad una certa polverina incolore e inodore… in ogni caso si racconta una fiaba nera e nelle fiabe vince sempre una certa semplicità evocativa degli eventi.
Così come lo sono i due villain 'ufficiali' (il barbiere certo non può essere considerato un eroe)
Infatti proprio non lo è. interpretati da Alan Rickman e Timothy Spall in maniera anche discreta, ma che risultano comunque due macchiette.
Per il resto, pochissime emozioni. Il tanto decantato scontro tra barbieri è poco convincente e decisamente frettoloso (aggettivo che può essere utilizzato anche in altre occasioni), nonostante la bravura di Sacha Baron Cohen. Non parliamo di una lunga serie di omicidi, mostrata con gran dovizia di particolari grandguignoleschi, ma in realtà forse troppo fredda per suscitare veri sentimenti. In altri casi, alcune scene risultano programmatiche per come vorrebbero suscitare delle emozioni, ma sono anche molto scontate. Non parliamo poi della 'sorpresa' finale, che è telefonatissima...
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