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Be Kind, Rewind - gli Acchiappafilm PDF  | Stampa |  E-mail
Scritto da Darya Papazian   
giovedì 15 maggio 2008

ImageIndirizzato a un pubblico vagamente cinefilo, Be Kind, Rewind dimostra quanto Gondry abbia ancora una volta colto nel segno presentando in maniera originale e non banale quanto reale a volte possa essere la fantasia...

 

 

 

Recensione a cura di Darya Papazian

TitoloBe Kind, Rewind - gli Acchiappafilm
RegiaMichel Gondry
CastJack Black, Mos Def, Mia Farrow, Sigourney Weaver
Uscita23 maggio 2008
Il trailer  

Non è impensabile trovarne ancora, magari in qualche piccolo paesino imboscato sulla mappa o pure nei rioni più scalcagnati, di videotechine che espongono ancora sui loro scaffali, con una certa indifferenza per gli ovvi e moderni digital discs, compatte vhs, magari con le copertine ingiallite e plastic box dagli angoli spuntati.

O magari dalle accartocciate confezioni in cartone, aperte sempre in basso (che quando le tiri su la cassetta si sfracella a terra!), come è uso negli States da sempre…il vhs è ormai andato fuori produzione da svariati anni, ma con tutte le sue pecche quali qualità del video non a livelli ottimali, nastri magnetici che si rigavano solo a guardarli, interminabili minuti di aggiustamento del tracking, ingombranti e a volte pesanti come macigni, come certe della Columbia Tristar per restare in tema… certo dava alla visione di certi film molto più pathos e calore, dava un’idea di artigianità che rendeva tutti noi anche più interattivi.

A chi non è mai capitato di dover smontare e rimontare una vhs? Armati di cacciavite, forbici e scotch, col coperchietto di ricambio rubato ad una cassetta da rottamare, acuivamo la nostra precisione manuale. E con questo spirito Michel Gondry (visionario regista francese di videoclip, autore del meraviglioso Eternal Sunshine of the Spotless Mind con Jim Carrey e Kate Winslet, una delle storie d’amore più originali di tutti i tempi)  realizza il suo sentito omaggio ad un supporto mediatico che ha dovuto piegarsi alle leggi dell’innovazione tecnologica e del mercato e mettersi in pensione dopo quasi quattro decadi di pregevole attività (lanciato dalla JVC nel 1976, il primo film che uscì in vhs fu The Young Teacher, un film coreano del 1972 e l’ultimo A History of Violence di Cronenberg nel 2006).

Forse il nome più azzeccato di sempre per quel genere di attività commerciale, "Be Kind Rewind" ("Sii Gentile, Riavvolgi", perché il 99% delle volte il noleggiatore non lo faceva, si potevano capire molte cose sull’educazione di certi clienti…) è appunto una di quelle videotechine, in uno di quei paesini, Passaic nel New Jersey, dove tutti conoscono tutti ma ognuno crogiola nella sua indifferenza. I dove due amici Jerry (Jack Black, School of Rock, Alta Fedeltà), operaio in una centrale elettrica che gli sta “friggendo il cervello” e Mike (Mos Def, ex artista hip-hop, visto in Solo 2 Ore), impiegato nel videonoleggio del Signor Fletcher (Danny Glover, i quattro Arma Letale, I Tenenbaum), si trovano a dover sfoderare tutta la loro creatività per letteralmente ridar vita alle centinaia di videocassette d'improvviso completamente cancellate a causa di un bizzarro incidente di “magnetizzazione” di cui Jerry è reso protagonista in una delle scene di sabotaggio più simpatiche e geniali mai viste al cinema.rewind

Con il Signor Fletcher via per un viaggio “commemorativo” (ma la realtà è tristemente ben diversa), Jerry e Mike cercano di porre rimedio al disastro, mettendosi a girare con un una videocamera e ausilio di improbabili costumi, scenografie ed effetti speciali rifacimenti di venti minuti dei film andati smagnetizzati iniziando da Ghostbusters, titolo mai visto e fortemente richiesto da una svampita cliente abituale (Mia Farrow che fu musa e moglie di Woody Allen e che di film nei film se ne intende dai tempi de La Rosa Purpurea del Cairo) pure incaricata dal proprietario di tener d’occhio i movimenti di Mike durante la sua prima autonoma gestione del negozio.

I due compari si preparano all’inevitabile disastro, ma con grandissima sorpresa invece, si renderanno conto che i loro film “maroccati” (“sweded” nella versione originale), chiamati così perché “importati da un paese lontano ed esotico”, scusa dell’ultimo minuto per giustificare i lunghi tempi di attesa per avere il titolo e l’elevato costo del noleggio, inizieranno a generare un sempre maggior numero di richieste da parte dei clienti di tutto il quartiere e addirittura da gente proveniente dalla Grande Mela… con anche l’aiuto di un’attrice improvvisata (Melonie Diaz, Lords of Dogtown), spepata sorella di una lavandaia, la fabbrica dei film più tarocchi che ci sia avrà il suo sfavillante avvio, con conseguente impennata di guadagni, ma l’idillio sfortunatamente durerà poco anche per colpa di un’avvocatessa (Sigourney Weaver, la saga Alien, Ghostbusters in un garbato e omaggioso cameo) chiamata a far rispettare le leggi della violazione sul copyright…

Un sub-plot riguardante il mitologico musicista Jazz, Fats Waller, che pare fosse nato e vissuto nella vecchia palazzina che ospita il videonoleggio, darà modo alla storia di evolversi e de-semplificarsi, sfumando gradualmente da un registro di commedia strampalata e lievemente surreale ad un tono più nostalgico e agro-dolce (con un po’ di Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore, soprattutto sul finale), altamente simbolico dell’inevitabile e incalzante sopraffazione del nuovo sul vecchio, di come la società in cui viviamo richieda obbligatoriamente da noi un’omologazione agli standard più aggiornati se non si vuole soccombere.

kind rewind L’esuberante Jack Black è il perfetto prototipo di amico combina guai da cui certamente viene consigliato di tenersi alla larga (anche se è grazie al suo travolgente entusiasmo che nasce il brillante escamotage del film maroccato) e Mos Def è semplicemente perfetto e adorabile nell’incarnare il pacato e gentile Mike.

Alcune trovate, soprattutto nel mostrare come può essere girato un film in bianco e nero, che sembri veramente d’epoca (con la pellicola graffiata e l’effetto da vecchia cinepresa con l’immagine scandita da fotogrammi ad intermittenza) senza avere le attrezzature professionali e doversele inventare impiegando, per esempio, un ventilatore, dimostrano quanto Gondry abbia ancora una volta colto nel segno presentandoci in maniera originale e non banale quanto reale e concreta a volte può essere la fantasia e l’immaginario di un sogno (film intesi come sogni per evadere magari da una realtà un po’ piatta e grigia), sicuramente Be Kind Rewind si può aggiungere senza esitazioni nella lista dei  film che meglio si presentano come veri e propri atti d’amore verso l’arte cinematografica e forse per la prima volta più specificatamente per il suo più domestico mezzo di fruizione. Decisamente realizzato per un pubblico cinefilo, anche un po’ colto e raffinato.

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