| Becoming Jane | | Stampa | |
| Scritto da Darya Papazian | ||||||||||||||
| giovedì 11 ottobre 2007 | ||||||||||||||
Dopo numerosi adattamenti dalle sue opere più famose, ecco un film incentrato sulla vita di Jane Austen. Becoming Jane è un'opera piacevole, con interpretazioni superiori di Anne Hathaway e Julie Walters e un James McAvoy un po' fuori parte...
Recensione a cura di Darya Papazian
D opo numerosi adattamenti cinematografici dalle sue opere più famose, ecco finalmente un film incentrato sulla vita della grande scrittrice inglese Jane Austen, fine indagatrice dei complicati meccanismi delle relazioni tra i sessi, che visse a cavallo tra il 1700 e il 1800, un ‘epoca in cui non era ancora socialmente accettabile che una donna si dimostrasse indipendente, arguta o di troppo spirito. Il film è liberamente basato su quello che fu tutto il periodo della giovinezza dell’autrice, prima che i suoi romanzi venissero pubblicati, e si sofferma sulla presunta pudica storia d’amore che avrebbe in seguito ispirato il suo capolavoro Orgoglio e Pregiudizio. Il dilemma della giovanissima Jane è se è di fatto possibile vivere una vita in cui non si trovi costretta a fare una scelta forzata tra “ragione e sentimento”. Se l’affetto è sempre desiderabile, i soldi sono assolutamente indispensabili: è questa la filosofia di vita gradita alle convenzioni sociali di quell’epoca. Soprattutto per coloro che, come Ms. Austen, provengono da famiglie poco agiate le quali ripongono ovviamente tutte le loro speranze nei matrimoni delle loro figlie con ottimi partiti, anche a scapito della loro felicità personale. Accettare la proposta del ricco ma apparentemente alquanto stupidotto Mr. Wisley (una sorta di Lurch della famiglia Addams, possibilmente ancor meno brioso…) o rischiare di finire in miseria, compromettendo irrimediabilmente reputazione e famiglia, per amore del più intrigante ma altrettanto squattrinato Mr. Lefroy? Ci potrà forse essere una terza, più appagante opzione per Ms. Austen? Se non fosse per il fatto che le vicende sono basate su personaggi realmente vissuti, si potrebbe dire che la trama presenta alcune situazioni decisamente “telefonate”, basti pensare al subplot che riguarda la sorella di Jane, Cassandra, e a personaggi che vengono appena accennati giusto per servire i colpi di scena. L’invaghimento dei due protagonisti viene sviluppato come da copione delle più classiche commedie romantiche, con un’iniziale forte antipatia di Jane nei confronti di Tom Lefroy che cela in realtà più amore che fastidio. Nulla di nuovo certo, ma neanche nulla di scontato.
Il punto di forza del film risiede tuttavia nella scelta di Anne Hathaway come incarnazione ideale di Jane Austen: la giovane attrice, ai più nota per film come Pretty Princess e Il Diavolo Veste Prada possiede un’inconsapevole bellezza e una naturale purezza e luminosità che rendono più credibile la sua interpretazione di fanciulla d’altri tempi, virtuosa certo ma anche curiosa e determinata. Il ruolo era stato inizialmente proposto anche a Kate Winslet, Natalie Portman e Keira Knightley. Se ormai la Winslet era fuori età massima e la Portman sarebbe risultata forse troppo freddina, bisogna ringraziare il cielo che la parte non sia andata alla Knightley, che a causa della sua spiccata somiglianza con Winona Ryder avrebbe quasi certamente portato troppo alla mente Piccole Donne. James McAvoy invece nel ruolo di Tom Lefroy lascia qualche perplessità. L’attore scozzese, lanciato da L’Ultimo Re di Scozia e protagonista proprio con la Knigthley di Espiazione di per sé non recita male, ma ha uno sguardo un po’ imbambolato e una presenza scenica troppo poco carismatica per interpretare il mascalzone dal fascino irresistibile. Comunque la “chemistry” tra lui e la Hathaway funziona e per un po’ ci fa provare simpatia per il suo personaggio. Il resto del cast è formato da comprimari d‘eccellenza, mostri sacri del cinema inglese quali Julie Walters, Maggie Smith e il caratterista americano James Cromwell nella parte del pastore padre di Jane, qui in un ruolo sorprendentemente più amabile del solito. In conclusione Becoming Jane è un’opera nel suo complesso piacevole, con una regia accorta (Julian Jarrod, prima di esordire sul grande schermo con Kinky Boots, è stato un famoso regista televisivo) e con tutto quello che ci si potrebbe aspettare da un film in costume ambientato nella splendida cornice della campagna inglese: bei paesaggi, bei costumi, interpretazioni sopra la media, ironia e ritratti di eroine con grandi amori struggenti ma travagliati. Sicuramente più interessante per gli appassionati delle opere della Austen che vogliono sbirciare in quella che è stata la prima, meno conosciuta fase della sua vita.
Powered by !JoomlaComment 3.26
3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved." |
||||||||||||||
| < Prec. | Pros. > |
|---|
|
|
|