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Davanti agli Occhi
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| Scritto da Darya Papazian | ||||||||||||||||
| martedì 30 dicembre 2008 | ||||||||||||||||
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Recensione a cura di Darya Papazian
Vadim Perelman è un regista ucraino che ha all’attivo uno dei film più sopravvalutati dalla critica degli ultimi anni, La Casa Di Sabbia E Nebbia (2003) un drammone talmente ridicolo, pesante, noioso e recitato fastidiosamente sopra le righe da un ossessionato Ben Kingsley e da una Jennifer Connelly completamente miscast in un ruolo in cui non riesce ad essere minimamente credibile. Le uniche cose che si salvavano erano la sensibile prova di Shohreh Aghdashloo (La Casa Sul Lago Del Tempo, American Dreamz) e le splendide inquadrature naturalistiche… tanto affascinati quanto abusate, inserite ad ogni pretesto come a colmare la totale mancanza di pathos della pellicola. Fatto che puntualmente si ripete con questa sua ultima prova cinematografica, un altro drammone con protagonista una Uma Thurman in uno dei suoi rari veri ruoli “impegnati” (se non si vuole contare Kill Bill dove era semplicemente straordinaria se non da Oscar) e nel quale, bisogna ammettere, se la cava egregiamente dando prova di sapersi destreggiare con naturalezza anche in ruoli che richiedono una certa complessità e introspezione. Il suo personaggio, una donna, Diana, dalla vita apparentemente perfetta, con un marito devoto, una figlioletta bellissima, la casa dei suoi sogni e un certo agio economico, si ritrova a scontrarsi con l’incubo, l’ansia e i sensi di colpa quotidiani del ricordo di un tragico evento accaduto quindici anni prima nel suo liceo, quando un compagno di classe, evidentemente andato fuori di testa, aveva imbracciato il fucile e dato il suo personale Columbine show, sparando a chiunque capitasse in tiro e costringendola a scegliere se morire o vivere, ma al prezzo di sacrificare la sua migliore amica Maureen (Eva Amurri, Saved!). La Diana teenager ha il volto e il temperamento indomabile di Evan Rachel Wood (Across The Universe), altrettanto notabile nella sua interpretazione, che si presenta allo spettatore come una giovane donna, uno spirito libero e fiero, che certo nessuno si sarebbe aspettato crescesse per condurre il tipo di vita “standardizzata” che ci presenta la sua versione adulta.
Il problema è che non fa altro che cercare di coprire l’assoluta presa in giro che la storia di questo film in fondo compie ai danni dello spettatore. E’ difficile dare un giudizio obiettivo su un film di questo tipo, il tipo di film che con tanta maestria e sonora grattata di capo cerca di battere strade molto frequentate nel cinema moderno. O lo si considera un film geniale o lo si detesta per la sconcertante pacchianaggine dell’impresa. Chi aveva letto il romanzo di Laura Kasischke (Suspicious River), da cui il film è tratto, certo sa già tutto e può solo essere incuriosito dalla trasposizione o attirato dal cast di prim’ordine. Insomma le buone interpretazioni ci sono, la curiosità tiene bene fino a tre quarti di film, la regia regala intense inquadrature, ma ciò che resta a luci di sala accese è solo molta perplessità. Sinceramente sarebbe il caso che il signor Perelman abbandonasse la fiction cinematografica (e soprattutto il dramma) e si dedicasse ad una brillante carriera di documentarista pluripremiato per il National Geographics…
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