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Inkheart: la Leggenda di Cuore d'Inchiostro
| Inkheart: la Leggenda di Cuore d'Inchiostro | | Stampa | |
| Scritto da Darya Papazian | ||||||||||||||||
| giovedì 19 febbraio 2009 | ||||||||||||||||
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Recensione a cura di Darya Papazian
Se si possedesse il dono di poter trasportare i personaggi dei nostri libri preferiti nel mondo reale, semplicemente leggendo le pagine ad alta voce, non sarebbe un’opportunità fantastica? Quante persone interessanti, creature fantastiche, eroi affascinanti potremmo incontrare e quante avventure indimenticabili… chi non vorrebbe un dono così singolare? Saremmo poi così sicuri che non ci sarebbe un temibile prezzo da pagare strappando alle pagine i propri abitanti? E’ l’amara scoperta che anni or sono ha fatto Mortimer Folchart (Brendan Fraser), rilegatore di libri e padre di una ragazzina di dodici anni, Meggie (Eliza Hope Bennett), che vide l’amata moglie Resa (Sienna Guillory) finire risucchiata nelle pagine di un libro molto raro, Inkheart, un racconto popolato da personaggi variopinti come l'inaffidabile zingaro mangiafuoco Dita di Polvere (Paul Bettany), il ridicolo e megalomane tirapiedi Capricorno (Andy Serkis) col suo seguito di buffi scagnozzi e una spaventosa essenza distruttrice chiamata l’Ombra (che non può non far venire in mente il Nulla de La Storia Infinita), tutti involontariamente catapultati nel nostro universo durante una lettura “della buonanotte” per la piccola Meggie, quando ancora Mortimer non era cosciente di essere un “Lingua di Fata”, un umano appunto capace di dare vita leggendo ad alta voce. Ma per ogni personaggio che viene portato alla realtà una persona reale deve essere spedita nel libro come baratto… e come fare a riportala tra noi se il libro è diventato praticamente introvabile? Per nove anni Mortimer è andato alla ricerca di Inkheart, spostandosi di paese in paese, di libreria in libreria, senza mai dare spiegazioni alla figlia, nella speranza di ritrovare Resa e anche per sfuggire alle grinfie di Capricorno, che vorrebbe Mortimer come suo lettore personale per far avverare tutti i suoi capricci e all’assillo di Dita di Polvere che altro non vuole che poter tornare nel libro e riabbracciare sua moglie (Jennifer Connelly, in un cameo indovinato). Sarà aiutato dall’eccentrica zia “topo di biblioteca” Elinor (Helen Mirren) , dal vecchio e un po’ suonato autore di Inkheart, Fenoglio (Jim Broadbent) e da un giovane arabo, Farid (Rafi Gavron), uno dei Quaranta Ladroni di Alì Babà, piuttosto eccitato all’idea di vivere in un mondo senza mercanti di schiavi e che troverà in Dita di Polvere una figura di mentore… L’avventura, condita di unicorni, scimmie volanti, minotauri, furetti salva-vita, castelli popolati di personaggi marchiati da parole tatuate sulla pelle, residui dei testi da cui sono stati strappati dalla lettura impacciata di un servitore balbuziente, e pure dalla partecipazione del celeberrimo cagnetto Toto del Mago di OZ, un classico senza tempo (e questo è il terzo film che lo cita quest’anno, per chi ha visto Milk e Australia), è un piacevolissimo incipit di quella che dovrebbe essere una trilogia (Inkspell e Inkdeath sono i libri a seguire) ad opera della scrittrice tedesca Cornelia Funke che ha accettato di vendere i diritti della sua opera per la trasposizione sul grande schermo a patto di aver l’ultima parola sulla scelta del cast, in particolare sul personaggio di Mortimer, che è stato creato a immagine e somiglianza di Brendan Fraser. In effetti Fraser è un volto e un corpo ideale per questo tipo di ruolo, un po’ tra l’avventuroso, il tenero e l’intellettuale (come già dimostrato ne La Mummia e in Viaggio al Centro della Terra 3D), ma la vera parte del leone la fa Paul Bettany con un personaggio che cattura subito la simpatia e il cuore dello spettatore, senza mai cadere nella macchietta grazie ad un’interpretazione multi-sfaccettata anche un po’ malinconica, capace di rubare la scena persino alla grandissima Helen Mirren il cui personaggio forse tra tutti è quello meno “utile” ai fini di questa storia (Jim Broadbent ha meno screen-time ma scene decisamente più incisive). Anche Andy Serkis, mitico Gollum del Signore degli Anelli, rispecchia bene l’idea del piccolo villain con manie di grandezza un po’ più sulla falsariga del Dottor Male di Austin Powers che del cattivo standard, privo di humor, solenne e minaccioso.
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