A Christmas Carol - La recensione

Recensione a cura di Luca Marchetti

TitoloA Christmas Carol
RegiaRobert Zemeckis
Cast
Jim Carrey,Gary Oldman, Colin Firth, Robin Wright Penn
Uscita3 dicembre 2009
 La scheda del film  

Di adattamenti del Canto di Natale di Charles Dickens ne abbiamo avuti tanti, forse troppi. Chiunque ha pensato, sotto le feste natalizie, di regalare al pubblico la propria personale versione delle vicende dell’odioso Ebenezer Scrooge. Si pensi che addirittura Radio Deejay, un po’ di anni fa, ne aveva prodotta una, con un cast di “grandissimi interpreti” che spaziava da Linus fino a Platinette, passando per Daria Bignardi. L’unica versione veramente degna di nota (la preferita da chi scrive) fu quella disneyana del 1983. Il Canto di natale di Topolino, oltre a divertire milioni di bambini grazie all’utilizzo dei volti noti disneyani, aveva regalato con Zio Paperone lo Scrooge perfetto.

Se quindi la Disney aveva già utilizzato questo materiale, ottenendone ottimi risultati, perché mai si è pensato di tornare sul luogo del delitto? Questo A Christmas Carol infatti, prima che piacere o disgusto, suscita sicuramente perplessità. Innanzi tutto per la decisione di dare nuovamente fiducia ad una tecnica, quella della performance capture, che obiettivamente non sta riscuotendo il successo che ci si aspettava. Il grande Robert Zemeckis infatti ha deciso di dedicarsi a tempo pieno a  questa sperimentazione tecnologica, che al terzo film non riesce a convincere ancora pienamente. Sia chiaro, siamo lontani dai livelli (molto mediocri) dei precedenti Polar Express e La leggenda di Beowulf.

Qui infatti dal punto di vista scenografico non ci si può lamentare visto che la Londra ottocentesca è stata resa in modo perfetto e che si possono incontrare due o tre trovate visive veramente interessanti (gli spiriti dei Natali e le visioni). In più questa volta (merito di Dickens?) siamo di fronte anche ad un lavoro di sceneggiatura non disprezzabile e molto fedele alla fonte d’ispirazione.

A Christmas Carol

I veri problemi del film sono comunque gli stessi dei due lavori precedenti di Zemeckis. Se tutti i personaggi interpretati da Jim Carrey sono resi con attenzione, specie il protagonista, gli altri sono stati veramente trattati male. Tutti i comprimari infatti sembrano pupazzi inanimati, dai movimenti meccanici e dall’assurda inespressività. E’ questo forse il “crimine” più grande di questa particolare tecnica digitale. Non si può infatti coinvolgere grandi attori come Gary Oldman e Colin Firth e poi mortificare la loro bravura ingabbiandoli in questi involucri freddi. Anche Scrooge, come detto il personaggio meglio realizzato, non permette di apprezzare interamente l’interpretazione di un Jim Carrey che, da quello che si capisce, è particolarmente in palla in questo ruolo.
 
Non si può considerare convincente nemmeno l’utilizzo del 3D. Le scene spettacolari che lo dovrebbero sfruttare infatti, per quanto fatte bene, non sono funzionali alla storia e sono messe là più che altro per giustificare il prezzo maggiore del biglietto. Nonostante tutto, sarebbe sbagliato dimenticare il target principale verso il quale questa pellicola è rivolta. I più piccoli infatti apprezzeranno sicuramente il film e si divertiranno di fronte alle gag, alle scene d’azione e ai piccoli tocchi horror (soprattutto la visione del Natale futuro). Gli adulti, invece non troveranno nulla di sconvolgente o imperdibile.

 

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