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Frozen - il Regno di Ghiaccio, la recensione

Nota: abbiamo visto il film in una anteprima (ovviamente in inglese) al cinema El Capitan di Hollywood Blvd., Los Angeles, allestito per l'occasione in tema Frozen e preceduto da uno spettacolo di intrattenimento del quale vi parleremo in un articolo a parte. Il sonoro della sala è in Dolby ATMOS.


 

 

Con Frozen - il Regno di Ghiaccio i Walt Disney Animation Studios sono riusciti finalmente a uscire dall'impasse in cui sembrava incastrata ormai da 15 anni e a creare il primo, grande Classico Disney del ventunesimo secolo. Le prove generali c'erano state con Rapunzel, che conteneva il germe di ciò che sarebbe stato poi sviluppato in Frozen a livello tematico e stilistico, ma portava ben evidenti i segni di una certa indecisione soprattutto a livello di identità. Frozen rappresenta invece la perfetta sintesi tra tradizione e modernità: non una rivoluzione (quella l'ha fatta la Pixar) ma un rinnovamento. Da un lato è la fiaba musicale natalizia per eccellenza, con una ambientazione pseudo-scandinava (un minuscolo regno in fondo a un fiordo), neve, magia e splendide canzoni (la speranza è che in italiano siano belle quanto quelle della versione originale), e dall'altro sul piano tematico introduce una serie di sorprese che non staremo a rovinare ma che fanno emergere la sceneggiatura (pur troppo semplice in alcuni passaggi) dalla massa di prodotti animati per bambini alla quale siamo abituati.

Basti pensare a Elsa, principessa Disney "maledetta", diversa e suo malgrado sociopatica, e al difficile rapporto con la divertente e un tempo inseparabile sorella Anna. Sono loro le vere e proprie protagoniste della pellicola, mentre agli altri personaggi viene riservato uno spazio più ridotto eppure equilibrato. Tra essi spiccano Kristoff, burbero venditore di ghiaccio ormai disoccupato, accompagnato da una renna di nome Sven che si comporta più come un cane (non si può non pensare al cavallo di Rapunzel), e il pupazzo di neve Olaf, che se nei trailer sembrava insopportabile, nel film in realtà riesce a non risultare eccessivo come spalla comica (e strappa anche diverse risate). Meno originale e coinvolgente, invece, è l'aspetto più "magico" del film, volutamente escluso dalla campagna marketing (e capiamo anche perchè) e al centro anche della canzone meno riuscita.

Tutto questo sul piano prettamente narrativo, perché su quello tecnico invece ci troviamo davanti alla pura e semplice eccellenza. Se già Rapunzel, in questo senso, spiccava per la varietà delle ambientazioni e dei colori, con Frozen la Disney ha creato un vero e proprio gioiello: il character design essenziale è accompagnato da ricchissime ed eleganti ambientazioni tra il castello, le montagne innevate e il fiordo, il tutto renderizzato in un 3D molto profondo e luminoso. Se a questo si aggiunge il suono in ATMOS con cui abbiamo sentito il film, possiamo dire che è stata una esperienza cinematografica davvero immersiva.

Una nota finale sul cortometraggio che precede la pellicola e che avevamo già visto alla D23 ad agosto: Get a Horse! ripropone il tradizionale corto slapstick musicale con Topolino, Minnie e Gambadilegno, e lo trasforma in un vero e proprio omaggio al cinema e all'animazione. Il risultato è divertente e mai sopra le righe, finendo persino per commuovere per la sua capacità di trasformare in una bella storia persino il virtuosismo tecnico. 

 

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