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Tutti al mare - la recensione
Recensione a cura di ColinMckenzie
| Titolo | Tutti al mare |
| Regia | Matteo Cerami |
| Cast | Marco Giallini, Libero de Rienzo, Francesco Montanari, Ilaria Occhini, Vincenzo Cerami, Anna Bonaiuto, Ambra Angiolini |
| Uscita | 11-03-2011 |
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E i dubbi non mancavano verso questo Tutti al mare, a cominciare da un figlio d'arte alla regia, peraltro con un prodotto sceneggiato dallo stesso Cerami senior, ultimamente non proprio autore di capolavori.
Uno degli aspetti più evidenti è la voglia di presentare solo ed esclusivamente dei personaggi eccessivi. Come in tanti prodotti di questo tipo, va benissimo mostrare delle figure sopra le righe, ma se non ci sono altre opzioni per un confronto, diventano inutili e noiosi.
Altri spunti vengono solo accennati, senza crederci troppo. La capacità di arrangiarsi di una certa fauna urbana, cosi come il maschilismo di fondo. Ma la critica sociale non è mai troppo spinta, al massimo sfiorata, come se si avesse paura di premere sull'acceleratore. E poi alcuni particolari sono il segnale di una certa superficialità nel costruire il racconto. Per esempio, la diva della televisione che nessuno si fila per un'ora, mentre tutti le scattano delle foto quando va in acqua. Ma soprattutto, perché una polacca ha l'ambizione di farsi sposare da un italiano per prendere la cittadinanza, quando la Polonia da anni fa parte della Comunità europea? A Cerami è stato detto che il muro di Berlino è crollato?

Rattrista peraltro vedere che la raffigurazione degli stranieri sia legata solo a stereotipi banali. Nulla di eccessivamente fastidioso e non è una questione politica, ma il vero problema è che si crea una galleria di personaggi deboli e stupidi. Li avessero messi in scena i Vanzina, sarebbero stati criticati pesantemente e invece la famiglia Cerami può tutto, alternando stranieri arrivisti, imbroglioni e macchiette.
D'altronde, siamo di fronte alla solita commedia corale, che punta su tanti personaggi perché sembra non riuscire a costruirne neanche uno forte. E alla fine, si ride (tanto per cambiare) con i soliti vaffanculo, come nei tanto vituperati cinepanettoni. Quindi, si ride pochissimo, anche per scelta dei realizzatori, ma soprattutto non ci troviamo di fronte a grandi picchi, un po' per la voglia di costruire una vicenda molto corale (fin troppo), ma anche per un'evidente incapacità di creare qualcosa di memorabile.
Libero de Rienzo offre una delle prove migliori e una delle interpretazioni più sincere, che forse andava sfruttata meglio. E Proietti come prevedibile regala le risate più convincenti, anche se si pensava potessero essere di più. Per il resto, poco da segnalare, compreso un Giallini che meriterebbe ben altre opportunità, soprattutto in termini di varietà e profondità nei ruoli.
In sostanza, l'impressione è di aver visto qualcosa di sconclusionato e che andrà bene per chi vorrà trovarci valori sociali 'importanti', esaltando il ritorno alla commedia di 'costume' che ha fatto grande il nostro cinema. Ma significherebbe prendere troppo sul serio un prodotto che non se lo merita proprio...
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