Pietro

23 agosto 2010

Certi film sembrano dei manifesti politici, anche quando non parlano di partiti e di leggi. Per esempio, può capitare una pellicola come questa, in cui:

Pietro- Se entri in una metro, i barboni vengono molestati da figli di papà che così fanno colpo sulle ragazze che accompagnano (che questa tattica funzioni, mi permetto di dubitarne, ma forse per gli altolocati è così).
- Le donne protagoniste devono essere sempre delle vittime, maltrattate da tutti.
- In certi locali, succedono cose inenarrabili, anche se ha poco senso che decine di presenti (che non sembrano dei criminali incalliti) rischino una denuncia penale per reati così gravi…

Poi, si potrà dire che l’attore protagonista, Pietro Casella, è bravo (vero) o che con un budget di 120.000 euro circa i risultati tecnici ottenuti dal regista Daniele Gaglianone sono tutt’altro che disprezzabili (ri-vero). Però poi quando si leggono i dati al botteghino (4.800 euro, neanche malissimo, ma che alla fine non ripagheranno neanche dell’uscita), meglio non stupirsi troppo. E pensare che, a forza di sostenere certi film poco sostenibili dal pubblico (e non intendo quello medio, ma anche quello che va al Nuovo Sacher), poi difficile convincerli a vedere qualsiasi cosa, anche più appetibile…

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L’uomo fiammifero

20 luglio 2010

C’era grande curiosità l’altra sera alla proiezione di questa opera prima, nominata ai David di Donatello e adesso presentata alla rassegna Bimbi Belli, con relativo dibattito dopo la proiezione moderato da Nanni Moretti. Pellicola a due facce, questa.

L'uomo fiammiferoDa una parte, un talento visivo assolutamente notevole e poco comune nel panorama nostrano. Nonostante un’evidente mancanza di mezzi, le idee sono tante e molte deliziose. Pensate (anche se i paragoni in questi casi sono sempre complicati) a un misto tra il Richard Lester più spensierato, il primo Jean-Pierre Jeunet (quello che lavorava con Caro) e magari un pizzico di Svankmajer nelle parti di animazione.

Dove però il lavoro di Marco Chiarini torna purtroppo nella media italica, è nella storia. Come spesso capita a un certo cinema d’autore, non si capisce bene dove si voglia andare a parare. Film di formazione? Fiaba delicata e visionaria? Rapporto padre-figlio? O storia del primo amore? La carne al fuoco è tanta, purtroppo non sempre gestita perfettamente. Peccato anche per il doppiaggio, a tratti decisamente poco convincente. Comunque, un nome da tenere d’occhio…

P.S.
Fenomeno interessante durante il dibattito: fa le domande Moretti, tutti fermi sulle loro poltrone; appena dà la parola al pubblico, la gente scappa…

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Lourdes

21 maggio 2010

Ci sono film che, per un motivo o per l’altro, ti perdi più volte, fino a che ti viene da pensare che non li vedrai mai. Io sono riuscito a non assistere a questo titolo prima nella rassegna Venezia a Roma, poi all’anteprima stampa e successivamente in sala.

LourdesAlla fine, ce l’ho fatta ed è stata una grandissima scoperta. Lourdes è un film con una trama che definire minimale è anche esagerato. Pellegrinaggio nell’omonima città, con tanta gente speranzosa di risolvere i proprio problemi. Ce la faranno loro e soprattutto la protagonista?

Con uno stile semplice ma spesso geniale (la scena in cui Sylvie Testud ‘scompare’ dopo essere stata coperta da altri personaggi), la regista Jessica Hausner racconta una storia tanto lineare quanto fortissima, in cui non si cade nel facile sberleffo di una realtà discutibile e particolare (che sembra quasi Disneyland), ma si scava a fondo nelle emozioni (soprattutto l’invidia) dei protagonisti.

In una scena si cita Ordet di Dreyer, ma per il resto si preferisce puntare sulla vita e non sulla cinefilia spinta. E’ quasi tempo di arene estive, vedete di recuperare questo titolo…

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Perdona e dimentica

27 aprile 2010

Ho avuto una sensazione strana vedendo finalmente il ‘sequel’ (fa un po’ impressione dirlo per un prodotto d’autore) del capolavoro Happiness. Un po’ la sensazione che ho avuto confrontando Videodrome ed Existenz di Cronenberg: il primo geniale e in anticipo sui tempi, il secondo decisamente in ritardo.

Perdona e dimenticaIl fatto è che se nel 1998 certe cose erano di rottura, ormai nel 2010 nessuno si scandalizza per ragazzini che parlano di sesso e situazioni forti. Così, i risultati sono molto altalenanti. Per una storia che funziona bene come quella della famiglia del pedofilo (e del criminale stesso, che qui ha il volto di Ciarán Hinds), delude fortemente la vicenda della sorella (Shirley Henderson) con le visioni, che è sinceramente insopportabile.

Il tutto, va detto, è contratto in poco più di un’ora e mezza, che comunque non fila via liscissima. E l’effetto di vedere attori completamente diversi dall’originale è straniante. Rimane il dubbio: Solondz ha realizzato un sequel per fare cassetta sul film che lo ha reso un nome importante? Mah…

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Nikki Finke pronta alla querela?

22 aprile 2010

Qualcuno di voi avrà sentito parlare di Tilda. Si tratta di un pilota per la HBO su una blogger che parla di spettacolo senza peli sulla lingua e che potrebbe essere interpretata da Diane Keaton. L’Hollywood Reporter è riuscito a ottenere una copia della sceneggiatura e i sospetti si sono rafforzati: la protagonista è decisamente simile alla celebre Nikki Finke di Deadline Hollywood Daily.

Nikki FinkeInfatti, i due sceneggiatori Bill Condon e Cynthia Mort descrivono la loro Tilda Watski come bionda, sulla cinquantina, che non ama uscire di casa (anche per evitare di imbattersi nelle persone di cui ha parlato male), dall’umore incostante, che è stata licenziata nel suo precedente lavoro da Newsweek (nella realtà, il New York Post) e un tempo ha dovuto vendersi la macchina per pagare i debiti. Tutto esattamente come la Finke.

Va detto che ci sono altri elementi che non coincidono, come il fatto che Tilda Watski ami fumare erba e beva vino tutto il giorno. Ma, come sostiene l’Hollywood Reporter, proprio queste differenze potrebbero creare problemi, perché c’è il rischio che la Finke quereli i produttori per diffamazione (se il personaggio viene identificato con lei, anche le cose negative che fa lo sarebbero, quindi…).

Insomma, come andrà a finire? L’impressione è che, nonostante gli autori sostengano di essere tranquilli perché avrebbero messo insieme tante figure reali diverse, la HBO preferirà cautelarsi pagando alla Finke un compenso per i diritti sulla sua vita. O magari, chissà, abbandonerà del tutto il progetto…

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E’ morta Dede Allen

19 aprile 2010

Siamo decisamente in ritardo (mea culpa) nel parlarvi della morte di Dede Allen. Da molti è stata ricordata come la prima montatrice donna a essere accreditata da sola per un film a Hollywood, ma a mio avviso rischia di essere una menzione fuorviante, come se il suo merito fosse ‘semplicemente’ di essere stata la prima e di aver aperto una strada per chi veniva dopo.

In realtà, il lavoro della Allen è stato fondamentale per tutti, uomini e donne. In effetti, basta vedere su Imdb la lista delle sue collaborazioni, per scoprire che sono pochine per una carriera così lunga (poco più di trenta), ma quasi tutte importanti. Da Lo spaccone (1961) a Piccolo grande uomo (1970), da Serpico (1973) a Bersaglio di notte (1975), da Quel pomeriggio di un giorno da cani (1975) a Reds (1981), fino ad arrivare a un classico degli anni ottanta (anche se molto diverso rispetto alle pellicole a cui ci aveva abituata), Breakfast Club.

Ma, senza dubbio, il primo lavoro in cui era stata accreditata da sola, Gangster Story, rimane il più famoso, anche soltanto per questa scena entrata di diritto nella storia del cinema:

 

 

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Cella 211

17 aprile 2010

E’ anche banale dire che un film del genere, in questo momento, non si può fare in Italia. Banale, ma purtroppo verissimo. Tra guardie carcerarie sadiche che torturano i prigionieri, condizioni delle galere ai limiti (e anche oltre), politici che si preoccupano più della loro posizione che della sicurezza di chi fa il proprio dovere, al massimo un progetto del genere potrebbe fermarsi a prendere polvere in forma di sceneggiatura sulla scrivania di un produttore.

Cella 211D’altra parte, anche se qualcuno volesse investire su un’idea di questo tipo (per poi farsi massacrare a colpi di interrogazioni parlamentari), dovrebbe comunque trovare due fenomeni come Alberto Ammann (incredibilmente alla sua prima prova al cinema) e soprattutto il monumentale Luis Tosar, già visto ne I lunedì al sole. Ecco, trovatemi un Luis Tosar in Italia, in grado di fare un ruolo fisico del genere, e vi pago…

Qualche sbavatura in fase di sceneggiatura (in particolare nelle sottotrame fuori dalla prigione, sia legate al personaggio della moglie che a quelli dei negoziatori), non tolgono nulla all’incredibile energia sprigionata da questa pellicola. E’ il caso di non perdersela…

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Dogtooth, un film da vedere?

12 aprile 2010

Ultimamente, mi ritrovo questo titolo segnalato ovunque. Prima 4 stelle su 5 dal mensile Empire, poi analogo giudizio da parte del sito The Auteurs (a cui, prima o poi, dovrò dedicare un post a sé, vista la bontà delle sue scelte editoriali). Infine, arriva questo articolo-intervista del Times Online.

DogtoothMa di che parla Dogtooth? Si tratta della storia di tre giovani adulti che si ritrovano, per scelta dei loro genitori, a dover condurre tutta la loro esistenza all’interno della casa in cui vivono, mentre l’unica ospite che può ‘turbare’ la loro quiete è Christina, una donna che lavora per il padre e che viene convocata per soddisfare i bisogni sessuali del giovane figlio. Insomma, sembra un misto tra Haneke, David Lynch e Todd Solondz e francamente sono molto curioso di vederlo (se qualcuno in Italia si degnerà di comprarlo).

In particolare, mi ha incuriosito molto questa dichiarazione del regista Giorgios Lanthimos:

“Le persone in Grecia non vanno matte per i film locali e a ragione. Sono uscite tante brutte pellicole in Grecia negli ultimi trent’anni. La gente non ama andare a vedere i film greci, a parte delle commedie popolarissime con protagonisti star della televisione”.

Curioso, sembra la descrizione di un Paese che conosco…

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The White Stripes: Under Great White Northern Lights

4 aprile 2010

Se vi chiedete la ragione dietro a questo titolo, sono legate a un tour in Canada del popolare gruppo dei White Stripes durante l’estate e quindi con giornate lunghissime, in cui la notte praticamente scompare.

The White Stripes: Under Great White Northern LightsSiamo decisamente lontani dagli stereotipi delle rockstar isolate e nascoste, considerando che i momenti migliori del documentario sono quelli in cui i due White fanno degli incontri molto umani e ‘comuni’, dal sindaco di una cittadina che li porta in macchina e parla con loro di caccia, così come un gruppo di indiani autoctoni del luogo. Così come sono uno spasso gli spettacoli improvvisati che svolgono durante la giornata, in luoghi e situazioni particolari (come una sala da bowling).

Gli estratti in bianco e nero sono molto belli, così come alcuni incredibili paesaggi in cui si trovano. Magari mi sarebbe piaciuto sentir parlare un po’ di più Meg White (ma i due ironizzano esplicitamente sul suo silenzio). Manca solo un punto di vista registico forte, che renda un buon prodotto qualcosa di leggendario. Purtroppo, Emmett Malloy (che ha alle spalle video per i Metallica e i Blink 182, così come regie di concerti per Ben Harper e gli Oasis) non è Martin Scorsese né Jonathan Demme. Comunque, sempre un piacere ascoltare i White Stripes, in qualsiasi situazione…

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Spike Lee e il basket

29 marzo 2010

Per chi ama il basket, il documentario Winning Time: Reggie Miller vs. The New York Knicks è assolutamente imprescindibile. E se anche non amate il basket, volete perdervi lo spettacolo di Spike Lee tifoso sfegatato ai bordi del campo? Si tratta di un’ora di lavoro che documenta la rivalità incredibile tra Reggie Miller, star degli Indiana Pacers negli anni novanta, e la squadra dei New York Knicks, che avevano Lee come tifoso.

Ed è proprio il regista di Fa’ la cosa giusta e Malcolm X ad avere un ruolo fondamentale in questo prodotto, per via di un suo notevole battibecco durante una fondamentale partita di playoff con Miller, che ‘permise’ al giocatore di tirar fuori una prestazione monstre e di vincere praticamente da solo la partita. La cosa divertente è che i giornali di New York accusarono Lee di essere responsabile della sconfitta.

Insomma, un docu sportivo notevole, ma anche per gli appassionati di cinema non mancano i motivi di interesse…

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