L’amico etiope mi ha detto… che il film fa schifo

3 settembre 2008

La follia dovrebbe essere l’elemento predominante di due dei film italiani in concorso, ma così non è. Il film di Ozpetek non mi è piaciuto per niente, soprattutto perché non riesce a tirar fuori la follia da Mastandrea (che risulta sempre simpatico), mentre la Ferrari è finta. Insomma, è impossibile credere a questo dramma familiare. Quello di Avati è un film tirato via, in cui l’altrove bravissima Alba Rohrwacher si limita a dire qualche parolaccia. Due titoli speculari: Ozpetek il patinato sentimentale romano, Avati interessato alla Bologna provinciale dell’anteguerra.

Oltre alla Ferrari, tante attrici protagoniste del Festival, come la Theron e la Hathaway, in un Festival pieno di donne che stanno male. Proprio la bravissima Hathaway (ma le sue doti le conoscevamo già) è la favorita alla Coppa Volpi per la migliore interprete, grazie al film di Jonathan Demme Rachel Getting Married, spesso straordinario e che ti cresce dentro col passare del tempo, anche nelle sue parti problematiche. Il regista crea una forte suspense soltanto utilizzando gli spostamenti nell’enorme casa, in un conflitto familiare alla Bergman. Idea folle ma bellissima di immaginare un’America completamente pacificata, dove i neri, l’Asia, gli archi e la musica elettronica possono convivere. Demme, parlando di un matrimonio (ma forse anche della morte del fratello Ted), sembra volerci dire che con Obama si può cambiare la storia degli Stati uniti e quindi del mondo, in una rinascita necessaria.

E se Demme cerca la rinascita, Miyazaki parla di una nascita, in un film decisamente per bambini e pieno di speranza, in un cui il Mare non è una minaccia e nel quale (seguendo la linea del Festival già menzionata) anche qui ad essere protagonista è una (futura) donna. Il mondo non è bello e Miyazaki lo sa (come ci ha detto in tante altre sue opere), ma può esserlo. Nonostante non sia tra i suoi lavori migliori, è sufficiente per prendere a schiaffi quasi tutti i film del concorso, compreso il suo ex collega e socio alla Ghibli Mamoru Oshii. Mentre Miyazaki fa un bellissimo tuffo nel mare, Oshii precipita con gli aerei di The Sky Crawlers, in una pellicola noiosa e che scopiazza il Tony Scott di Top Gun.

Veniamo ai due estremi (che, a differenza di quanto sosteneva Truffaut, in questo caso non mi toccano molto, anzi). Burn after Reading dei Coen è uno dei film migliori (se non il migliore) visti al Festival. Sono i Coen più leggeri, ma che sembrano aver ripreso da quel capolavoro che era Non è un paese per vecchi una pulizia formale e un’asciuttezza che li ha decisamente migliorati. I Coen sono bravi come non mai, precisi e calibrati, in un film molto cattivo, che ci dimostra come il mondo sia governato dagli idioti.

Teza di Haile Gerima è invece un orribile film etiope, che disgusta per l’atteggiamento di consenso da colonialismo culturale e per il paternalismo di una certa sinistra italiana, per cui basta che uno è nero ed è bravo, mentre sarebbe una forma di rispetto parlarne male. Se lo avesse fatto un italiano sarebbero partiti i fischi, così come per un polacco o un australiano (non parliamo degli americani). La pellicola presenta anche il peggior attore della mostra, assolutamente inguardabile per le sue espressioni ridicole. E’ un consenso senza senso, perché si parla addirittura del Leone d’oro, ma se sarà così il Festival di Venezia non ha più ragione di essere e gli organizzatori pagheranno duramente questo errore. Giuria (si dice) divisa, tra chi lo ha amato molto e chi invece lo detesta. Speriamo bene…

Scritto da in cinema, festival

2 commenti a “L’amico etiope mi ha detto… che il film fa schifo”

  1. Grande francrsco ti sentivo sempre su radio rock,mi fa piacere che i Coen si siano ripetuti e che non siano caduti nel passato e che il maestro Miyazaki abbia dato un ulteriore lezione al mondo

  2. Caro Alò, ti vedo giustissimo per Cinematografo, con la tua puzzetta sotto il naso da raccoglibriciole senza idee proprie, ansioso di dividere cocktail pre-registrazione con Anselma Dall’Olio e Marzullo. Prego solo che il romanzo o la sceneggiatura a cui stai sicuramente lavorando non vedano mai la luce del sole. Almeno a sciorinare triti luoghi comuni fai meno danni. Comunque chiunque ancora riesce a ragionare con la sua testa non dia retta al genietto fallito autore del pezzo e dia a Teza una possibilità. Merita.

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