Le stranezze del Festival di Roma

12 settembre 2008

Diciamo che dovete gestire un festival di cinema, fin dalla sua nascita circondato dalle polemiche. Diciamo che la lista dei film annunciati fino a questo momento non è (eufemismo) straordinaria. All’improvviso, avete la possibilità di poter mostrare una pellicola tratta da un libro che ha venduto centinaia di migliaia di copie e che da anni provoca discussioni feroci. In questo panorama piatto, quanti secondi ci mettete per accettarla, uno e mezzo? Meno? A conferma però che la logica e il panorama del cinema italiano non vanno sempre a braccetto, stupisce che il Festival di Roma prima non abbia selezionato per la manifestazione Il sangue dei vinti, che Michele Soavi ha tratto dal libro di Giampaolo Pansa sulle morti del dopoguerra in Italia e che vede la presenza di attori come Michele Placido, Barbora Bobulova, Stefano Dionisi, Philippe Leroy e Giovanna Ralli (come scrive Michele Anselmi sul Giornale), per poi nelle ultime 24 ore fare retromarcia e proporlo come evento speciale. Ora, magari questo prodotto (che verrà presentato nella versione lunga ad aprile in due puntate su Rai Uno) sarà anche mediocre come sostenevano all’inizio i selezionatori e quindi poco meritevole di questa ribalta. Ma in un contesto in cui i film d’apertura e chiusura sono L’uomo che ama (che almeno ha nel cast la Bellucci e Favino, così le passerelle glamour sono assicurate) e L’ultimo Pulcinella e in cui ci si vanta della presenza di The Duchess (già uscito in Inghilterra, tra una settimane nelle sale americane), l’impressione è che tutta questa ricchezza di titoli nella Capitale non ci sia. E che uno spazietto per un film che avrebbe potuto far parlare molto di sé magari si poteva trovare senza enormi difficoltà e senza tutti questi casini, tipicamente italiani. Mah…

Scritto da in cinema, festival

10 commenti a “Le stranezze del Festival di Roma”

  1. La cosa più patetica della Festa di roma è il vederla affidata ad un tizio di 88 anni. Per carità, nulla contro Rondi o la vecchiaia in generale, visto che dovremo arrivare tutti, ma è possibile che in questo paese nessuno ti caghi di striscio se non sei raccomandato e/o hai meno di 50 anni? Ci sarà pure un giornalista/critico under 40 capace di mettere in piedi una “festa” del genere o no? E che cacchio…

  2. Ma come ha fatto capire chiaramente Rondi in questa vicenda, lui non decide nulla, tanto che sostiene di non aver neanche visto il film (cosa assurda per il responsabile del festival)…

  3. Ma tu dopo le polemiche sulla qualità dei film italiani in concorso a Venezia, avresti preso in concorso un prodotto televisivo di dubbia qualità? Io no.

  4. Vogliamo parlare invece dell’esclusione di W?
    http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/spettacoli_e_cultura/festival-roma-2008/no-a-stone/no-a-stone.html?ref=hpspr1
    Un festival di pecoroni questo di Roma.

  5. Ne parliamo tra poco, per confutare certe voci non proprio equilibratissime…

  6. Già, per piacere, parliamo piuttosto dell’esclusione di W, è questa la vera stranezza, non i ripensamenti riguardo un film pensato per la tv…

  7. Anche La meglio gioventù era un prodotto televisivo. Magari, come detto, Il sangue dei vinti è orrendo a livello artistico. Ma aspetto di vedere gli altri capolavori in concorso…

  8. Mmmm, immaginavo che lo avreste tirato fuori. Personalmente sono tra quelli che trovano La Meglio Gioventù un film dai lodevoli intenti, ma decisamente mediocre. Certo anche Oliver Stone ha fatto (spesso) film brutti, magari lo sarà anche W., ma è Oliver Stone (quello di Talk Radio, per citarne uno ottimo). Perchè allora non includere sia Soavi che Stone, considerata poi la magra scaletta?

  9. Perché magari i produttori di Stone hanno preferito Londra, scelta peraltro sacrosanta. Ripeto, non è Roma che non vuole Stone, ma è Stone (e chi gli ha dato i soldi) che vuole Londra piuttosto che Roma…

  10. Colin, approfitto del post per porti un quesito sul festival di Roma. questo weekend ho partecipato all’organizzazione di una piccola rassegna di documentari svoltasi a Modena, e come ospite era presente Marco Bertozzi che sarà a Roma col suo documentario “Predappio in luce”. per quanto i temi della rassegna fossero altri, il buon Bertozzi è stato sollecitato dalla platea a un commento sulla vicenda di cui è protagonista in queste settimane, ovvero la pubblicazione di un articolo su Repubblica in cui praticamente gli si dava del fascista senza che nessuno avesse ancora di fatto visto il film. quel che io mi (e ti) chiedo, sulla scorta delle riflessioni di Bertozzi, è: non è che su giornali come Repubblica l’ordine di scuderia è dar contro al festival di Roma ora che non è più in mano a Veltroni? anche io come molti ho seri dubbi su questo festival, ma un accanimento simile per ogni minima cosa (la selezione dei film, la rinuncia al film di Stone, ecc.) è quantomeno strano. il caso di Bertozzi poi è veramente vergognoso.

Commenta