Successo dopo i 65 anni
29 settembre 2008Questa intervista a Dario Argento, gentilmente segnalatami dal buon Antonello Blueberry, mi ha fatto riflettere. Non sono tanto gli annunci (che con Argento escono fuori spesso) di remake dei suoi film, in questo caso Suspiria e L’uccello dalle piume di cristallo a stupirmi. D’altronde, con tutte le porcate horror che sono state rifatte negli ultimi anni, se qualcuno volesse proporre delle nuove versioni di questi filmoni, sarebbe il benvenuto. No, la cosa che mi stravolge è il destino di quest’uomo. Quando realizzava capolavori come Profondo rosso, Phenomena o il già citato Suspiria, veniva considerato un volgare imitatore di Hitchcock. Ora che non fa un film decente da almeno 15 anni (o 20, fate voi), tutti a magnificarlo. Tanto per fare un esempio, Tullio Kezich, che non aveva mai amato le sue opere degli anni settanta, ha recentemente esaltato Il cartaio, giudicandolo uno dei suoi migliori film. Insomma, prima lo stroncavano tutti, adesso nessun critico serio (a parte Francesco Alò, che è stato protagonista di una vivace polemica qualche anno fa) osa contestarlo. A dimostrazione che in Italia si può essere dei geni a 20-30 anni e passare insservati, mentre a 65 (68 per la precisione) nessuno osa dire nulla di fronte a qualsiasi porcata, neanche quando si tratta del Cartaio. Il problema è che a me ne mancano ancora 32 per arrivare a quella soglia. Mannaggia…

Sono un grande fan di Dario Argento, ho cominciato ad apprezzare il cinema proprio guardando i suoi vecchi film. Nelle vesti di fan non posso che risponderti che i consensi che sta ricevendo ora sono stra-meritati, ma nelle vesti di persona obiettiva non posso che darti ragione sul fatto che questi consensi sono giunti in ritardo e proprio quando non li meritava! “Il cartaio”, come “La Terza Madre” non si potevano guardare, “Non ho sonno” invece è stato un bel film, se non fosse per gli “attori” e la fotografia uguale a quella del filmino della mia prima comunione! Sta di fatto che tranne per qualche caso a se stante (o per un certo Pupi Avati che si sveglia e decide di girare un horror) le grandi produzioni/distribuzioni concedono solo a lui di girare horror in Italia. Se a questo aggiungiamo che la critica lo esalta, qualche motivo (seppure misterioso come il genere cinematografico in questione) ci sarà…
In effetti sono vent’anni che Dario Argento non fa un film decente, tranne forse i due episodi dei masters of Horror che non erano malaccio. A guardare bene però quelli che secondo me sono i suoi difetti maggiori – la direzione degli attori e le sceneggiature spesso ridicole – erano gà presenti nei suoi film degli anni settanta, camuffati da un grande virtuosismo tecnico. Oggi che non ha più neanche quello rimane ben poca cosa.
Non credo che riuscirà mai a tornare ai livelli di Profondo Rosso, Phenomena e Suspiria, ormai vive di rendita, e la critica ovviamente si adegua (cmq Tullio Kezich per me non ha mai capito niente di cinema)
Bravo Julio, sono assolutamente d’accordo con te!;-)
Tra l’altro in questi giorni sta prestando la sua voce per la versione italiana del videogioco ( rigorosamente horror) chiamato Dead Space, in uscita per ps3, x box 360 e PC a novembre
Mah, personalmente visti con l’occhio dello spettatore odierno ho trovato sceneggiati orrendamente (tanto da arrivare svariate volte all’ironico involontario) anche i tanto elogiati Suspiria e Profondo Rosso…
Sono sorpreso che a te siano piaciuti, Colin, visto che di solito (a mio avviso giustamente, il copione rappresenta le fondamenta di un film) cerchi il pelo nell’uovo in ogni script.
Che alcuni dei film di Argento degli anni settanta fossero carenti negli script, è indubbio. Ma il suo stile ha veramente cambiato la storia del cinema horror ed è stato anche copiato oltreoceano. I primi dieci minuti di Suspiria sono puro cinema e tra le cose più belle che abbia mai visto su uno schermo…
Con tutto il rispetto, ma Dario Argento starebbe a fare la ceretta ai procioni se prima di lui non ci fosse stato Mario Bava… anche se quelli citati sono stati indubbiamente dei grandi successi ovunque.
Non vorrei scadere nella banalità ma il ritorno di fiamma dei film di genere italiani (e di conseguenza di riscoperta) è dovuto anche ai panegirici che sono giunti da oltreoceano. Fa specie che registi che venivano quasi ignorati qui da noi (un esempio per tutti Lucio Fulci) siano stati fago-citati più nel cinema americano che il quello noSTRANO e esaltati fino all’inverosimile (vedere alla voce Quentin Tarantino), ed effettivamente dimostrano quasi di riconoscerne gli stilemi meglio della gente del paese che gli ha dato i natali. Negli anni ‘70 non so cosa ci fosse nell’aria (o era questione di cosa ci fosse nel palato, ci intendiamo) ma anche sul piano extracinematografico (come in quello musicale) è stata una decade davvero insuperabile e comparata al decadentismo post-ottocentesco/novecentesco del presente (il declino argentiano è cominciato non a caso da dopo il summenzionato Phenomena che non era comunque ai livelli di Suspiria e Profondo Rosso) c’è da mettersi le mani nel capello da quanti ne sono (de)caduti, ed il problema non è quindi imputabile solo a Dario Argento che nonostante tutto continua a mettersi in gioco (purtroppo rischiando poco).
Probabile che i critici di allora erano troppo “fatti” per coglierne la caratura, o più verosimilmente nonostante l’occhio (post)moderno sia teso a metterne in luce i difetti, certi film erano troppo avanti per il periodo e al nostro Darione non resta che vivere d rendita di quei tre e quattro gioielli che ha prodotto nella sua carriera ormai ossidata. (non posso ben sperare nulla da quanto trapelato dell’imminente “Giallo”).
Scusate se sono stato prolisso.