Goodbye Bafana

14 ottobre 2008

Di fronte a certi film, ti chiedi come sia venuto in mente a qualcuno di realizzarli. E’ il caso di Goodbye Bafana, ossia la vita di Nelson Mandela vista (scelta già discutibile) attraverso gli occhi di uno dei suoi carcerieri, James Gregory, che in venti anni cambia radicalmente posizione sull’uomo e sulla sua lotta. Il film è il solito biopic mediocre, con interpretazioni poco convincenti (Dennis Haysbert come Mandela è troppo legnoso, Diane Kruger come moglie di Gregory è francamente troppo glamour), approfondimenti psicologici discutibili e commozione facile. Ma il punto non è neanche questo. Il film, nonostante sia forse l’unico progetto importante su uno dei maggiori personaggi del ventesimo secolo, è tratto da un libro controverso, che lo stesso Mandela aveva disconosciuto, addirittura pensando di denunciare l’autore. Come spiegato nella biografia di Anthony Sampson, non solo Gregory ha utilizzato informazioni private per il libro (grazie alla sua attività di spionaggio dei prigionieri per il governo), ma ha anche avuto “delle allucinazioni” (parole di Mandela) nel rapporto con il suo illustre carcerato, tanto che le istituzioni carcerarie hanno preso le distanze dal suo testo. D’altronde, lo stesso Gregory ha ammesso di aver utilizzato delle licenze creative nella sua opera. La domanda, insomma, è: con tanti bei libri su Mandela, proprio un’opera del genere andava scelta per farci un film? Mah…

Scritto da in cinema

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