Le stroncature (degli altri)

24 ottobre 2008

Il fenomeno è sempre esistito, ma in questi giorni L’uomo che ama, il titolo che ha aperto il festival di Roma, lo ha riportato in auge. E’ la stroncatura presa in prestito, moderna versione del dico/non dico, fatta di “il film non è piaciuto ai giornalisti” o “la critica è rimasta un po’ freddina”. Di solito, la adottano quelli che si occupano delle conferenze stampa, che così evitano di fornire un loro parere, ma in questo caso mi sembra un procedimento trasversale. E’ francamente un procedimento un po’ vigliacchetto e demenziale. Vigliacco perché non si ha il coraggio di dire una cosa che magari pensano tutti (in questo caso, anche i pochi sostenitori del film con Favino e la Bellucci ammettono che è un po’ noiosetto e lento), suggerendo all’eventuale ufficio stampa-censore (che invece magari è molto più democratico di quanto si teme) che “no, non sono io ad averne parlato male, sono gli altri’” (chi siano poi questi altri, non è quasi mai dato sapere). Demenziale perché sostanzialmente si sta dicendo che un compito tutto sommato semplice come giudicare un film (e mica bisogna spiegare una reazione chimica), che ovviamente si può fare bene o male, va al di là delle proprie possibilità. Ma, allora, perché non rinunciare a questo lavoro e magari farlo fare agli altri? Poi non so, magari sono io che vedo certe cose ovunque. Ma la stroncatura a credito non è proprio il migliore esempio di giornalismo possibile…

Scritto da in cinema, festival

8 commenti a “Le stroncature (degli altri)”

  1. Beh, poveri addetti stampa, dubito che possano esprimere liberamente le loro opinioni, altrimenti perdono il posto e senza stipendio non c’è onestà intellettuale che tenga. Piuttosto sarebbe interessante sapere come un film del genere possa essere stato selezionato come film d’apertura. Se il buon giorno si vede dal mattino, sta festa/festival pare proprio partita con i peggiori auspici.

  2. Ricordiamo chi ha organizzato la mostra e come sono stati scelti i film…

  3. non c’entra chi ha organizzato la festa! anche nelle altre due edizioni è stato cosi’…è la mentalità generale di chi si occupa del cinema in Italia che è sbagliata! altrimenti uno non farebbe un film solo perchè è il figlio del figlio di Vittorio De Sica! Purtroppo nei festival c’è sempre qualcuno che fa qualcosa per fare un favore a qualcun’altro! detto questo ci sono reltà, come quella del festival Noir di Courmayeur, che escono da questa logica!

  4. Non riesco a capire perché i commenti qui vertono sul Festival, quando invece il post è sui giornalisti :-)

  5. Sbaglio o si tratta di casi analoghi al celeberrimo ‘i maligni dicono…’ usato quando i giornalisti non hanno il coraggio di andare contro l’argomento/persona trattata?

  6. secondo me è giusto che la critica non “ammazzi” completamente i film, perchè dopotutto che piacciano o meno è soggettivo, quindi ci si dovrebbe limitare a dare delle direttive e pareri non troppo assolutistici.
    Inoltre, a differenza di quanto commentato nell’articolo, esprimere un’opinione non è mai facile: quante volte film massacrati dalla critica si sono rivelati, a decenni di distanza, dei capolavori? Io ci andrei piano ad abbattere il lavoro di un regista o di un attore…

  7. Ammesso e non concesso che non si debba abbattere il lavoro di un regista, il punto non è questo, perché questi giornalisti lo abbattono, ma senza prendersi la responsabilità di farlo. Insomma, non è neanche cerchiobottismo, ma paraculaggine…

  8. mi scuso per il post di prima un po’ fuori tema :)
    comunque sono d’accordo con colin perchè chi scrive una critica o comunque un articolo di commento deve prendersi le proprie responsabilità. che poi il giudizio sia soggettivo siamo d’accordo però è il lettore che deve fare questa considerazione. può capitare che un critico si sbagli e poi a distanza ritratti…non ci vedo nulla di male in questo. Io personalmente preferisco i critici che dicono in prima persona come la pensano…è anche più facile confrontarsi.

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