Come spendere bene i propri soldi

26 dicembre 2008

A mio avviso, tra vent’anni questo articolo (un po’ spoileroso, ma tanto probabilmente su Sette anime saprete già tutto) potrebbe essere studiato nella scuole di giornalismo. No, seriamente. Sì, lo so che state pensando. Adesso il buon Colin prende per il culo Giovanna Grassi. In effetti, l’articolo è quantomeno contraddittorio. Da una parte, si dice che il film viene premiato dagli spettatori e che è secondo (i giornalisti italiani sono fissati con le posizioni in classifica). Dall’altra, si sostiene (non si sa bene su quali basi, vabbeh…) che “un film di successo in tempi medi di incassi ne totalizza come minimo 50. E’ il più basso incasso raggiunto da Smith negli ultimi cinque anni”. Coerente, no? Comunque, tranquilli, non mi scatenerò per questo. Voglio invece invitarvi a una tranquilla riflessione, paragonando il pezzo scritto dalla Grassi a quello realizzato da Andrea sullo stesso tema (la critica USA che massacra Muccino e Will Smith). A parte le questioni stilistiche, su cui non ci addentriamo perché è questione di gusti personali, ci sono due differenze evidenti. Intanto, l’articolo di Andrea è uscito due giorni prima rispetto a quello del Corriere (e già questo…). Ma il punto veramente importante è un altro: nonostante entrambi gli articoli siano composti da recensioni americane di Sette anime, uno ha richiesto semplicemente una connessione Internet (utilizzata ovviamente per mille altre cose), l’altro invece una corrispondente americana, che presumiamo che tra stipendio e spese di soggiorno/spostamenti costicchi alquanto al Corrierone. Domanda: secondo voi qual è il modello di business che ha maggiori probabilità di sopravvivere tra vent’anni?

Scritto da in cinema

10 commenti a “Come spendere bene i propri soldi”

  1. La vera domanda è perché per fare i giornalisti in questo paese bisogna essere iscritti alla maf..ops, volevo dire all’Ordine dei Giornalisti, invece di far lavorare chi ha talento e professionalità

  2. Mi è concesso di dire che anche il pezzo di Andrea era opinabile?
    Leggendolo sembra che sia stato giudicato dalla critica davvero come il peggior film dell’anno, mentre ha avuto buone critiche da diversi commentatori di nome.
    Al contrario per esempio di The Spirit che ha avuto un coro di stroncature quasi unanime.

  3. Vabbeh Anto, come sempre hai centrato perfettamente il punto dell’articolo :-)

  4. Preferisco sorvolare il punto dell’articolo, perché riportare talvolta male notizie recuperate su internet è una brutta forma di giornalismo. Ricordo un articolo sui finanziamenti al cinema, fatto da uno che si era procurato su internet lista degli incassi e dei film selezionati dal ministero. Era arrivato addirittura a parlare dell’insuccesso economico a causa della cattiva qualità di film mai neanche iniziati a girare e quindi mai finanziati.
    Non si è preoccupato di alzare il telefono per chiedere al Ministero o al produttore se quei film fossero stati davvero fatti.
    Certo, ogni articolo in cui si parla male della Grassi va comunque appoggiato a prescindere.

  5. Anto, il punto dell’articolo non è la Grassi, ma se ha senso mandare un’inviata costosa negli Usa per avere lo stesso lavoro che ti può fare una persona dotata di una connessione Internet….

  6. In linea generale cmq non si può fare solo giornalismo con notizie “di seconda mano”, a volte è necesario essere sul campo per fare determinati tipi di articoli. Mi auguro perciò che questa tizia non sia lì solo per fare i commenti agli incassi :-D

  7. Penso che leggendo gli articoli di entrambi affiorino delle incongruenze. Una domanda: a chi affidarci?

  8. Ma infatti io da un’inviata in Usa, per un articolo del genere, mi aspetto che senta Muccino, qualche produttore e qualche dirigente della casa di produzione per avere opinioni di prima mano. Se invece devi fare un articolo del genere, affidatelo a uno stagista a Milano e via…

  9. Leggevo che uno dei maggiori editori americani (perdonate ma non ricordo la fonte precisa…tanto per restare in tema di precisione delle fonti :D ) sosteneva che intorno al 2048 non esisterà più la carta stampata.

    Colin, se campi ancora una quarantina d’anni secondo me sarai il successore di Valerio Caprara a Cinematografo (uh, quel programma e Marzullo esisteranno ancora, don’t worry). :P

  10. C’è chi parla di date molto più vicine nel tempo per i quotidiani. Io non credo che scomparirà in assoluto la carta stampata, ma certo che determinati quotidiani, con i loro costi assurdi per certi giornalisti, non hanno un futuro brillante…

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