E se anche Variety licenzia…
29 gennaio 2009Che il momento per il giornalismo cinematografico non sia dei migliori, è indubbio. Certo che leggere che Variety sta licenziando una trentina di membri dello staff lascia decisamente allibiti. Se la maggiore rivista di Hollywood fa una scelta del genere, le altre, viene da pensare, dovrebbero chiudere. Tra le vittime, purtroppo, c’è anche Anne Thompson, che ha costruito un blog che è un buon compromesso tra esigenze ‘istituzionali’ e un lavoro più specificatamente internettiano. Per fortuna, almeno il suo spazio web non chiude.
In tutto questo, sorprende che questo sterminio di critici e giornalisti cinematografici americani non abbia avuto finora nessuna influenza sulla situazione italiana. Da una parte, fa piacere pensare che molti editori continuano a trovare importante un lavoro del genere. Dall’altra, l’attuale divisione italiota tra ‘critico serio’ che analizza il film soltanto da un punto di vista artistico e invece dei colleghi giornalisti che si occupano di notizie più leggere, porta ad avere tanto personale utilizzato poco (c’è anche chi scrive uno o due articoli alla settimana e neanche troppo lunghi). Potrà durare in un momento storico in cui la parola d’ordine è ‘tagliare i costi’? Difficile…

Beh, il motivo è semplice. Già il fatto che una rivista che tratti di solo cinema possa licenziare 30 persone, dimostra che la forza lavoro totale della stessa è almeno il doppio. Sfido chiunque a trovare una testata italiana “alla Variety” (ma anche un periodico normale) che dia lavoro REGOLARE a così tante persone. In America poi un giornalista prende tot stipendi quante sono le sue reali mansioni, in Italia corcazzo, un redattore di una testata generalista può trovarsi anche a dover curare sito, speciali, in qualche caso deve pure ricercare le immagini ecc.ecc. per i soliti 4 soldi. Senza contare che alcune riviste italiane di cinema nemmeno pagano o cmq sottopagano i propri redattori, roba da 5 euro a pezzo. Quindi la cosa non mi stupisce. Sarei invece ben felice di vedere spazzate via tutte le riviste italiane di cinema che, per un motivo o per l’altro, fanno letteralmente CAGARE. A partire ovviamente da Ciak che oramai è un mero opuscolo informativo a supporto della pletora di dvd che vende in edicola. L’importante è che resista Empire, l’unica testata giornalistica che unisce contenuti, ironia, belle foto e ottimi approfondimenti.
D’accordo su molte cose, però credo che anche in Italia qualcosa succederà, sebbene le dimensioni siano diverse. Possibile che una rivista come Ciak possa permettersi ancora di pagare tanti grandi firme (leggi, giornalisti famosi e che richiedono tariffe elevate, ma che non sempre pubblicano contenuti esaltanti)? E i quotidiani, vogliono continuare ad avere critici-dipendenti che prendono diverse migliaia di euro al mese e magari scrivono due pezzi a settimana? Vedremo…
Mah, guarda, le cifre variano parecchio da redazione a redazione. Ci sono case editrici che danno ad un direttore 6000 euro al mese e altre che sborsano al massimo 24-2500 euro (per la stessa carica).I redattori stanno sui 15-1700 euro al mese, quando va bene. I grossi nomi si fanno bei soldi grazie ad attività collaterali come dizionari, libri, e tutta l’attività comunemente nota come AUMM AUMM (diciamo marketing relazionale? Diciamo marketing relazionale).Il preadolescente Rondi a Roma mica c’è andato gratis, per dire, e Dio sa quante micro-inizitive esistano sul territorio, anche se spesso e giustamente, nessuno le caga.Cmq credo anc’io che quest’anno qualcuno salterà. Film Tv, per dire, ha subito un forte ridimensionamento che io sappia e a ben vedere negli ultimi anni le riviste di cinema sono nate e morte in un batter d’occhio (penso a Cult Fiction, e ad altre due di cui non ricordo il nome). Ah, chiariamo, io parlo di VERE riviste, non fanzine come I Duellanti, Nocturno, il Giornale del cinematografo e tutti gli opuscoli che si trovano solo da Feltrinelli, perchè si parla di ultranicchia e zero investitori pubblicitari. In ogni caso il cinema è ben poco tollerato dalle case editrici, oggi tirano gossip, gratuiti e glossy: d’altra parte, siamo IN ITALIA (da pronunciare alla fabrifibra)
Per quanto Variety il problema non credo sia la crisi economica, se non in parte: le redazioni americane delle riviste dedicate all’intrattenimento sono sempre sovradimensionate e prima ancora delle vicende finanziare dei mesi passati e in corso incide drammaticamente l’ascesa di internet che oramai offre contenuti di qualità a un prezzo che non coinvolge l’esborso di denaro e che quindi non viene percepito come un sacrificio.
In Italia la cosa è come sempre diversa, detto che le riviste si fanno con 3-4 persone in redazione e tutti collaboratori esterni pagati a pezzo, non credo che il motore che ha portato avanti qualcosa come Ciak si possa interrompere presto considerato che quello che solitamente porta avanti questi progetti editoriali, la qualità, manca da parecchio tempo a favore di un altro tipo di approccio, tutto italiano.
Prima o poi moriranno anche loro, ma sarà a favore di internet e dell’assenza di qualità, non della crisi economica, tanto quando gli stipendi sono troppo onerosi basta assumere la gente che scrive come grafici e non riconoscergli il lavoro da giornalisti. In Italia fanno tutti così
Scusate:”Prima o poi moriranno anche loro, ma sarà a favore di internet e della qualità…”. Corretto, mi si erano mischiate due caselle per l’inserimento del testo.