Ma che voleva dire Tullio Kezich?

30 maggio 2009

Interessantissimo (ed enigmatico) articolo di Tullio Kezich sul magazine del Corriere della Sera, nella sua rubrica Biglietto da visita. L’inizio è folgorante:

“Leggo poco le recensioni di cinema, quelle che ancora sopravvivono alla preminenza del blob”.

Eh? Blob? Kezich intendeva dire ‘blog’? Nel caso, perché comunque ne parla al singolare? Vabbeh, non facciamo troppo i polemici, che l’articolo è interessante soprattutto per un’altra ragione. Dopo quell’incipit, Kezich critica in maniera intelligente (e molto condivisibile) i suoi colleghi che preferiscono parlare per gli addetti ai lavori e non per il pubblico, sostenendo film d’autore indifendibili. Roba da farlo diventare un beniamino della redazione di Badtaste, magari facendo finta di dimenticare che si tratta dello stesso critico che ha esaltato Il cartaio dopo aver massacrato i capolavori di Dario Argento degli anni settanta. Insomma, Kezich non è interessato alle recensioni e non apprezza il lavoro di molti suoi colleghi. Altro che certi final cut, se il decano della critica italiana usa certe parole, questa figura professionale è veramente alla frutta…

Scritto da in curiosità

4 commenti a “Ma che voleva dire Tullio Kezich?”

  1. Forse intendeva proprio “blob”, tutto quell’informe melmoso e discutibile accumulo di commenti, recensioni, dichiarazioni, apologie, parole-a-vanvera e stroncature che dicono tutto e l’esatto contrario di tutto e che si puo’ trovare sulle pagine di siti specializzati, aspiranti tali e non.

  2. Personalmente io non dimentico il fatto che Kezich, decano o meno, ha scritto autorevoli castronerie nell’arco della sua carriera. Questo dovrebbe far riflettere sul fatto che forse la figura del critico è sin dalla sua nascita “alla frutta”, nel momento in cui non comprende la sua funzione di studio e di analisi per diventare arbitro del gusto. E Kezich si che se ne intende di sostegni a film insostenibili – scusa il gioco di parole – quindi spero che la sua critica parta innanzitutto da se stesso…ma dubito.

  3. Il gioco di parole ‘blob-blog’ io lo trovo simpatico, magari avrei messo ‘dei’ anzichè il singolare.
    Per il resto, cercherò l’articolo completo, ora sono curioso.

  4. I critici cinematografici sono importantissimi anzi fondamentali, il problema non è il ruolo ma come si fa la critica se autoreferenziale o per il pubblico.

    Per me un critico dovrebbe specificare sempre un film a quale tipo di pubblico può piacere o meno e non parlare per assoluto.
    Magari la qualità può essere assoluta ma la sua fruizionee capacità di essere recepita è relativa e su questo punto il critico dovrebbe incidere.

    Sparare sulla categoria è un peccato mortale perchè si finisce che le pagine di cinema diventino solo marchette per i film più in voga o per gli autori del momento.

    Lasciare ai cronisti il compito di parlare di cinema è la fine e ci stiamo arrivando

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