Nine

20 febbraio 2010

E’ una sensazione strana quando pensi che il miglior film di un regista coincida con il suo più sonoro flop. Soprattutto se poi, in generale, si trova questa pellicola poco più che sufficiente. E’ stata la mia sensazione quando ho recuperato Nine due giorni fa e ho capito che Rob Marshall è un regista decisamente contraddittorio e sorprendente, nel bene e nel male.

NineSiamo tutti abituati a vederlo come un bravissimo tecnico, in grado di dar vita a spettacoli sontuosi, ma magari senza grande sostanza. Eppure, Nine offre l’impressione contraria. Si ha sempre l’impressione che i numeri di ballo siano un po’ pacchianotti (e se per Chicago poteva andare, qui proprio no), così come il montaggio sia fin troppo movimentato per un musical (alcuni passaggi tra numeri e flashback, magari anche tra colore e bianco e nero, proprio non funzionano).

Dove invece la pellicola recupera clamorosamente è nelle interpretazioni e nella scrittura dei personaggi. D’accordo, si dirà che Daniel Day Lewis è anche in grado di dirigersi da solo, visto quanto è bravo, ma qui mette in scena una malinconia interiore splendida. E che dire di Marion Cotillard e Penelope Cruz, che reggono tutto il film? Soprattutto la prima è bravissima nel mostrare i suoi tormenti. Insomma, esci da questo film e pensi di non aver capito nulla di Rob Marshall

Scritto da in cinema, recensioni

Un commento a “Nine”

  1. Io l’ho trovato un film davvero mediocre, e non soltanto per i numeri musicali pacchiani – il che per un musical è un po’un probelma… – e per i soliti cliché che avevo messo nel conto, ma perché non centra assolutamente il tema, ovvero la crisi dell’artista e il ruolo che hanno le donne nella sua vita.
    Tra gli attori sinceramente mi è piaciuto solo la Cotillard, mentre anche Daniel Day – Lewis l’ho trovato fuori parte. L’unica squenza davvero bella ed emozionante è quella finale, un po’ poco direi. Allora a qusto punto meglio Chicago, che voleva solo essere spettacolo e basta, almeno funzionava.

Commenta