Cella 211

17 aprile 2010

E’ anche banale dire che un film del genere, in questo momento, non si può fare in Italia. Banale, ma purtroppo verissimo. Tra guardie carcerarie sadiche che torturano i prigionieri, condizioni delle galere ai limiti (e anche oltre), politici che si preoccupano più della loro posizione che della sicurezza di chi fa il proprio dovere, al massimo un progetto del genere potrebbe fermarsi a prendere polvere in forma di sceneggiatura sulla scrivania di un produttore.

Cella 211D’altra parte, anche se qualcuno volesse investire su un’idea di questo tipo (per poi farsi massacrare a colpi di interrogazioni parlamentari), dovrebbe comunque trovare due fenomeni come Alberto Ammann (incredibilmente alla sua prima prova al cinema) e soprattutto il monumentale Luis Tosar, già visto ne I lunedì al sole. Ecco, trovatemi un Luis Tosar in Italia, in grado di fare un ruolo fisico del genere, e vi pago…

Qualche sbavatura in fase di sceneggiatura (in particolare nelle sottotrame fuori dalla prigione, sia legate al personaggio della moglie che a quelli dei negoziatori), non tolgono nulla all’incredibile energia sprigionata da questa pellicola. E’ il caso di non perdersela…

Scritto da in cinema, recensioni

11 commenti a “Cella 211”

  1. Bravo, un giudizio stringato ma efficacissimo che rigira il dito nella più grande piaga del cinema italiano: un cinema pavido, immaturo e incapace di prendere posizione su alcunchè. E per di più, sprovvisto di veri cavalli di razza come il grande Tosar, un’autentica forza della natura…

  2. Continuo a non capire perché releghi le recensioni di film belli che avrebbero bisogno di più visibilità al blog, invece che metterlio nella pagina principale.
    Cmq Favino, dopo le magnifiche prove come Spadolini e Moggi, potrebbe essere anche un perfetto Malamadre.

  3. Continuo a ripeterti che, se un film non lo vedo in anteprima ma solo dopo che è uscito, la rece la metto sul blog. Poi mi piacerebbe pensare che io sia così determinante sui risultati al botteghino italiano, ma non esageriamo. Peraltro, far uscire una pellicola del genere in 180 copie sembra proprio una follia (confermata dai dati – sperando siano corretti – del sito cinetel)…

  4. Una follia, diciamo un azzardo. Probabilmente contano che il passaparola sia buono come successe per “L’ospite inatteso” che crebbe dalla seconda settimana.
    Secondo me potresti farti meno problemi per le recensioni tardive, specie se come in questo caso segnalano film meritevoli. Magari non sarai determinante ma penso be valga la pena.

  5. Magari ogni tanto si può fare, ma sul valere la pena mi autocito e riprendo un pezzo dell’articolo sul box office di oggi:

    E che dire di film che hanno avuto spazio enorme sui giornali come Fantastic Mr. Fox (128.000 euro, media pressoché identica a Cella 211), I gatti persiani (51.000 euro, anch’esso sui 1.300 di media), Perdona e dimentica (34.000 euro, ma almeno una media di 2.400 euro) e Oltre le regole – The Messenger (33.000 euro, media disastrosa sotto i 1.000 euro)? Decisamente, per chi vuole ancora pensare che la critica dei quotidianisti sia importante, conviene dare uno sguardo a queste cifre…

  6. Allora, il pubblico che legge le critiche dei giornali non è quello del week-end. Quello in prevalenza è composto da giovani e ragazzini che vanno a vedere i blockbuster, i film d’animazione e le rom-com.
    Il pubblico “kulturni” al cinema ci va dal lunedì al mercoledì, il giovedì no che c’è Santoro in TV.
    BadTaste è letto da spettatori del w-end che magari potrebbero essere annoiati dal film di Solondz ma a cui Cella 211 potrebbe facilmente piacere.
    Poi fai tui, decide il padrone della baracca.

  7. Sì, ok, tutto giusto, ma il punto è: perché uno spettatore va a vedere un film? Direi che le critiche non sono l’elemento fondamentale…

  8. E’ un discorso lunghissimo.
    Il “posizionamento” nella personale graduatoria di film da vedere dipende dal fatto di conoscere l’esistenza del film (awareness) dal desiderio indotto di vederlo (want to buy) e altri fattori come il fatto che sia nel cinema che frequento più spesso. O che se non lo hai visto ti ritrovi fuori dai discorsi della cerchia di amici.
    Le critiche favorevoli per una parte di pubblico (quelli che le leggono per esempio) servono ad aumentare sia l’awareness che il “want to buy”.
    In particolare se si tratta di film di distributori minori che non possono permettersi milioni di euro in cartellonistica e spot. Un film come “Scontro di Titani” arriva sugli schermi dopo mesi di martellamento di spot e giornali (o siti web) che ne parlano a prescindere dalla qualità. Ed è in tutti i multisala, frequentati dal pubblico del w-end.

  9. Scusa Colin, ma come fai a stabilire l’influenza dei critici? Sono gli stessi che hanno parlato bene di Departures e Basilicata coast to coast,e la gente li sta andando a vedere. La verità è che i critici sono letti da una minoranza residua del pubblico cinematografico, la stragrande maggioranza delle persone guarda se c’è l’attore che gli piace e stop. O al limite guarda il trailer in tv. Pensare che i critici determinino gli incassi nell’era del marketing è pura ingenuità, o forse solo un modo sottile e pretestuoso di criticarli anche quando non hanno colpe

    Visto oggi il film, veramente bello. In Italia è vero che non si può fare, però un Favino o un Filippo Timi che fanno Malamadre li vedrei bene.

  10. Giulio, è quello che dico io, i critici in questo mercato hanno un’importanza minima. La cosa buffa è che le case di distribuzione si preoccupano ancora per una stroncatura, quando ormai chiaramente non ne vale la pena…

  11. ci sarà quindi il continuo di cella 211?????? l’ho visto stasera ed é davvero bello, tocca molti punti della società di oggi…..

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