Rubrica a cura di ColinMckenzie

Della guerra santa su Agora vi avevamo già parlato in un precedente articolo di Quinto potere e in un Final Cut quando il film ancora non aveva un distributore (e quindi eviteremo di spiegarvi nuovamente perché le accuse di ingerenze vaticane sono ridicole, visto che ne avevamo già discusso in quelle occasioni).

Ma visto che oggi esce nelle sale di materiale nuovo ne abbiamo trovato parecchio. Iniziamo dai complottisti, Maria Pia Fusco su Repubblica dice:

AgoraIpazia fu uccisa con orrible crudeltà dai parabolani, fanatici cristiani che dopo aver distrutto la Biblioteca Alessandrina infierirono contro pagani ed ebrei, per ordine del vescovo Cirillo, oggi onorato come santo e padre della Chiesa. E' la ragione per cui quando il film fu presentato a Cannes, l'anno scorso, si diffuse il timore di pressioni da parte del Vaticano per impedirne l'uscita, tanto che su Facebook intellettuali e filosofi aprirono una campagna di sensibilizzazione".

Peraltro, in un'occhiello dedicato a Amenábar, lo si descrive come il regista di Vanilla Sky, ovviamente confondendo il remake di Cameron Crowe con l'originale (quello sì suo) Apri gli Occhi (grazie a Chiara per la segnalazione).

Paola Azzolini sul Giornale di Vicenza sostiene invece:

La diecimila firme raccolte on line hanno ottenuto lo scopo: il 23 aprile sarà in Italia, distribuito da Mikado, il discusso film di Alejandro Amenabar, Agorà, bloccato ai nostri confini dopo la presentazione al festival di Cannes. È un film che tocca argomenti roventi, quelli che sempre si è trascinata dietro, ogni volta che è ricomparsa alla ribalta della storia, la figura della filosofa pagana e martire laica della ragione, Ipazia.

D'altronde, tesi simile per il quotidiano Terra (in un pezzo firmato S. M.):

Di fatto ci è voluto un serrato tam tam via internet da parte del pubblico a smuovere dai tentennamenti la Mikado, restia a ignorare gli anatemi lanciati dal Vaticano contro questo film.

Leonardo Jattarelli sul Messaggero è sulla stessa linea:

Arriva solo ora in Italia dal “fuori concorso” dell’ultima edizione del Festival di Cannes il kolossal da 50 milioni di euro di Alejandro Amenábar, Agora. E questo è già un trionfo, perché erano in molti a scommettere che il film non sarebbe arrivato nelle nostre sale (da venerdì in 200 copie con Mikado). Dopo le polemiche scoppiate in Francia e di lì allargatesi sui blog di mezza Europa contro chi parlava intorno alla inopportunità di proiettare nel Paese del Vaticano il film che in qualche modo inneggia alla filosofa e scienziata Ipazia, l’“eretica” condannata a morte dagli integralisti cristiani ad Alessandria d’Egitto nel 391 dopo Cristo, qualcosa evidentemente si è mosso, compreso un bell’articolo di qualche mese fa a favore della giovane e bella studiosa (interpretata da Rachel Weisz) a firma dell’astrofisica Margherita Hack.

Triste che anche la direttrice di Ciak (nonché del festival di Roma) Piera Detassis, persona che dovrebbe conoscere bene il funzionamento del mercato, si lasci tentare su Panorama dalle 'sirene' ricche di immaginazione:

In Italia l'uscita di Agora […] sembrava a rischio per eccesso di critica nei confronti dei misfatti cristiani e, a sventare possibili censure, era nato un appello, firmato fra gli altri da Piergiorgio Odifreddi e Margherita Hack.

Facciamo una prova: prendiamo un film per cui i distributori chiedono una cifra spropositata (e non recedono dalle loro richieste, a differenza di quelli di Agora), apriamo una pagina Facebook, facciamola firmare da 10.000 persone e vediamo se qualche distributore si impressiona e mette mano al portafoglio. Mi ricordo che nel lontano 2002, una petizione che avevo lanciato per far uscire Le due torri in contemporanea ottenne migliaia di firme. Risultato? Il film arrivò 'regolarmente' con un mese di ritardo da noi, tanto per dimostrare quanto siano 'fondamentali' le petizioni in questo campo…

Alejandro AmenábarSull'altro versante, Cinzia Romani sul Giornale, in un articolo su Agora anche apprezzabile per come smonta la tesi del Vaticano-complottista contro il film, parla dei "deludenti incassi francesi, spagnoli e greci". In realtà, la pellicola ha ottenuto circa 30 milioni di euro in Spagna, un risultato straordinario per un prodotto del genere (e che dimostra come questo pubblico segua certi registi affermati come Amenabar anche in avventure rischiose).

Ma la cosa peggiore, senza se e senza ma, la fa L'Unità. In un pezzo di Gabriella Gallozzi, il titolo (che, è importante ricordarlo, spesso non viene deciso da chi fa il pezzo) è "Alejandro Amenábar: Il Vaticano ha nascosto la mia Ipazia con una coltre di silenzio". Peccato che si utilizzi (volutamente? Chissà…) una dichiarazione del responsabile marketing della Mikado mettendola in bocca al regista (che ovviamente non l'ha mai pronunciata). Visto il tenore del pezzo, tutto incentrato sulla Chiesa e le sue reazioni, il titolo è perfetto per creare un certo clima…

Sempre sull'Unità, Alberto Crespi cambia l'accusa:

L'uscita del film è accompagnata da un assordante silenzio della Chiesa, che ha deciso di boicottare Agora sui suoi mezzi di comunicazione. Bisogna capirli, poveretti: hanno già troppi problemi, di questi tempi, per commentare un film che per altro racconta un'incontrovertibile verità storica.

Accusa strana: fino ad ora si è detto che la Chiesa boicotta il film non facendolo uscire, poi che invece non fa nulla. Cosa falsa, come dimostra (e dobbiamo fargli i complimenti) Maurizio Turrioni che su Famiglia Cristiana ha fatto un pezzo ammirevolmente equilibrato (nonostante l'editore di riferimento qualche problema avrebbe potuto crearlo), con estratti come:

Non è però la Chiesa sotto accusa, quanto la brutalità di certi estremisti. Così come quella dei più esagitati tra pagani ed ebrei. Sotto accusa è la stupidità dell'uomo. Negarlo sarebbe come voler negare le pagine oscure dell'Inquisizione. Un film, insomma, non contro i cristiani ma contro tutti gli estremismi. E contro il maschilismo (allora?) imperante nella cultura e nella società. Scomoda Ipazia, come donna.

Rachel Weisz, protagonista di AgoraAnche Avvenire, comunque, parla della pellicola, tra elogi e critiche. E Giorgio Carbone su Libero (non esattamente un quotidiano mangiapreti) segnala la pellicola nel suo boxino come un film 'da vedere'. Insomma, Crespi non aveva detto che c'era un boicottaggio? E fatelo sto' boicottaggio, altrimenti che figura gli fate fare? Signora mia, non c'è più il Vaticano di una volta, che quando decideva di boicottarti eri finito…

In generale, il film ha avuto uno spazio enorme sui quotidiani e sarà interessante vedere se questo si trasformerà in una spinta importante per gli incassi. Di sicuro, la questione delle polemiche religiose è stata cavalcata bene da giornalisti e distributore. Chi scrive pensa che il rischio sia quello di rendere il film fin troppo serioso per un pubblico generalista, senza per questo convincere i 'laici/atei' dell'importanza di vedere la pellicola. In questo senso, Maurizio Cabona chiude efficacemente la sua recensione così:

Agora è un film per quelli che, nel passato, sanno cogliere il futuro, cioè per quelli che non vanno più al cinema, ma che dovrebbero fare un'eccezione.

La faranno l'eccezione? Vedremo…

Per il resto…
Massimo Bertarelli sul Giornale, parlando di Matrimoni e altri disastri, esordisce così:

Ecco un nome da ricordare, Nina di Majo. Sperando che questo riuscito esordio trovi presto, o anche un po' più tardi, conferma.

Esordio? Considerando che la regista è qui al suo terzo lungometraggio, ne deduciamo che le sue due precedenti opere (intitolate allegramente Autunno e L'Inverno) abbiano lasciato un gran ricordo nel critico…

Sul Fatto Quotidiano viene beatamente svelato il finale de La città verrà distrutta all'alba. Involontariamente comico (o è una velata critica? Non credo) il titolo sul Secolo d'Italia: "Harrison Ford riconquista le sale". Come no, 'ben' 12 in tutta Italia

Infine, forse la perla di oggi. Luca L. ci rivela di aver sentito "un servizio del TG3 dove si parla del nuovo film di Bond colpito dalla crisi, rinviato perché la MGM non ha più soldi. Inoltre i costi del film sarebbero lievitati ulteriormente per la decisione di girarlo in 3D".

Vabbeh che ormai i dirigenti delle major USA girerebbero in 3D anche i filmati delle feste di compleanno dei figli, ma non ci risultava che Bond fosse destinato al tridimensionale…

 

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