Si può centrare un’intera carriera intorno ad un ruolo solo?

Può capitare solo agli interpreti delle serie televisive e fra tutti Leonard Nimoy (anche per questioni anagrafiche) è stato forse il massimo esempio di identificazione con la propria interpretazione più nota. Circa 20 anni come mr. Spock in tv e poi nei film che impallano una carriera da attore televisivo e poi da regista per il cinema, estremamente florida e di successo sia prima che dopo che durante gli anni sull’Enterprise.

In pochi sanno che Nimoy, dopo aver diretto due dei molti lungometraggi su Star Trek (il terzo e il quarto, Rotta Verso la Terra, il più di successo della saga) nel 1987 fu al timone del maggiore incasso della stagione, Tre Uomini e un Bebè. È stato doppiatore per cartoni animati e videogiochi, narratore in documentari e film di finzione, comparsa illustre in telefilm come Colombo e presenza fissa nelle serie di Mission: Impossibile o più recentemente Fringe.

In I simpson (serie in cui è comparso due volte) si è anche prestato a prendere in giro il suo ruolo di “narratore”.

 

 

Tutto è stato messo in ombra da Spock, eppure Nimoy rimane un esempio virtuoso di buoni rapporti con il proprio ingombrante alter ego. Non solo per la felicità con la quale ad un certo punto aveva capito che sarebbe stato per sempre associato al vulcaniano, ma soprattutto per la buona volontà con la quale sembrava comprendere che Spock, a differenza del suo compagno Kirk, è una figura quasi metafisica, un essere che pur essendo il massimo del razionale rappresentava, nell’immaginario collettivo, un archetipo narrativo spaziale. Lui era “ragione” nel dibattito della fede contro la ragione. Spock non viene dalla Terra, è come noi ma è diverso da noi, Nimoy sapeva prenderlo in giro (sempre in I simpson per fare un esempio) ma aveva accettato di fare delle comparsate di lusso che ne scolpissero le potenzialità metafilmiche.

Nimoy rimane un esempio virtuoso di buoni rapporti con il proprio ingombrante alter ego

È stato anche per merito suo che Spock (quello vecchio) compare nei due nuovi film di Star Trek firmati J. J. Abrams, con il compito incredibile di fare da ponte tra il vecchio e il nuovo, parlando con il nuovo Spock (Zachary Quinto) e paradossalmente suggerendogli di risolvere i suoi problemi come fece lui nei vecchi film della saga.

Sulla questione addirittura ha scritto due autobiografie, intitolate I am not Spock e I am Spock, a 20 anni di distanza l’una dall’altra. Nella prima (1975, durante la messa in onda della serie tv) dichiara di avere dei problemi con il personaggio di Spock, una crisi d’identità, e attraverso un dialogo con esso cerca di spiegare le sue difficoltà di relazione con una figura che si fa sempre più ingombrante. Nella seconda (1995) si dice invece arrivato ad una soluzione, perfettamente a proprio agio con la contaminazione tra la persona e il personaggio, rassegnato serenamente alle influenze che dopo tanti anni il vulcaniano ha avuto nella sua vita e nella sua carriera.

Non immune al lato trash della vita, Nimoy ha anche realizzato 5 album musicali in cui canta come Spock canzoni di fantascienza (mr. Spock music from outer space) ma anche cover di brani noti. A 80 anni suonati è addirittura comparso in un videoclip di Bruno Mars.

Insomma di certo non aveva in comune con Spock la seriosità e il rigore, William Shatner (il capitano Kirk) lo ricorda come un uomo molto divertente, pieno di humour. Infine non era immune nemmeno ai vizi tanto che finì in una clinica per disintossicarsi dall’alcol durante gli anni di Star Trek.
Muore adesso ad 83 anni per una broncopneumatia cronica ostruttiva diagnosticatagli meno di un mese fa. Instancabile negli ultimi anni aveva aperto un account Twitter in cui postava poesie brevi.

Ben Stiller ha detto una delle cose migliori sul suo conto: “Non era solo Spock ma Spock è stata una cosa immensa”.