C’è un film che unisce vari bambini cresciuti negli anni ’80. Sia se ti chiami Alessandro Aleotti (in arte J-Ax) e sei un musicista del 1972, sia se ti chiami Tahar Rahim, sei nato nel 1981 e di mestiere fai l’attore sofisticato già premiato con il César. Puoi essere nordamericano, italiano, francese o giapponese… ma avrai sempre qualcosa in comune se sei cresciuto nella decade degli ’80. Si tratta di un film hollywoodiano ad alto budget del 1985 prodotto da Steven Spielberg, scritto da Chris Columbus, diretto da Richard Donner e ambientato ad Astoria, una cittadina dell’Oregon collocata sul Columbia River a pochi chilometri dalla sua foce nel Pacifico.

Bambini adulti

Gli adulti non ce la fanno? Ci pensano i giovani

Non solo I Goonies dicono parolacce (Spielberg sapeva da produttore che comunque non avrebbe avuto un rating peggiore del PG) ma sono dei ragazzini che devono sostituirsi al mondo adulto per poter provvedere economicamente al loro futuro. Gli adulti non ce la fanno? Ci pensano i giovani. Questo funzionò moltissimo presso le imberbi generazioni degli anni ’80 ed è un concetto adottabile anche da altre epoche. Mamma è papà dei Goonies non esistono fino al finale. La madre di Mikey e Brand comparirà brevemente all’inizio con un braccio sinistro malfermo (è già una creatura menomata) mentre il padre verrà intravisto per pochi secondi fuori dall’Astoria Historical Museum dove lavora. Questi ragazzini parlano lo spagnolo (Mouth), conoscono la tecnologia (Data è più bravo del papà) ed elaborano presto l’accettazione della diversità (la “love story” tra Chuck e il figlio deforme di Ma’ Fratelli Sloth) laddove il mondo degli adulti è sempre pronto a sparare a vista in prossimità di un supposto mostro. Non solo questa banda di loser riuscirà a produrre un profitto economicamente sbalorditivo (la sceneggiatura di Chris Columbus gioca chiaramente con il mito di Lucas e Spielberg, due “ragazzini” presi in giro dai colleghi più ruvidi della New Hollywood già miliardari appena trentenni nel 1985) ma libereranno un galeone pirata dalle nebbie della leggenda (facendo letteralmente la Storia) e supereranno mille trappole per scoprire un tesoro (a differenza del vecchio esploratore degli anni ’30 Chester Copperpot) che si rivelerà solo davanti ai loro occhi freschi e stupefatti di minorenni maggiorati.

Jerk Alert!

Ognuno dei nostri eroi è perfettamente delineato con tormentoni e peculiarità sviluppate e limate nella sceneggiatura di Chris Columbus poi resa viva dalla regia di Donner e dalle prove strabilianti del brillante giovane cast. Il quattordicenne Sean Astin prima del saggio Sam de Il Signore degli Anelli di Jackson è un Mickey asmatico (ma è solo una questione psicologica vedi scena finale in cui butta con nonchalance il respiratore) e sognatore (è solo credendo alla storia del pirata Willy l’Orbo che riuscirà a mettere le mani sul suo tesoro), Corey Feldman è un Mouth che si liscia i capelli e prende in giro il prossimo (ma imparerà a rispettare le donne), il sedicenne Josh Brolin fa sempre trovare la parola giusta al suo fratello più grande Brand (non solo attrezzi ginnici dunque ma anche proprietà di linguaggio), Jonathan Ke Quan parla in terza persona come Data (per non citare i mille gadget meccanici che il suo corpo nasconde) e Jeff Cohen… dice un sacco di frottole come Chuck (Michael Jackson non ha mai usato il suo bagno), cita continuamente una gag di Alta tensione di Mel Brooks (“I got it! I got it! I got it! I ain’t got it!”) e risponde con riflessi condizionati agli stimoli (specie culinari) come il cane di Pavlov… e anche quello di Up.
Le ragazze? Non sono affatto accessorie. Andy (Kerri Green) è in piena crisi ormonale nei confronti di Brand ma ogni tanto ha attacchi di panico e alla fine mostra grande saggezza mentre Stef (Martha Plimpton) si lamenta di qualsiasi cosa, è querula e ama il sarcasmo (logico che scatti la simpatia con Mouth).
Con degli eroi giovani così ben scritti potevi anche isolarli tra passaggi segreti e trappole alla Indiana Jones per tutto il film. Columbus fa di più: contrappone alla giovane gang di avventurieri una litigiosa famiglia di gangster italoamericani ispirata al Clan Barker altrettanto ricca di personalità. Il Jake di Robert Davi canta Donizetti e odia il rapporto privilegiato tra Ma’ (Anne Ramsey) e il fratello Francis di un cartoonesco Joe Pantoliano. Jake è un loser nonostante l’aspetto sexy e stabilirà una buffa connessione emotiva con la frustrazione repressa dell’altro perdente Chuck… il quale però sappiamo bene a quale fratello dei Fratelli vorrà più bene.

 

goonies

 

Il mostro buono

Il personaggio di Sloth è così indimenticabile da essere citato ancora oggi da Le Streghe Sono Tornate di Álex de la Iglesia. Ogni volta che troviamo un mostro buono segregato dalla sua stessa famiglia non possiamo non pensare alle orecchie di gomma che si muovono armonicamente del nostro ragazzone con la maglietta di Superman interpretato da John Matuszak.

Il criminale antico batte quello moderno

Un’altra ideona è contrapporre i pittoreschi fuorilegge del passato rappresentati dai bucanieri (in Willy l’Orbo risiedono molte tracce dei Long John Silver e Capitano Flint de L’Isola del Tesoro di Stevenson) all’evoluzione del gangster movie che dal massacro di San Valentino (c’è un inseguimento da A Qualcuno Piace Caldo visto da Mouth in tv all’inizio) passa alla gang edipidica guidata da madre sanguinaria. I Goonies esalta il cinema di evasione retro con Errol Flynn e Douglas Fairbanks (come aveva già fatto I Predatori dell’Arca Perduta con lo Stewart Granger de Le Miniere di Re Salomone del 1950) attraverso scampoli trasmessi in tv di Captain Blood (1935) e citazioni da Lo Sparviero del Mare (1940). I Goonies ci dice inoltre che i film di pirati sono meglio del gangster movie più crudo e perverso di soli 15 anni più giovane ovvero Il Clan dei Barker (1970) di Roger Corman.

Cyndi Lauper

Il videoclip di The Goonies ‘R’ Good Enough fu un vero e proprio kolossal in due parti

Last but not least il film si associò a una cantante pop ideale nell’incarnare lo spirito dell’opera. Sembrava una punk con la voce di Betty Boop. Una bambina trasgressiva proprio come i nostri Goonies. Il videoclip di The Goonies ‘R’ Good Enough fu un vero e proprio kolossal in due parti (sempre girato da Richard Donner) che si intravedeva con grande piacere per noi nei primissimi anni di vita di Videomusic mentre in Usa uscì alla grande su una già consolidatissima Mtv. Quella canzone contribuì a proiettare gli eroici Goonies di Spielberg (anche autore del sogetto), Columbus e Donner al centro dell’immaginario collettivo di un’epoca. E non solo di una. Trenta anni dopo il film funziona ancora. Trattasi, anche al cinema, di un vero e proprio tesoro. Rovinarlo con un brutto sequel sarebbe un peccato mortale. Ma ci sembra che tutte le persone coinvolte nel possibile nuovo film, da Frank Marshall a Chris Columbus, siano troppo esperte e intelligenti per non saperlo. D’altronde… I Goonies non muoiono mai! Dovevamo aspettarcelo che questi birbantelli sarebbero potuti tornare in azione.