SUPER BAD – Dal 3 luglio al 4 settembre i supereroi conquisteranno la Casa del Cinema presso Villa Borghese a Roma

Captain America: The Winter Soldier (2014) di Anthony e Joe Russo: venerdì 14 agosto, ore 21, proiezione gratuita alla Arena Casa del Cinema, Roma (Villa Borghese)

I cinefumetti non sono mai cambiati, dal 2001 ad oggi, forse addirittura dal 1989 ad oggi

Nonostante siano i film più visti in assoluto di questi anni (come “categoria” e per quantità), quelli di supereroi sono sempre più una mosca bianca nel panorama dei blockbuster d’azione. Assieme a Fast & Furious (una serie esplicitamente dedita alle passioni maschili, fin dal titolo) esprimono una visione del blockbuster d’azione che non si evolve ma rimane fieramente ferma a rappresentare un’altra era del cinema. Nonostante paiano costituire la frontiera del proprio genere, in realtà ne sono la retroguardia.
Nati (nella loro declinazione moderna) con lo Spider-man di Raimi (Burton è il loro nonno) e canonizzati da Batman Begins e Iron Man (nella loro doppia dimensione di intrattenimento e aspirazione intellettuale), i cinefumetti non sono mai cambiati, dal 2001 ad oggi, forse addirittura dal 1989 ad oggi. Continuano a proporre una visione del cinema d’azione centrata su dilemmi maschili, rivalità maschili, soluzioni e dinamiche maschili, in cui le donne sono il contorno, l’interesse sentimentale, la parte sessuale o, nei casi più blandi, il premio da ottenere in cambio del suo salvataggio. C’è chi come Iron Man ha dato molto potere alla spalla femminile e chi come Avengers tenta di fare un ritratto complesso dell’unica donna del gruppo, lo stesso tutti quanti funzionano come i vecchi film d’azione che vengono dalla matrice western. E Capitan America in particolare.

La cosa in sè non è un male ovviamente, non è una valutazione di merito, solo una caratteristica. Mentre il resto del cinema hollywoodiano di grandissima spesa va nella direzione di Twilight e Hunger Games, cioè di grandi operazioni spettacolari scandite da tempi, ritmi, problemi e obiettivi femminili (resi interessanti anche per un pubblico maschile), i Marvel Studios e in particolare i film di Capitan America hanno un’altra testa. Steve Rogers, nonostante la sua aria da bravo ragazzo è la versione moderna e meno spaccona (ma nemmeno troppo) di Schwarzenegger e Stallone, un action hero anni ‘80 nel mondo ipermoderno (i nostri anni ma con una tecnologia fantascientifica), cosa che già fa ridere visto che il personaggio stesso è un eroe fuori dal proprio tempo. L’idea la si trova subito, nel primo film, ma in Winter Soldier è ancora più forte. Si tratta della maniera classica di pensare l’azione, il modo in cui questa è stata concepita per quasi 80 anni e che oggi i franchise di maggiore incasso che non vengono dai fumetti stanno incrinando all’insegna di una maggiore complessità.

Basta guardare a tutto ciò che non è strettamente legato all’obiettivo della storia. Le parti di alleggerimento comico riguardano tutte la tensione erotica di un uomo potentissimo e desiderabilissimo, eroe e bravo ragazzo, patriota e gentiluomo, a cui tutte le donne mirano ma che non vuole impegnarsi. Non solo, le suddette scene ruotano intorno all’inespressa (e forse inesprimibile) tensione con Vedova Nera, in cui la seconda gioca la parte del motore sessuale che provoca e attira mentre il primo invece è l’uomo che poco capisce ma molto brama. Dinamiche e idee che il cinema ha espresso per anni ma che oggi sono per lo più soppiantate da una protagonista divisa tra due amori (solitamente uno è il bravo ragazzo innamorato, quello che sarebbe bene amare, e l’altro è la passione carnale), da una donna che decide e (come nella vita vera) scandisce i tempi delle relazioni sentimentali. Winter Soldier invece è il film che più di tutti, nel giro dei cinecomic, ha un action hero beffardo che spara qualche one-line ed è amato da tutte.

Ancora di più anche la parte d’azione, quella di un eroe solitario alla riscossa, di un singolo che dichiara guerra al proprio mondo perchè più integerrimo di tutti, sembra più Rambo che un eroe moderno. Senza contare che il film dei fratelli Russo, dichiaratamente, strizza l’occhio al cinema anni ‘70 di spionaggio.

Il film in realtà rimette in sesto quell’immaginario spesso ingiustamente condannato per la rappresentazione machista e maschilista del mondo

Gonfiato e potente, compiaciuto di sè e desiderabile (le donne lo vogliono, gli uomini vogliono essere lui), Capitan America è il perfetto simbolo dell’edonismo reaganiano in un’altra epoca, l’epica non dell’America ma dell’essere americani nei nostri anni. Mascherato da opera moderna, il film in realtà rimette in sesto quell’immaginario spesso ingiustamente condannato per la rappresentazione machista e maschilista del mondo, in un’epoca che non accetterebbe mai un film come Commando. La politica è roba da uomini che si risolve tra uomini e (nel film) funziona secondo difetti e pregi maschili, dal desiderio di gloria alla brama di potere, dal senso del dovere fino al peso delle responsabilità. Divergent, solo per fare un esempio, si muove sulle stesse direttive ma con tutto un altro spirito.

Mentre Batman e Superman, per quanto “super uomini”, vivono di una malinconia che non li rende compiaciuti di se stessi, Ant-Man è semplicemente irricevibile come modello (preso in giro in primis dal proprio film) e anche Tony Stark dal secondo film in poi sembra non amare se stesso (senza parlare di Hulk), Capitan America assieme a Thor costituisce la retroguardia dell’esaltazione del proprio status, la bellezza di avere un corpo potente e di esibirlo per il delirio altrui attraverso la supremazia fisica sul nemico (la scena dell’ascensore: pura esaltazione). La parte più onirica del sogno del cinema, aspirare ad essere migliori (su quale direzione occorra seguire per essere migliori ogni film ha la propria idea), diventa qui l’esigenza di farne sfoggio, di sopraffare fisicamente l’avversario.
Stallone e amici continuano a riproporre i loro eroi schifati dalla società (sacrificabili) che si battono per se stessi, in un trionfo di individualismo triste ma vincente, abbacchiato ed esaltato al tempo stesso (e in questo ossimoro sta la sua autunnale grandezza). Capitan America invece riprende tutto quello che questi eroi hanno creato, il loro mondo in cui “il migliore dei nostri deve battersi per tenere alti i veri valori” e lo ripropone alle nuove generazioni.

Addirittura lo fa con al fianco Scareltt Johansson a fargli da spalla e porta-scudo (funzione che esplica “letteralmente” in Age of Ultron), lei che non solo è un nome ed un corpo più importante ad Hollywood di Chris Evans, che non solo è la ragione per comprare il biglietto maggiore del film ma che, per altri versi, si è fatta interprete del nuovo corso del cinema d’azione ad alto budget con Lucy, film femmineo alla maniera bessoniana, in cui la potenza maschile è travasata in un corpo femminile (a discapito degli uomini, visto che Lucy non nuoce a nessuna donna) ma che, a differenza di Nikita, la esercita secondo principi e idee che appartengono più al modo di ragionare delle donne che a quello degli uomini.

The Winter Soldier è la controriforma, quanto più molto cinema guarda alle donne come eroine e alla loro mentalità come paradigma di eroismo, tanto più ritornano in forza Dominic Toretto, Steve Rogers e tutti i baluardi del maschilismo.