Jake Morrison è uno dei VFX supervisor di fiducia dei Marvel Studios. La sua carriera è iniziata alla fine degli anni ’90 con pellicole minori, e ha ricevuto una bella sterzata con Mission: Impossible II e un impiego sul set di Harry Potter e la Pietra Filosofale. Da lì è passato al franchise di Spider-Man, alla supervisione del compositing per Il Signore degli Anelli – Le Due Torri e poi a Matrix. La sua avventura con l’Universo Cinematografico Marvel ha avuto inizio con Iron Man 2; a ruota sono seguiti Thor, Avengers, il cortometraggio Item 47, Thor: the Dark World e infine, almeno per il momento, Ant-Man.

In occasione dell’approdo in home video del cinecomic di Peyton Reed abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il supervisore di effetti visivi. Ve ne proponiamo una trascrizione qui di seguito.

 

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Prima di tutto, quanto tempo hai lavorato a Ant-Man?

Quasi due anni in effetti. La Marvel tende a coinvolgerti da quando è pronto il primo trattamento fino alla consegna del prodotto finito. Per questi film ci vogliono circa 2 anni di lavoro, almeno per quanto concerne la mia posizione.

Visto che eri a bordo del progetto fin dall’inizio, immagino che tu abbia avuto a che fare con un certo Edgar Wright…

Sì, ho lavorato a tutta la pre-produzione con lui. Sono un suo grande fan, L’Alba dei Morti Dementi è uno spettacolo, quindi sono felicissimo di aver avuto l’occasione di collaborare con lui. E’ un regista davvero in gamba, ti mette a tuo agio e ha sempre un mucchio di idee. Mi dipiace che alla fine non abbia funzionato, anche se devo ammettere che Peyton [Reed] è stato il regista più adatto a ricevere il testimone di Edgar. E’ un filmmaker di grande talento che ha fatto decisamente al caso nostro in un momento molto teso.

Hai dovuto apportare modifiche al lavoro fatto con Wright quando è subentrato Reed?

Qualcuna. Sostanzialmente abbiamo dovuto modificare alcune sequenze progettate in fase di storyboard, anche se in ogni caso si tratta di un processo naturale. E’ praticamente ovvio che le scene d’azione siano in continuo sviluppo, quindi non è stato particolarmente diverso per noi. L’altro aspetto da tenere in considerazione è che visto c’era molta attenzione su tutto l’universo “Macro”, sul mondo dal punto di vista di Ant-Man, sin dall’inizio sapevo che avremmo dovuto sviluppare una tecnologia tutta nuova per permettere al pubblico di sentirsi coinvolto. Alla luce di ciò, anche se alcune sequenze cambiavano in termini di progettazione, mi sono comunque focalizzato sulla priorità del momento: trovare i mezzi pratici per portare Ant-Man sul grande schermo. Fossero stati altri film, magari un cambio di regista avrebbe provocato una battuta d’arresto; in questo caso l’unico effetto collaterale è stato lo slittamento delle riprese di 10 settimane, il che ci ha tolto 10 settimane di post-produzione. E per noi è stato un problema, perché avevamo un corposo programma da rispettare in meno tempo. Ma, ripeto, visto che dovevamo prima portare avanti la tecnologia, alla fine non è stato poi un colpo così duro.

Jake Morrison sul set di Avengers

Jake Morrison sul set di Avengers

Lavori in questa industria (e con la Marvel) da tanto tempo: come credi siano cambiati gli effetti visivi e che rapporto ha tale cambiamento sui film che narrano di restringimenti?

Lavorare con la Marvel è sempre una bella eperienza, sono un lavoratore indipendente, ma è sempre un piacere tornare a lavorare per loro visto che continuano a chiedermelo. Quello che mi piace dei Marvel Studios è che mettono in primo piano storia e personaggi prima di tutto il resto, non creano la storia in base alle potenzialità degli effetti visivi ad esempio. Sviluppano un racconto e poi si apettano che noi siamo in grado di dargli vita [ride]. In qualità di supervisore, queste sono le persone con cui vuoi lavorare, perché invece di navigare in territori già esplorati, la Marvel rischia: quando accetti un impiego del genere, sai che sei destinato a creare qualcosa di inedito per le persone, ed è eccitante.

Per rispondere all’altra tua domanda sui film a tema restringimento, dire che è stato angosciante non è un’esagerazione. Ogni film del passato – e ho fatto tantissime ricerche in merito – com Darby O’Gill e il Re dei Folletti, Radiazioni BX: Distruzione Uomo, Viaggio Allucinante, Tesoro Mi Si Sono Ristretti i Ragazzi, I Rubacchiotti – tutti questi film sono il prodotto della tecnologia cinematografica avanzata del tempo, e sono progettati per far vivere al pubblico un’esperienza nuova, qualcosa di mai visto prima, in modo da condurli in un viaggio emozionante e mai provato prima. E’ proprio questo il segreto per dare vita a un certo tipo di storie, c’è una componente di cui bisogna tenere conto, che è – metaforicamente – la mano che trascina gli spettatori dalle loro comode poltrone al grande schermo. E per farlo ognuno dei film che ho citato ha sviluppato la migliore tecnologia possibile: soltanto così si sarebbe indotto il pubblico a credere che i protagonisti fossero davvero diventati piccoli. In Darby O’Gill, ad esempio, c’era molta propettiva forzata; in Radiazioni X scomponevano il negativo in due parti e poi giravano la scena su due scale di proporzione diverse. Il pubblico di oggi è diventato molto più sofiticato, perciò ci voleva qualcosa di più speciale, altrimenti si corre il grande rischio di sembrare retrogradi o antiquati. E poi, se un solo fotogramma sembra creato al computer, e quindi non fotorealistico, perdi il pubblico e la sua sospensione dell’incredulità, ed è l’ultima cosa che la Marvel vuole. La responsabilità – puoi capire – è elevatissima.

Immagino perfettamente. E immagino che ci fosse anche tanta responsabilità attorno al Regno Quantico, che dovrebbe avere una certa importanza nei prossimi capitoli. Come lo avete lo sviluppato e quanto è stato difficile?

Il Regno Quantico è stato così interessante da sviluppare, abbiamo dovuto studiare tanto, e dico sul serio. Ci ha aiutato un fisico, il dottor Spiros Michalakis che ci ha fatto da consulente. E’ venuto ad Atlanta per una serie di lezioni di fisica, vere e proprie masterclass incentrate sulla fisica quantistica; eravamo tutti artisti – e non fisici – quindi ci ha proposto una versione delle cose un po’ più “potabile”. Nel film la sequenza sembra un viaggio unico, ma in realtà Scott passa attraverso svariati livelli. La prima sezione è la “Polvere”, e riguarda tutto ciò che c’è nell’aria, il pulviscolo e così via; il secondo stadio è il “Macro”, il livello dei virus; poi si passa è al regno delle molecole, a quello degli atomi e infine alla parte veramente interessante, il Caleidoscopio. Qui è dove – secondo la fisica – tutto quello che può succedere succede in simultanea. C’è un momento nel film in cui Ant-Man arriva a questo livello in cui accadono cose folli: a un tratto si vedono migliaia di Ant-Men, il che è un rimando al fatto che sia una realtà in cui più realtà coesistono. Dopo questo livello c’è il Vuoto, il regno del nulla. E’ qui che il regista ha voluto ambientare la parte più emotiva, quella in cui Scott sente la voce di Cassie. Peyton voleva suggerire l’idea che ci fosse la possibilità di perdersi in quel mondo, che Scott contini a restringersi all’infinito. Ed è stata una vera sfida: volevamo puntare a qualcosa di visivamente interessante ma non troppo sperimentale. Spero di aver fatto un buon lavoro.

Poche ore fa è arrivato il primo trailer di Captain America: Civil War, l’hai visto? Nel film, è cosa nota, ci sarà anche Ant-Man. Hai discusso con la Marvel in proposito per garantire coerenza in termini di resa visiva delle sue scene?

Naturalmente! Victoria Alonso, capo della divisione degli Effetti Visivi, si assicura sempre che tutto l’operato, le “trovate” e i traguardi del team vengano diffusi in tutto il settore. Abbiamo principalmente discusso delle tecniche di riprese dell’ambiente e abbiamo convenuto che la cosa migliore da fare è di non creare niente in CGI, ma di avere sempre un set reale di riferimento. Per il film di Ant-Man non c’era nulla di esclusivamente virtuale: quando vedi Scott correre in giro nei vari ambienti, tutto quello è stato creato fisicamente e poi passato al computer per dare al regista la libertà di spaziare con una cinepresa virtuale, ma il punto di partenza era un set vero creato dai nostri scenografi e illuminato dal direttore della fotografia. Lo stesso modus operandi è stato adottato sul set di Civil War.

Personalmente non vedo l’ora! Dopo due anni di lavoro senza sosta immagino che tu ti sia preso una bella pausa….

Puoi dirlo forte! Al momento mi sto godendo un po’ di relax con la mia famiglia in occasione del Ringraziamento.

E poi?

Si comincia con Thor: Ragnarok. Inizieremo a brevissimo e in tutta onestà non vedo l’ora.

 

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Ant-Man è uscito il 12 agosto 2015 in Italia. Ecco la sinossi:

Dotato della sorprendente abilità di restringersi e al contempo accrescere la sua forza, il truffatore Scott Lang deve assecondare il suo eroe interiore e aiutare il suo mentore, il Dr. Hank Pym, a proteggere il secreto che si cela dietro la sua spettacolare tuta di Ant-Man da una nuova proliferazione di minacce. Intralciati da ostacoli apparentemente insormontabili, Pym e Lang devono escogitare e mettere in atto un piano per salvare il mondo.

Nel cast del film Paul Rudd (che sarà Scott Lang, ovvero Ant-Man), Michael Douglas (che sarà il Dr. Hank Pym), Evangeline Lilly (Hope Van Dyne, figlia di Hank Pym) e Corey Stoll (Calabrone). Al loro fianco John Slattery (Howard Stark), Judy Greer, Abby Ryder Fortson, Bobby Cannavale, Michael Pena, David Dastmalchian, Wood Harris e il rapper e attore T.I. (Clifford Joseph Harris Jr.).

Cosa ne pensate? Potete dircelo nei commenti o in questo post del forum supereroi.