Uscito nel 1959, il cortometraggio Paperino nel Mondo della Matemagica è un iperbolico viaggio in un regno tanto fantastico quanto razionale, dove dalle cascate sgorgano coloratissimi numeri e nel quale i volatili appollaiati sugli alberi, anziché cinguettare, recitano le prime 15 cifre del Pi Greco. L’impostazione è quella di Alice nel Paese delle Meraviglie, con l’impaziente papero alle prese con le apparenti “assurdità” di un misterioso luogo che, semplicemente, segue delle regole ben precise. Le figure di spicco tra gli addetti ai lavori sono Wolfgang Reitherman, uno dei Nine Old Men della Disney, che nello stesso anno fu tra i registi de La Bella Addormentata nel Bosco, e Hamilton Luske, co-regista di Pinocchio nel 1940. Il corto si avvalse del contributo di un pool di talenti dentro e fuori la casa del topo, tra i quali Art Riley, John Hench e il fisico tedesco Heinz Haber. Venne abbinato al film Darby O’Gill e il Re dei Folletti di Robert Stevenson, che cinque anni dopo avrebbe diretto Mary Poppins. Fu candidato all’Oscar come Miglior Cortometraggio Documentario, perdendo contro Glass di Bert Haanstra. Tutto, nei suoi quasi 27 minuti, assume una valenza educativa ma mai eccessivamente nozionistica, costruendo passo dopo passo una vicenda intrigante e equilibrata senza rinunciare al proprio intento smaccatamente didascalico. Paperino nota subito che, nella foresta, le radici degli alberi sono quadrate (!) e si chiede in quale strano posto sia mai capitato: a venirgli incontro è la voce narrante dello Spirito d’Avventura. Apprendere, stavolta, non sarà una noiosa lezione ma una movimentata epopea.

Roba da sgobboni?

Paperino entra nel Mondo della Matemagica con un fucile da caccia, e ne esce con una testa più ordinata e priva di preconcetti, preclusioni, falsi miti e diffidenze. La sua prima convinzione limitante è che la matematica sia solo roba da sgobboni: perché faticare a stiracchiare il cervello su un esercizio apparentemente autoreferenziale? Dunque, la prima sfida dello Spirito d’Avventura è quella di mostrargli che, oltre a essere semplice, la matematica è alla base di ciò che troviamo emozionante, a cominciare dalla musica. Per estensione, Paperino siamo noi: per svelarci le virtù di un sapere sul quale aleggiano molte false convinzioni, lo Spirito d’Avventura ha innanzitutto bisogno della nostra attenzione. Catapultato nell’antica Grecia, Paperino apprende delle scoperte dei Pitagorici e riesce persino a intrattenersi con loro in una scatenata jam session dopo che Pitagora, il “capostipite di tutti gli sgobboni”, ha gettato le basi per la creazione della moderna scala musicale. Disney, poi, rappresenta gli sgobboni come tutt’altro che noiosi: si incontrano in gran segreto proprio per applicare indisturbati le loro scoperte alla musica ma, non appena Paperino interrompe la riunione tamburellando su un vaso greco, tutti sono ben felici di suonare con lui.

Paperino e i Pitagorici

Dopo essere divenuto membro onorario della società dei Pitagorici, per il papero si apre un vaso di Pandora di forme e rapporti matematici, a partire dal rettangolo aureo, le cui proporzioni erano per i greci indice di bellezza e di cui arte e natura fanno ampio uso nel dare forma alle proprie creazioni. Ancora una volta, per non eccedere nelle spiegazioni, poco dopo Paperino tenta goffamente di rientrare nelle proporzioni auree, naturalmente con scarsi risultati: “Non tutti siamo matematicamente perfetti!” specifica lo Spirito, che si affretta a mostrare al papero come numeri e formule, nella loro ricorrenza, confortano le nostre speranze di comprendere meglio il mondo che ci circonda. E anche nel gioco, le formule matematiche garantiscono stimoli e divertimento: gli scacchi, vera e propria gara matematica tra due cervelli, sono un duello nel quale gli eserciti si confrontano sulla base di strategie fondate su formule precise. Non a caso Lewis Carrol, matematico e logico oltre che scrittore, si servì di una scacchiera come ambientazione per Attraverso Lo Specchio. E ancora una volta, per amalgamare curiosità e entertainment, Paperino diviene improvvisamente un’improbabile versione di Alice, ritrovandosi al cospetto del Re e della Regina Rossa: “Dice di essere Paperino” – “Ma ciò è inaudito!”.

Paperino e la Regina Rossa

L’intero corto è progettato scientificamente come un climax ascendente. Man mano che il papero apprende applicazioni e implicazioni della matematica nel nostro mondo, il suo livello di conoscenza aumenta come quello dello spettatore, consentendo alla narrazione di salire su un livello successivo e di più ampio respiro: prova ne è che Paperino inizia il suo viaggio nel mondo greco e termina la sua avventura sfiorando il concetto di infinito nella mente umana. L’idea, per ovvie ragioni di tempo, è proprio quella di incuriosire più che di documentare, lasciando all’imprescindibile ruolo degli educatori il compito di aprire le menti del giovane pubblico. La finalità più evidente del corto è quella di voler essere, oltre che divertente, un contenitore dinamico di spunti: tutto viene brillantemente accennato con l’idea di incuriosire il pubblico senza approfondire eccessivamente forme e funzioni della matematica nel quotidiano, ma mettendo il luce i vantaggi di un sapere assolutamente pratico, concreto e facilitatore. Quando Paperino perde a Tris, la sua sconfitta deriva dalla distrazione ma anche dalla capacità del suo avversario di elaborare, dopo ogni mossa, l’algoritmo che porta progressivamente l’altro giocatore nella condizione più sfavorevole. Dal momento che i rapporti matematici non invecchiano, il corto conserva anche a distanza di 57 anni la capacità di risvegliare la curiosità di chi pensa che formule, numeri e proporzioni siano roba da sgobboni con poco senso della realtà. E, soprattutto, è ancora un invito efficace a liberarsi di un gran numero di superstizioni e luoghi comuni e a elevare la logica a primo pilastro del proprio spirito di osservazione, facendo pulizia nella mente come nel riordinare un polveroso e disordinato sgabuzzino. La foto di Paperina, naturalmente, non si tocca.

Paperino testa confusa

Quasi mezzo secolo prima che Buzz Lightyear esclamasse il mantra Verso l’infinito e oltre in Toy Story, Paperino scopriva che le porte del sapere si proiettano verso un’eternità di scoperte e di progresso che tende asintoticamente all’infinito. E non a caso, sul finale, il papero trovava molte di quelle porte ancora chiuse: “Sono chiuse perché sono le porte del futuro. Dietro quelle porte sono chiusi gli infiniti tesori del sapere. Col tempo esse si apriranno, sotto la spinta della curiosità e dello spirito indagatore delle future generazioni” spiega lo Spirito. Se oggi una frase del genere sembra fin troppo inflazionata è anche perché un gran numero di porte, dal 1959, si è effettivamente aperto. Grazie alla matematica, l’umanità ha continuato a sviluppare un sapere sia utile che divertente. Nel ’59 l’uomo non era giunto sulla luna e non conosceva i trapianti di cuore. Alcuni pionieristici videogiochi erano già stati programmati, ma solo nel 1961 verrà sviluppato Spacewar!, su un computer PDP-1 della DEC del valore di 120.000 dollari. Arpanet, una rete di computer messa in piedi dal Dipartimento di Difesa americano, nascerà nel 1969 e solo nel 1991 vedrà la luce il protocollo http, grazie al quale state leggendo queste righe. Rivediamo Paperino nel Mondo della Matemagica tra 57 anni: sarà ancora attuale.