rima del clamoroso successo di Alla Ricerca di Dory ma dopo l’uscita dell’atteso Inside Out, i Pixar Animation Studios hanno realizzato un altro film: Il Viaggio di Arlo. Passato in secondo piano dal punto di vista narrativo, il lungometraggio vanta un compartimento tecnico di prim’ordine. 
Ne abbiamo parlato alla View Conference di Torino con Sharon Calahan, Direttrice della Fotografia del film nonché artista degli studi di Everyville fin dal 1994.

Quanto è “difficile dipingere con la luce” come hai affermato di fare ne Il Viaggio di Arlo in una recente intervista?

Molto, soprattutto perché ci siamo ritrovati a realizzare un mondo molto realistico e autentico che doveva però essere in grado di accogliere personaggi simpatici e buffi. Una delle particolarità de Il Viaggio di Arlo sono proprio i contrasti. Con la luce abbiamo cercato di amalgamare questi due aspetti. La luce è stata fondamentale per questo, con il colore, le ombre e le diverse intensità. Abbiamo potuto mostrare allo spettatore come andava visto l’insieme, in modo naturale, non forzato, cercando un equilibrio.

E come possiamo chiamare questo nuovo effetto visivo? Fotorealismo?

Mmh, no, direi più Painting-Realism, un realismo dato attraverso la simulazione della pittura, dato dai dettagli che abbiamo inserito e creato grazie alla “pittura”.

Il Viaggio di Arlo ha avuto molti problemi di lavorazione: ha cambiato regista, è uscito un anno dopo… l’idea di avere questa fotografia così reale SOLO per gli ambienti (e non per i personaggi, generando questi contrasti) è sempre stata la stessa?

La vecchia versione de Il Viaggio di Arlo era completamente diversa. Gli scenari erano diversi. I personaggi erano diversi. Anche la storia e le persone che vi lavoravano erano diverse. Io non ho avuto modo di lavorare a quel film lì, per esempio. Ho deciso di contrarmi su Il Viaggio di Arlo solo nel momento in cui è stato riscritto da zero. E non poteva essere più diverso da quello che è arrivato in sala. Quindi no, non aveva questo stesso stile. È stato tutto rifatto.

Quali sono state le nuove tecnologie che nei Pixar Animation Studios avete dovuto sviluppare per arrivare a questo “Painting-Realism”?

Diciamo che questo stile è stato creato con più tecniche, riassumibili in tre grandi categorie: quelle impiegate per realizzare gli scenari, quelle usate per creare il fiume e quelle per dar vita alle atmosfere e allo stesso clima. Nel primo caso dovevamo dare l’idea di proiettare i personaggi in questi grandissimi spazi, nel secondo di realizzare un fiume che è sempre presente in tutto il film, nel terzo aggiungere qualcosa con il tempo e soprattutto le nuvole (prima ancora del vento e della pioggia). Purtroppo non avevamo tutto il tempo necessario così abbiamo usato precedenti software potenziandoli, soprattutto con regole matematiche e geometriche. Ad esempio per creare le rocce o gli alberi. Il fiume, per i problemi di tempo già detti, l’abbiamo realizzato come se fosse un puzzle in modo da poterlo sfruttare a nostro piacimento.  Per le nuvole abbiamo usato un nuovo metodo, invece, per farle interagire al massimo con il colore e realizzare le numerose sfumature possibili.

Sei stata il primo membro della American Society of Cinematographer proveniente solo dal mondo dell’animazione. Come ti sei sentita? Hai percepito delle responsabilità?

Molto onorata e sorpresa, devo essere sincera. Non me l’aspettavo!

Il Viaggio di Arlo è ormai uscito quasi un anno fa. Al momento a cosa stai lavorando?

Ah, bella domanda. Onestamente non so quali saranno i miei progetti futuri. Mi verranno fatte una serie di proposte come tornerò in America dopo questo festival quindi… ne parleremo magari durante la prossima View Conference!