Questa è la Pixar Week su BadTaste.it: in occasione dell’uscita di Cars 3 nei cinema italiani, vi proporremo le nostre interviste e i resoconti dalla visita agli studi di animazione della Pixar avvenuta ad aprile!

Durante il nostro press day alla Pixar veniamo accompagnati nel secondo palazzo che ci è concesso visitare, il Brooklyn Building, dove ci accomodiamo nella sala delle proiezioni. Qui incontriamo Dave Mullins e Dana Murray, rispettivamente regista e produttrice di LOU, il corto di 6 minuti che “aprirà” nelle sale la proiezione di Cars 3, nella sale italiane dal 14 settembre.

Breve storia senza spoiler: Il corto è ambientato nell’area ricreazione di una scuola dove J.J., bullo della situazione, si diverte a rubare i giocattoli ai compagni. A cercare di fermarlo sarà una creatura particolare, Lou, che vive e prende forma all’interno della scatola degli oggetti smarriti.

Prima di assistere alla proiezione, Murray ci tiene a parlare dell’importanza dei corti e di quanto essi rappresentino un parte della cultura della Pixar: “È un modo per testare nuove tecnologie, nuovi talenti. È come fare qualcosa di indipendente anche se all’interno di un grosso studio.”

Subito dopo, prende la parola il regista e inizia raccontandoci di come è nata l’idea di LOU, progetto che sebbene abbia proposto alla Pixar nel 2005, ha una storia con radici più lontane, tanto che lo stesso Mullins lo definisce “my student movie”. “Quando ero piccolo, a causa del lavoro di mio padre, cambiavo città molto spesso” ci racconta “e ogni volta che MI TRASFERIVO scuola ero sempre the new kid.” Premessa che serve per spiegarci non solo di come questo tipo di situazione lo rendesse bersaglio facile dei bulli della classe ma anche come quella voglia di essere invisibile che provava da bambino appena arrivato nelle nuova scuola gli abbia fatto scattare le lampadina per LOU. “Ho pensato che sarebbe stato bello avere un personaggio che si può nascondere in piena vista.”
Per quanto riguarda J.J., il bullo della scuola, Mullins aveva la idee chiare. “Volevo che il personaggio del bullo non fosse un cattivo al 100%, ma che venisse mostrato il fatto che le persone come lui in realtà cercano attenzione.”

“A livello fisico infatti ci siamo ispirati a Jonah Bobo di Crazy stupid love” aggiunge Dana Murray “che nel film è il villan ma allo stesso tempo trasmette vulnerabilità”. L’animazione di J.J. è stata presa da un personaggio di Inside Out, un compagno di classe di Riley che si vede nelle sfondo all’interno della classe. Gli altri 26 bambini sono invece stati “animati” partendo da zero, un lavoro che ha comportato un anno di produzione, coinvolgendo circa una cinquantina di persone.

Il protagonista del corto però resta LOU, che Mullins ha impiegato anni a ideare e ridefinire. Dopo uno stop di circa sei mesi a causa del grosso carico di lavoro per The Good Dinosaur (Il Viaggio di Arlo), la pre-produzione del corto riparte e LOU ha un aspetto più definito, con le palline da baseball al post degli occhi e un cappuccio rosso a incorniciargli il volto. “Mi piaceva giocare con le cuciture delle palline, perché semplicemente muovendole e girandole potevo cambiare l’espressione degli occhi”.

Mullins ci mostra il processo di evoluzione dei personaggi e della storia a livello grafico, rivelandoci di essere un perfezionista ossessionato dalla precisione e dai dettagli: “Ci sono animatori che ancora oggi imprecano se sentono pronunciare il mio nome!” ridacchia.

Alla fine della presentazione, Murray e Mullins ci salutano e ci lasciano alla visione di 42 minuti di Cars 3, una grossa fetta del film che è ancora totalmente inedito e non completamente perfetto a livello visivo, come ci viene anticipato.

Più tardi a pranzo, Dana Murray e Dave Mullins siedono al tavolo con noi e la conversazione si fa più amichevole. Ci raccontano che saranno presto in Italia e in Francia perché parteciperanno a diversi festival con LOU. “È possibile che l’idea di LOU diventi un film?” “No, lo escludo,” ci risponde Mullins, “In genere non c’è questo tipo di filosofia alla Pixar, i corti rimangono tali.” “È un po’ come quando finisci il liceo e anche se ti rimane un bel ricordo non ci torneresti mai perché vuoi andare avanti, sperimentare qualcosa di nuovo” aggiunge Jay Ward, direttore creativo di Cars 3 che nel frattempo si è seduto a tavola con noi. “E che filosofia c’è dietro ai sequel invece? Farete Inside Out 2 ad esempio?” chiediamo noi. “No, assolutamente! Nessuno ha voglia di vedere Riley da adolescente” ride Dana Murray. “Alcune storie si completano così bene, in maniera così perfetta, non solo Inside Out ma anche Up ad esempio, che non avrebbe senso cercare di portarle avanti” archivia il discorso Dave Mullins.